Lunedì, 01 Febbraio 2021 14:36

La Democrazia Sostanziale - la sanità in Calabria

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Si fanno tante belle parole sulla democrazia; a noi piace la Democrazia Sostanziale. Esordisce così Paolo Palma, presidente dell’associazione Dossetti di Cosenza in occasione dell’evento on line per presentare una proposta sulla Sanità in Calabria tenuto in data 29/01/2021 al quale sono stato invitato a partecipare. Parto da quest’affermazione per esprimermi e per dare un contributo alla discussione. <>. Una pregiata iniziativa durante la quale il dott. Mario Bozzo ha esposto il progetto suscitando in me molto interesse; poiché da tempo (spero al pari di altri) sostengo posizioni simili. Riutilizzare cioè le strutture sanitarie esistenti, disseminate per tutto il territorio, al fine di rilanciare le prestazioni sanitarie in Calabria ormai arrivate a livelli minimi indicibili che tutti conosciamo. Quelle stesse strutture sanitarie che nel corso degli anni sono state ridotte e/o dismesse a causa di politiche indegne che miravano al risparmio piuttosto che ad assicurare quei diritti che l’art. 32 della Costituzione sancisce a favore dei cittadini.

Le politiche di risparmio non hanno dato i risultati preventivati sperati; cioè quelli liberisti di mettere in concorrenza il privato col pubblico. La spesa pubblica sanitaria infatti non è diminuita ma aumentata e il miglioramento delle prestazioni non c’è stato. Esse sono invece qualitativamente calate in modo sensibile. Questo si è verificato proprio a causa anche e soprattutto del venir meno di quei presidi sanitari causando lo spostamento della domanda di servizi di assistenza sanitaria verso il privato, e come è stato fatto osservare nel corso dei lavori, fuori dalla nostra regione, verso strutture pubbliche e private. Il progetto presentato quindi è meritevole e va sostenuto. Si può anche integrare ma è un buon punto di partenza necessario al fine di garantire quei Livelli Essenziali di Assistenza di cui tutti i calabresi hanno grande bisogno, da troppo tempo bistrattati. Non è facile realizzare la proposta. Il percorso è difficile ed impervio. Difficile in termini organizzativi, quasi impossibile inoltre, com’è stato osservato, anche in termini finanziari di cui s’avverte grande carenza. Si aggiunga che la Sanità Calabrese è commissariata dal 2007 (OPCM n. 3635/2007) ed è soggetta ad un piano di rientro molto impegnativo che non si riesce ad onorare anzi nel tempo la situazione peggiora. A tale proposito il Dott. Gioffrè ha fatto osservare che se non si conosce quale sia l’entità del debito calabrese difficilmente si riesce a realizzare una programmazione finanziaria adeguata. Le perplessità in merito sono legittime e non sottovalutabili. Sui sentieri impervi da percorrere c’è un capitolo a parte da aprire; la politica e i politici calabresi che finora hanno governato la Calabria hanno reso poco percorribile il risanamento dimostrando poche capacità e totale assenza di responsabilità per risolvere questo annoso problema. Alle criticità emerse durante il dibattito, molto articolato, ne aggiungo una che mi è stata in qualche modo stimolata dall’affermazione che è stata fatta dal presidente dell’associazione Paolo Palma e che ho annunciato all’inizio: la Democrazia sostanziale. Sostenere che la democrazia sostanziale è una criticità può sembrare una contraddizione in termini. Ma non lo è se si assume la giusta angolazione che è quella ambiziosa di raggiungerla come obiettivo, atteso che il cittadino sull’argomento non ha parola. Non ha cioè alcun esercizio di influenza. Le ASP sono infatti governate da direttori sanitari, peggio per la Calabria essendo commissariata, burocrati e dirigenti che spesso non pagano mai il conto delle loro eventuali inefficienze. Il cittadino non ha alcun controllo né ex ante né ex post sulla gestione della sanità. Se si confronta il controllo del cittadino sugli atti dei comuni e sul giudizio dei beni e servizi offerti dai comuni, anche attraverso i consiglieri comunali, la sanità non rege il confronto sul piano