<%@LANGUAGE="VBSCRIPT" CODEPAGE="1252"%> Una rete di sostegno per le donne vittime di violenza.
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I dati sono trattati a norma di legge.

 

 

 

 
L’irrazionale fobia dello straniero e l’isolamento reale delle donne tra le mura domestiche e nei luoghi di lavoro
 

Premesso che il reato di stupro è un delitto ignobile, perverso e spregevole in quanto viene violata la donna nella sua essenza e nella sua umanità, non mi riesce di comprendere il diverso atteggiamento riservato ad un criminale stupratore italiano rispetto agli stranieri che si sono macchiati dell’identico abominevole delitto. I dati del Viminale e dell’Istat si commentano da soli: oltre 7 milioni di donne hanno subito violenza, fisica, psicologica o sessuale e nel 69 % dei casi sono i partner a esercitare violenza su di loro. La maggior parte delle donne non trova il coraggio di denunciare il suo aguzzino(96% nel caso di un non partner e 93% nel caso del proprio partner). E questo perché, consapevole dell’impunità riservata teme per la sua incolumità. Quale donna troverebbe il coraggio di denunciare il suo violentatore che vive in casa con lei per poi subire le ripercussioni del suo atto fino a quando la giustizia farà, sempre che lo faccia, il suo corso?

In questi giorni è stato possibile verificare come la giustizia non sia uguale per tutti, come e quanto conti essere italiano. Una bestia italiana che stupra una donna indifesa può pentirsi e ottenere i domiciliari, un animale, non di stirpe italica, reo dello stesso brutale delitto è giusto e condiviso dall’opinione pubblica che marcisca in galera. Due trattamenti giudiziari differenti in un paese dove non è tanto la violenza sulla donna e la vittima in quanto tale a creare risonanza e solidarietà ma il nemico straniero in terra italiana. Il panettiere italiano che ha stuprato quella ragazza all’Amore Festival nella notte di capodanno a Roma non potrà mai diventare un capro espiatorio e la sua azione non servirà ad essere stigmatizzata per fini elettorali. Come avrebbe potuto Alemanno costruire una campagna elettorale su uno stupratore italiano appartenente alla classe media? Come sarebbe stato possibile costruire la paura mediatica e creare mostri se si fosse portato all’attenzione degli elettori che le donne vittime di violenza sono molte di più di quelle rimaste vittima di stupro da parte di estranei e stranieri? Come avrebbero vinto le elezioni gli imprenditori della paura se non ci fosse stata la fomentazione continua di stereotipi razzisti ?

Come sempre più spesso accade di fronte a crimini gravi si reagisce di pancia. All’istinto animale del criminale si risponde istericamente con politiche emergenziali, dettate dalla volontà di strumentalizzare la paura e creare un clima d’odio nei confronti di tutto ciò che appare culturalmente alternativo. Sarebbe più ragionevole favorire l’emersione di quei troppi casi di donne vittime della violenza infra-domestica aumentando le garanzie per tutte quelle che abbandonano la paura e denunciano i propri aguzzini. Le donne violate devono avere maggiori garanzie di giustizia: un giusto e corretto processo e la sicurezza che il loro violentatore riposi in una fredda prigione, e li intraprenda un percorso di riabilitazione. Si preferisce celare il clima culturale e sociale che legittima la subalternità della figura femminile rispetto all’uomo. Ora come serva ora come oggetto sessuale privato o mediatico. L’idea del marito padrone del destino della donna è ancora fin troppo viva. E su questo punto che la politica e la società dovrebbero concentrarsi e agire con il massimo degli sforzi. Comprendere le cause della violenza subita giornalmente dalle donne comporta uno sforzo maggiore che la repressione compulsiva. Ma nella società dell’apparenza e dello spettacolo non si mira a curare in profondità il bubbone, qualunque esso sia, ci si limita ad accanirsi su ciò che emerge. Ciò che sta sotto, ciò che è subdolo non fa clamore e viene dimenticato. Un omertà indifferenziata da parte della politica che approfitta delle disgrazie per accumulare consensi.

