I problemi di Forza Italia sono molteplici. Anzitutto la leadership all’interno della CdL messa in forse dagli ultimi sondaggi che vedono Fini precedere Berlusconi con un 74,1% contro un 73,6.
In secondo luogo la necessità di ricandidare alle eventuali elezioni anticipate buona parte dei personaggi che attualmente siedono alla Camera e al Senato. Per questi personaggi, nel caso non venissero rieletti – ma ove si mantenesse l’attuale legge elettorale, il porcellum, verrebbero senz’altro rieletti – potrebbero anche aprirsi i cancelli delle patrie galere o dei servizi sociali alternativi. Marcello Dell’Utri, per esempio, già condannato nel 1999 – sentenza passata in giudicato – per frode fiscale e false fatture ad una pena di 2 anni e 3 mesi di reclusione, rieletto al Senato il 9 aprile del 2006, ha sul groppone un’ulteriore condanna in primo grado a nove anni di reclusione comminatagli nel 2005 per concorso esterno in associazione mafiosa. Se la sentenza venisse confermata in Appello e dalla Cassazione la sua sorte sarebbe segnata.
È allora chiaro come una nuova legge elettorale che bandisse dal Parlamento i cittadini condannati con sentenza passata in giudicato non possa essere vista di buon occhio né dal Cavaliere né dai suoi sodali. Come potrebbe, il Cavaliere, lasciare fuori lista un personaggio come Dell’Utri che è stato uno dei fondatori dei “circoli azzurri” e quindi di Forza Italia, un “caro amico” che gli ha fatto da consigliere, da segretario, da utile suggeritore e da regista delle sue strategie politiche e partitiche?
Insomma, fra la preoccupazione di perdere la leadership della CdL e la necessità ineludibile di riproporre i parlamentari oggi indagati o già condannati, Berlusconi ha seri motivi per tornare in campo urlante e adirato. E lo fa alla sua maniera: attaccando pretestuosamente la magistratura nella strenua difesa di individui come Dell’Utri e Vittorio Mangano, ed esprimendo un irreversibile no a qualsiasi nuova legge elettorale che possa essere varata nell’attuale legislatura.
E si badi bene che non è un no al disegno-Veltroni, poiché oggi come oggi il Cavaliere direbbe no anche alla più perfetta legge elettorale.
Da considerarsi poi che gli insulti ai magistrati fautori di “una giustizia giacobina” ben si coniugano con la difesa di Dell’Utri e Mangano. Dell’Utri e Mangano sono dei gran signori, ma disgraziatamente incappati in giudici giacobini. Su Mangano, Berlusconi è stato esplicito: lo stalliere di Arcore “non è stato mai condannato per mafia”.
Dinanzi a questa inequivocabile dichiarazione, preoccupati di aver smarrito senno e memoria, siamo andati a visitare il profilo di Vittorio Mangano sia su alcuni siti Web sia sull’ottimo libro I complici di Gomez e Abbate. Abbiamo così potuto leggere:
“Vittorio Mangano (Palermo, 18 agosto 1940 – Palermo, 23 luglio 2000) è stato un criminale italiano legato a Cosa Nostra, conosciuto - attraverso le cronache giornalistiche che hanno seguito gli iter processuali che lo hanno visto coinvolto - con il soprannome di lo stalliere di Arcore.
― Fu indicato al maxiprocesso di Palermo sia da Tommaso Buscetta che da Totò Contorno, come uomo d'onore appartenente a Cosa Nostra, della famiglia di Pippo Calò, il capo della famiglia di Porta Nuova (della quale aveva fatto parte lo stesso Buscetta).
― Fu stalliere (con funzioni di amministratore) nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi, nella quale visse tra il 1973 e il 1975. Era stato proposto per quell'incarico da Marcello Dell'Utri.
― Il nome di Mangano viene citato dal Procuratore della Repubblica Paolo Borsellino nella sua ultima intervista, rilasciata il 19 maggio1992 (ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi), riguardante i rapporti tra mafia, affari e politica, due mesi prima di essere ucciso nell'agguato di via d'Amelio. Borsellino affermò nell'intervista che Mangano era "uno di quei personaggi che ecco erano i ponti, le teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord Italia".
― Il 19 luglio2000 Mangano fu condannato all'ergastolo per il duplice omicidio di Giuseppe Pecoraro e Giovambattista Romano, quest'ultimo vittima della "lupara bianca" nel gennaiodel 1995. Di questo secondo omicidio Mangano sarebbe stato l'esecutore materiale. Verrà inoltre sospettato diaver rapito il principe Luigi D'Angerio dopo una cena alla villa di Silvio Berlusconi, il 7 dicembre1974.
