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Achille Occhetto, una storia che
c'è
di Elio Veltri
L' Occhetto sparito o l'Occhetto punito, potrebbe essere il commento alla notizia
pubblicata da l'Unità e dal Corriere, riguardante la rimozione di Achille
Occhetto dalla storia del Pci-Pds-Ds, secondo la libera interpretazione
della mostra della festa dell'Unità di Genova. Poi, leggendo l'articolo, la
prima reazione è di meraviglia e sorpresa. L'operazione, infatti, sembra
troppo sciatta per essere vera. E mi chiedo come mai un partito come i
democratici di sinistra che non sono certo sprovveduti, l'abbia lasciata
nelle mani dei curatori della mostra, ben sapendo che il fatto avrebbe
sollevato curiosità e polemiche, anche malevole. Questi sono metodi che
appartengono al passato e che nemmeno il vecchio Pci, in pieno stalinismo,
ha mai utilizzato. Erano i partiti stalinisti, impregnati di quella cultura
fino al collo, che facevano sparire dalle mostre, dagli album di famiglia e
dai libri di storia, di volta in volta, i "revisionisti" di destra
e di sinistra, gli "avventuristi", in una parola, i perdenti.
Erano i Partiti, con la P
maiuscola, che di volta in volta si facevano Stato e Chiesa e promuovevano,
punivano, riabilitavano, assolvevano. Ma cosa c'entra con tutto questo il
partito dei democratici di sinistra? L'attuale Ds è organizzato in
correnti, come lo erano sempre stati i partiti socialisti. È laico,
democratico e fa parte integrante dell'Internazionale socialista. E allora
come si spiega la rimozione di Occhetto? La versione degli organizzatori
della mostra non convince. Togliatti e Berlinguer, viene detto, hanno
grande spazio perché leader storici. Occhetto è diventato un puntino,
perché non lo è. E la Bolognina? E la "svolta"? E il cambio del nome?
Le commozioni, le lacrime, le sofferenze dello strappo e quella sorta di
psicodramma collettivo, di centinaia di migliaia di militanti, che avevano
fatto la storia del movimento operaio e avevano partecipato alla storia del
paese? Non era stato forse spiegato all'irriducibile Armando Cossutta, il
quale non voleva saperne, che la "svolta" era necessaria per salvare
l'eredità del vecchio Pci e che quello era l'unico modo per riuscirci,
altrimenti il crollo del Muro, avrebbe trascinato con sé, storia,
politica e organizzazione del Pci? Quella decisione tanto lacerante, non entrava
forse, a giusto titolo, tra i passaggi storici del partito? La "scelta
di Occhetto" - drammatica e decisiva - è stata sempre difesa dal gruppo
dirigente che da allora guida il partito e nessuno l'ha mai messa in discussione.
Anzi, ha costituito una sorta di medaglia per accedere ai piani alti della
dirigenza. Se così stanno le cose non posso che esprimere un rammarico
augurandomi che Fassino, nel modo più giusto, risolva un problema, che c'è.
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