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Periodico on line registrato presso tribunale di Firenze n°5375

Intervista a Leoluca Orlando, ex sindaco di Palermo, fondatore de La Rete, simbolo della “primavera palermitana”, oggi deputato all’Assemblea Regionale Siciliana nelle file della Margherita.

Di Francesca Maurri

 

D-On. Orlando, dopo l’omicidio del vice presidente della Regione, Francesco Fortugno, oggi a Locri scendono in piazza ragazzi giovanissimi per contestare l’ndrangheta. L’impressione è che alcuni politici ed alcuni rappresentanti delle istituzioni cavalchino quest’onda con la retorica e non con i fatti. Può nascere da questi presupposti una cultura antimafia? Perché è importante per la lotta a Cosa Nostra avere una solida cultura antimafia?

 R- Le mafie sono sistemi di potere che usano e pervertono sistemi di valori, usano e pervertono segni e valori culturali di un popolo per dare fondamento (e ottenere  consenso sociale) ad attività criminali. Contro tutte le mafie, contro tutti i fenomeni che io definisco di “criminalità identitaria”, l'apparato di polizia e quello giudiziario sono necessari ma non sufficienti. Occorre che la società civile (associazioni e scuole, imprenditori e uomini di chiesa, giornalisti e organizzazioni sociali) si riappropri dei propri valori culturali e, derubata della propria identità, faccia dell'orgoglio identitario (in Calabria come in Sicilia, in Russia come in Germania...) la leva potente per smascherare i mafiosi (quelli calabresi come quelli siciliani...).  La cultura antimafia è cultura tout-court di un popolo, la coscienza cioè della propria identità, di una identità rispettosa dei diritti umani (vita, libertà, sviluppo...) contro ogni utilizzo perverso della cultura stessa.

 D-Dopo il grande rivoluzionario movimento nato e cresciuto a Palermo (ad iniziare dal pool antimafia, dai familiari delle vittime che per la prima volta si costituivano parte civile nei processi contro i mafiosi, al maxi processo, dall’elezione di Leoluca Orlando a sindaco, dal movimento studentesco della Pantera, dalla Rete, dai lenzuoli bianchi appesi alle finestre alla gente per strada, numerosa e decisa, dopo le stragi di Falcone e Borsellino), con l’arresto di Salvatore Riina e la chiusura del processo a Giuio Andreotti sembra non solo che si sia chiusa una stagione, ma che ci sia stata una vera e propria restaurazione. In Campania c’è Antonio Bassolino, in Puglia Niki Vendola, rispetto alle altre regioni del Sud, la Sicilia pare incapace di esprimere politici di qualche spessore o, almeno dignitosi, a parte rarissimi casi. Condivide quest’analisi?

 R- La mafia come sistema si fonda sul consenso sociale e troppo spesso politici pur non ritualmente mafiosi hanno paura di perdere consenso e finiscono, con la propria paura, col diventare espressione di una indifferenza, di una rassegnazione e, in definitiva, di alleanza con la mafia. E' necessario oggi, come era necessario ieri, che sempre più numerosi i politici si facciano voce e trasformino in progetto di sviluppo l'indignazione dei cittadini,cominciando col dire chiaramente ai mafiosi “noi i vostri voti non li vogliamo”.

D-Se quel movimento palermitano, che poi si estese a tutta Italia, non ha retto, come possono incidere i ragazzi di Locri?

 R- Il movimento palermitano esiste ancora, ha retto e si è diffuso, è divenuto un modello di contrasto al crimine per tutto il mondo.E' la politica che non è stata e non è adeguata alle tensioni etiche e democratiche di quel movimento. E' dalla politica che occorre ripartire, è nella politica che occorre sconfiggere logiche di palude, occorre fare chiarezza, far scoppiare le contraddizioni, dare sponda a cittadini e organizzazioni.

D- Lei  ha detto che Rita Borsellino e Latteri esprimono due culture opposte. È una dichiarazione che non lascia dubbi. Per tutta risposta, Orlando è stato cacciato dalla direzione nazionale della Margherita. Perché?

R- Rita Borsellino è espressione della esigenza forte di etica nella politica e nella economia per un progetto di sviluppo che sono radicalmente alternativi alla cultura dell'illegalità espressa dai governi nazionale e regionale e che alimentano corruzione e mafia. La candidatura di Rita Borsellino, come altre che esprimessero la stessa alternativa radicale, avrebbero faticato ad essere espresse da giochi partitocratici; anche in queste primarie vere e libere sono strumenti essenziali di selezione al meglio di candidati. La mia espulsione dalla Direzione nazionale della Margherita da parte di Francesco Rutelli non è soltanto un atto di arroganza; è anche la conferma della difficoltà di far passare negli apparati di partito il rispetto delle realtà locali e di primarie vere e libere che non sono compatibili con una arcaica disciplina di partito. In un sistema bipolare multipartitico che fa ricorso alle primarie, non vi può infatti essere disciplina di partito; ad essa si sostituisce infatti il vincolo di coalizione nei riguardi del candidato espresso dai cittadini e dalle cittadine a seguito delle primarie.

per commenti, osservazioni, precisazioni scrivi francesca@

 

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line