Sarebbe sufficiente soffermarsi su una domanda: Chissà cosa pensano le donne che quotidianamente subiscono violenze tra le mura domestiche dai propri partner nell’ascoltare l’esasperazione mediatica di uno stupro agito da uno straniero.Rari avvenimenti che terrorizzano l’opinione pubblica, scatenano i politici in bagarre irrazionali e portano i fascisti per le strade reclamando il loro superiore senso di fierezza nel sentirsi italiani. Gli stessi fascisti che, dopo aver manifestato contro i rumeni e gli albanesi, magari tornano a casa e picchiano la ragazza o la moglie forti della loro superiorità maschile. Si chiederanno forse, quelle donne stuprate quotidianamente nello spirito e nel corpo, se esistono vittime di serie a e di serie b?

Dati Istat: leggi

 
 
Modena: Una rete di sostegno per le donne vittime di violenza.
 
di Giovanni Tizian
 

In occasione della “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” la Prefettura e la Provincia di Modena ha riunito i diversi soggetti istituzionali e associativi per effettuare un consuntivo dei risultati ottenuti e delle azioni intraprese successivamente all’approvazione, nel 2007, del protocollo d’intesa sul contrasto alla violenza nei confronti delle donne.

Al protocollo hanno aderito la Prefettura di Modena, la Provincia, le Forze dell’Ordine, l’Asl, il Comune di Modena, alcuni comuni della Provincia e le associazioni “Gruppo Donne e Giustizia” e “Casa delle Donne contro la violenza”.

Obiettivi del protocollo sono il monitoraggio del fenomeno e la sua prevenzione, la formazione degli operatori medici, sociali e delle forze dell’ordine al fine di facilitare l’emersione delle violenze “sommerse”, non denunciate, e il supporto alle vittime della violenza in tutte le fasi successive alla violenza subita.

In Italia Modena è la prima ad aver messo in rete le diverse realtà pubbliche e del terzo settore sul tema del contrasto e della prevenzione della violenza sulle donne. In questo senso costituisce un territorio di sperimentazione che potrà essere esportato in altre realtà del Paese.

Secondo i dati Istat su tutto il territorio nazionale le donne che hanno subito violenza sono quasi 7 milioni.

Solo a Modena, nel 2008, le denunce sono più di mille, a questo dato mancano all’appello le violenze domestiche non denunciate che costituiscono una grossa emergenza sociale. Infatti i dati Istat dicono che in Italia il 94%delle donne non denuncia il violentatore che nella maggioranza dei casi risulta essere il partner o l’ex partner.

Per violenza sulle donne non si devono intendere solamente le lesioni o lo stupro, maggiormente temuti dall’immaginario collettivo, ma pure la violenza psicologica, perpetrata attraverso minacce, ingiurie e stalking. Lo stalking è la persecuzione mediante lettere, appostamenti e intrusioni nella vita della vittima. Solitamente l’autore di stalking è un conoscente della vittima, un suo ex partner o semplicemente un suo infatuato che si sente respinto. Lo stalking rappresenta un fenomeno nuovo, oggetto di una normativa specifica approvata nel 2006 dal governo Prodi.

Per tutti questi casi di vessazioni nei confronti del genere femminile esistono sul territorio modenese diverse associazioni dedite al sostegno delle donne straniere e italiane in condizioni di disagio che sono state violate nella loro dignità, autostima e integrità fisica e psicologica.

Il “Gruppo Donne e Giustizia” di Modena rappresenta un luogo che fin dal 1982 risponde ai disagi della donne vittime dei soprusi intrafamiliari ed extrafamiliari. Nel corso dei ventisei anni di attività sono quasi 5 mila le donne che si sono rivolte al Gruppo e 481 quelle che l’hanno contattato nel corso del 2006. L’associazione “Casa delle Donne contro la Violenza”è un'altra realtà molto attiva sul territorio che ha tra le sue principali funzioni quello di accogliere le donne con minori a carico decise a uscire dalla spirale della violenza domestica e dalla prostituzione. Le associazioni sottolineano il fatto che il maltrattamento psicologico è il più diffuso e che solo il 2% delle violenze è perpetrato al di fuori dell’ambiente familiare. Inoltre dall’ Arma dei carabinieri fanno sapere che gli interventi per liti familiari sono circa tre al giorno.“ La violenza sulle donne- spiega la presidente della Casa delle Donne- è una violenza di genere in cui i rapporti di forza vengono a galla. Sono gli uomini a doversi mettere in discussione”.

 

Denunce presentate nel 2008 relative a violenze esercitate sulle donne nella città di Modena

Lesioni dolose245

Percosse96

Minacce336

Ingiurie299

Violenze sessuali37

Totale1013

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