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10/12/2006 22.50

 

 

 

Al Presidente della Commissione Antimafia  Francesco Forgione

 

Caro Presidente,

il sito Democrazia e Legalità, giornale on line di cui sono direttore, e il sito del Cantiere, attraverso un link, gestiti da Roberta Anguillesi e Marco Ottanelli entrambi residenti a Firenze e  volontari, ha pubblicato la relazione amministrativa sull’ASL di Locri e per questo i responsabili hanno subito un’accurata  perquisizione quasi notturna dalla polizia postale su ordine del PM di Reggio Calabria, senza la presenza dell’avvocato, come pure richiedeva il PM nella sua ordinanza e sono indagati insieme a me. Inoltre sono indagati per la stessa ragione il direttore di Radio 24, di Genova Web e di Repubblica on line. L’onorevole Falomi ha anche presentato due interrogazioni al governo rimaste senza risposta.

La relazione era stata scritta dalla commissione di inchiesta Basilone nominata dal ministro Pisanu e costituisce uno spaccato esemplare della realtà di Locri e della Calabria.

Inoltre, a mio parere, costituisce un utilissimo contributo alla comprensione del delitto Fortugno. IL vice ministro Minniti ha dichiarato nella trasmissione di Santoro che la relazione bisognerebbe leggerla in tutte le scuole perché dalla lettura si può capire il rapporto tra la ndrangheta e la Calabria. Se così è, ed io sono d’accordo, non si capisce perché la relazione depositata al ministero dell’interno non viene pubblicata e chiunque l’abbia fatto è stata indagato.

Credo pertanto che la Commissione che presiede, nella quale siede l’onorevole Laganà, vedova Fortugno, che giustamente chiede di fare luce sui rapporti politica-ndrangheta e affari, potrebbe occuparsene proficuamente e dare un contributo alla Calabria e all’accertamento della verità sul delitto Fortugno e sugli altri che sono rimasti impuniti.

Se la commissione decide di farlo, considerami a disposizione.

 

                                              Cordiali saluti- Elio Veltri


 

 Al Presidente della Commissione Antimafia  Francesco Forgione

 

Caro Presidente,

ti scrivo per sottoporre all’attenzione tua e della Commissione due questioni decisive per la lotta alla mafia:

1)     Il numero degli affiliati alle cosche;

2)     IL numero e il valore dei beni della criminalità organizzata

 

Sul primo punto faccio presente che i media parlano sempre di 10-15 mila affiliati alle quattro organizzazioni stabili nel mezzogiorno.

Invece la DIA e l’ex Presidente Centaro hanno riportato dati tali che sulla base del rapporto abitanti-affiliati nelle quattro regioni questi ultimi sarebbero un milione e ottocentomila. Si tratta di numeri contenuti nella relazione Centaro del 2003 e pubblicati dal settimanale economico Mondatori Economy.

Di fronte a tale divario, che imporrebbe strumenti e iniziative completamente diversi di contrasto, il silenzio è stato sempre totale.

Io credo che l’accertamento dei numeri sarebbe obbligatorio per le conseguenze che dati tanto diversi comportano.

Riguardo alla stima del valore dei beni consolidati, fonti diverse, che posso citare,  dicono che il loro valore è di 1000 miliardi di euro. Una somma enorme con la quale la criminalità è in grado di condizionare la vita di interi territori del paese e non solo del Sud e di corrompere e comprare molte persone.

Se le cose stanno così bisogna dire che la legge sul sequestro e la confisca dei beni non funziona affatto e che andrebbe riformata invertendo l’onere della prova come suggeriva negli anni 90 la commissione ministeriale Fiandaca, le cui proposte sono sparite dalla circolazione e prevedendone la vendita

 

                                     Cordiali Saluti- Elio Veltri

 

 

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line