― Il pentito Salvatore Cancemi divulgò la notizia che la compagnia Fininvest di Berlusconi, attraverso Marcello Dell'Utri e Mangano, pagò a Cosa Nostra 200 milioni di lire (100.000 euro) annualmente e in base agli accordi presi con Cancemi, in cambio di una legislazione che avrebbe favorito Cosa Nostra, in particolare l'articolo 41 bis che regolamenta le prigioni. I riceventi favori monetari promisero che Cosa Nostra avrebbe supportato il partito Forza Italia di Berlusconi in cambio di favori politici.
― Mangano, malato di tumore, morì pochi giorni dopo la sentenza, il 23 luglio2000, in carcere, dov'era già da cinque anni per reati per cui era stato precedentemente condannato (traffico di stupefacenti, estorsione).”
Orbene, questo è il profilo del personaggio che “non fu mai condannato per mafia”. Questo il personaggio difeso da Berlusconi a Montecatini dove durante il suo intervento ha pressoché costantemente tenuto Marcello Dell’Utri sottobraccio. Dell’Utri e Mangano le cui vicende, come si apprende dalle cronache giudiziarie, si sono spesso intersecate andando talvolta a collimare.
Appaiono allora del tutto chiari i motivi della fretta con la quale il Cavaliere vorrebbe che gli italiani si recassero alle urne. E con l’attuale legge elettorale che attribuisce alle segreterie dei partiti la scelta dei candidati estraniando del tutto la volontà dei cittadini.
Il tempo non gioca infatti a favore di Berlusconi. Fini a destra, dopo averlo incalzato, lo ha superato nei sondaggi, Veltroni lo ha sopravanzato nelle simpatie dell’elettorato, e alcuni suoi uomini di punta, che sarebbe impossibile riproporre ove venisse varata una nuova legge elettorale che escludesse i condannati, devono necessariamente essere rieletti.
E allora ecco le parole in libertà alle quali il Cavaliere ci ha abituati, parole in libertà che, pronunciate con indecente disinvoltura (come si può affermare che Mangano non sia mai stati condannato per mafia e che Dell’Utri sia vittima di una giustizia giacobina?), vengono spesso recepite senza la benché minima analisi critica che possa condurre ad uno straccio di verità.
È evidente che Berlusconi punta sulla corta memoria e sull’acquiescenza del cittadino. Quando decise di “scendere in campo” si propose alle platee come uomo nuovo e fu creduto. Me era tutt’altro che un uomo nuovo. Il tenace e non disinteressato impegno della classe politica di allora – Bettino Craxi in testa –, già negli anni 80 aveva infatti varato delle leggi ad personam che garantivano alla Fininvest non solo la trasmissione del palinsesto in contemporanea sull’intero territorio nazionale, ma altresì il mantenimento di tutte e tre le reti televisive. Berlusconi, quindi, aveva bene le mani in pasta nella politica della quale si giovava abilmente avendone capito trucchi e magagne.
Ma si presentò come uomo nuovo e milioni di cittadini gli credettero e lo votarono.
La colpa di quel che accadde poi è quindi anche nostra che leggiamo poco e quel che leggiamo dimentichiamo con facilità. Ha ragione Gherardo Colombo, una delle menti più lucide di Mani Pulite, quando ci attribuisce “il vizio della memoria” che si concretizza nell’incapacità di capire appieno quel che accade oggi perché ci si è dimenticati degli accadimenti strettamente correlati di ieri. Ci manca – scrive Colombo – quel filo che collega passato e presente e che, unico tramite, può consentirci la corretta interpretazione degli accadimenti.
E allora, proprio perché ben consapevole del nostro vizio della memoria, il Cavaliere insiste nella mistificazione più spudorata, stravolgendo i fatti per forzarli alle personali esigenze.
Se mai il lettore avesse bisogno di una recente comprova basterà che pensi all’editto bulgaro col quale sono stati cacciati dalla RAI Biagi, Santoro e Luttazzi. Berlusconi ha dichiarato, nello stesso giorno in cui Biagi è morto, di non aver mai pronunciato quel vergognoso editto che ci ha resi contigui alle repubbliche delle banane dove il dittatorello di turno personalizza il concetto di democrazia secondo le proprie impellenze. Ed era del tutto inutile che nello stesso giorno, alcune reti – RAI3 segnatamente – mandassero più volte in onda il replay dell’intervento di Sofia.
Egualmente Berlusconi afferma di non aver mai parlato di spallata al governo-Prodi. Forse è vero. Lui, il termine spallata, forse non ha mai usato, ma per certo ha rilasciato dichiarazioni che esprimevano lo stesso identico concetto.
Il problema diviene allora puramente semantico. Posso sempre dichiarare che quello è un non vivo così da poter affermare che la parola morto io non l’ho mai pronunciata. |