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Ultimo aggiornamento
Lunedì, 1 Marzo, 2010 21:07 
 
 
 
 
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Mills e la prescrizione
 
di Gabriele Pazzaglia
 

David Mills, dopo la condanna in primo grado e quella in appello (entrambe a 4 anni e mezzo) per corruzione in atti giudiziari, è stato prosciolto (non assolto) per prescrizione dalla Cassazione.
I fatti sono chiari: Mills fu chiamato a testimoniare su due processi a carico di Berlusconi, quello delle tangenti alla Guardia di Finanza e quello di finanziamento illecito al PSI craxiano. Benché gli fosse stato stato espressamente chiesto, Mills omise di riferire che alcune società delle Isole del Canale erano di proprietà di Berlusconi. Insomma, per i giudici di primo e secondo grado, se Mills avesse detto tutto quello che sapeva, come era suo dovere fare, in quanto testimone, la responsabilità penale di Berlusconi sarebbe stata accertata.


Ieri, ultimo atto in Cassazione: reato prescritto. Che cosa è la prescrizione? È l'estinzione del reato: cioè dopo un certo tempo dalla commissione del reato non si può più condannare il soggetto che l'ha compiuto. La regola ha una sua logica: se uno ha rubato mille lire nel 1950 non è utile spendere soldi per fargli un processo nel 2000 né è giusto perché la persona che ha rubato, in cinquanta anni, può essere cambiata ed avere una vita completamente diversa. È una norma di civiltà, e scatta prima o dopo in relazione alla gravità del fatto commesso. Il problema è che la regola non è solo questa. In Italia infatti, i tempi della prescrizione continuano a decorrere fino alla sentenza irrevocabile (cioè quella di Cassazione). Non viene interrotta dal processo. Nei paesi stranieri vi sono vari metodi per interrompere la prescrizione (cioè far ripartire da zero il tempo necessario a prescrivere) o addirittura a sospenderla. I sistemi variano a seconda del paese e, in questi, a seconda del reato, ma è impensabile che per reati gravi lo Stato rinunci a giudicare, e a punire un colpevole acclarato.


Il nostro sistema processuale sembra un cane che si morde la coda: infatti la prescrizione di un reato è il sintomo di un'inefficienza (non si fa in tempo, a causa di tutte le lungaggini, a fare il processo entro un certo numero di anni e quindi, decorso il tempo, si manda tutto a tarallucci e vino) ma la stessa prescrizione è anche causa di quella inefficienza: infatti se un imputato sa che è indifferente, per le conseguenze che pagherà, che il processo finisca ora o tra 10 anni non ha alcun interesse a rallentarlo, perché così facendo prolunga solo la parcella dell'avvocato. Se invece, come da noi, aumentare artificiosamente la durata del processo può salvare dalla galera per questa mannaia che è la prescrizione, l'imputato stesso (soprattutto quando sa di avere poche probabilità di essere assolto) farà di tutto per prolungare il processo. La prescrizione è un'istigazione a tirare per le lunghe il processo con una ricaduta a cascata su tutta la macchina giudiziaria. Inefficienza che genera inefficienza.


Una legge di normale civiltà sarebbe la modifica dell'articoli 159 e 160 del codice penale (quelli che regolano la sospensione e l'interruzione del corso della prescrizione) imponendo che la prescrizione smetta di decorrere, ad esempio, con il rinvio a giudizio. Questo provocherebbe un inevitabile velocizzare il dibattimento, per i concomitanti interessi di accusa, difesa, imputato e parti lese, tutti tesi a giungere alla conclusione il più presto possibile. Arrivare alla sentenza di terzo grado e, dopo due condanne, dire che il reato è prescritto significa che, triste dirlo, l'unica funzione di quel processo è stata di redistribuire il profitto del crimine tra il delinquente e l'avvocato difensore.


Ricordo che l'anno passato vidi una puntata di Porta a Porta nella quale il Ministro della Giustizia parlava con indignazione del problema della prescrizione e del suo effetto ghigliottina su migliaia di processi in Italia: invece di indignarsi nei salotti televisivi, un Governo serio si dovrebbe assumere la responsabilità politica, magari fino al punto di adottare un Decreto legge (come tale immediatamente esecutivo) e modificare questa regola penale assurda e fonte di ingiustizia. Invece, come è avvenuto nei giorni scorsi, si millantano provvedimenti anti-corruzione e si grida che i corrotti devono essere fuori dalle liste delle regionali: a parte che il miglior provvedimento anti-corruzione sarebbe creare un sistema generale che renda se non impossibile, almeno rischioso rubare, e che renda “conveniente” denunciare le tangenti della quali si viene a conoscenza (invece di fare quadrato attorno al politico accusato anche davanti a prove schiaccianti) mi stupisce, poi, che qualcuno prenda sul serio questi proclami quando chi li fa è quello stesso Presidente del Consiglio che è imputato proprio di quella corruzione del testimone Mills, che è stata dichiarata prescritta anche e sopratutto grazie ad una legge, la 251/2005, voluta e votata dalla maggioranza di centrodestra del Parlamento, che ha ridotto i termini di prescrizione per questo genere di reati, da 15 a 10 anni.

Morale della favola: il rispetto della legge, in questo paese, è facoltativo.