democratico. Sulla gestione della sanità il cittadino non ha alcun controllo. La Regione appare al cittadino lontano mille miglia sull’operato sanitario. Egli subisce scelte fatte dai burocrati che sfuggono alla portata della comune discussione partecipata, finendo spesso in sfogo da bar senza alcun riscontro fattuale sul piano del riscontro democratico sostanziale; spesso subisce file e disservizi, se non addirittura sventure inenarrabili. La sanità quindi ci appare tanto lontana, nel controllo e nell’intervento del cittadino, quanto vicina quando capita di avene bisogno e purtroppo capita spesso. Allora si pone il problema della Democrazia Sostanziale. Al tempo delle USL (unità sanitarie locali) erano presenti le rappresentanze democraticamente elette. Non è corretto tornare indietro ma bisogna mettere al centro il cittadino-utente e non i burocrati. I cittadini hanno diritto ad avere, non un assessore regionale alla sanità ch’è vicino sicuramente al suo collegio elettorale ma molto lontano alle problematiche degli altri collegi ma politici che diano risposte nel proprio territorio. Qui ovviamente non mi riferisco ai collegi elettorali tal come risultano oggi (a livello provinciale) ma ai territori di circa 80 mila abitanti max, di modo che la nostra regione ad esempio possa avere da questo punto di vista almeno 25 distretti sanitari territoriali con altrettanti presidi sanitari efficienti tali da garantire i bisogni dei cittadini. Ovviamente, come hanno ben spiegato i propositori, questi presidi dovrebbero almeno avere un pronto soccorso tale da garantire le urgenze primarie. Su questi distretti i cittadini devono avere il controllo politico. Devono cioè poter verificare se il mandato politico conferito è gestito bene o male. Bisogna cioè offrire al cittadino la Democrazia Sostanziale dando loro la partecipazione al voto dei responsabili sanitari. L’altro punto di criticità che da qui a non molto saremo chiamati ad occuparci è l’Autonomia Differenziata. Un pericolo per i popoli del sud tanto penalizzati nel corso degli ultimi i 40 anni che riceverebbe il colpo di grazia ad un diritto primario che al pari della libertà si chiama diritto alla salute. Non voglio qui occuparmi dell’autonomia differenziata, della sciagurata “concessione” fatta dal governo Gentiloni alla fine del suo mandato, ad alcune regioni del nord; Lombardia, Veneto, e (ahi noi) Emila Romagna con la quale ha aperto una breccia che potrebbe essere esiziale per i diritti dei cittadini del Sud. Oggi con l’altra apertura verso l’autonomia regionale dimostrata proprio da un uomo del Sud, il ministro Boccia, ci troviamo ad affrontare un rischio ancora maggiore che è quello del totale inarrestabile isolamento, direi auto isolamento che condannerebbe per sempre i popoli del sud a subire prima i LEA e conseguentemente LEP differenziati (le posizioni della Moratti, assessore alla Sanità della Giunta lombarda a trazione leghista, secondo la quale i vaccini debbano essere distribuiti secondo il PIL valgano come moniti allarmanti). Uscire dalla morsa rappresentata dalla carenza dei fondi, carenza di organizzazione, impossibilità a colmare il debito di cui non si ha più la consistenza sembra quasi impossibile e insormontabile; un destino ineluttabile. Che fare? È ovvio che la sanità in Calabria così come è stata concepita fino ad ora non va bene. Occorre pensare ad una riforma che ponga le basi dell’efficienza, della democrazia e infine dell’economicità. Bisogna cioè invertire la rotta e sicuramente non scegliere più il criterio del risparmio come principio primario, poiché esso si è dimostrato controproducente avendo sortito un aumento dei costi e non una diminuzione di essi. Come hanno affermato alcuni studiosi in materia (Ettore Jorio e Santo Gioffrè) si ha la necessità di effettuare una ricognizione del debito pubblico sanitario calabrese. Bisogna che una squadra nutrita di esperti in materia: Revisori contabili, Guardia di Finanza, ispettori MEF, si metta al lavoro per ricostruire tutte le passività della sanità calabrese. In questo momento la Regione Calabria ha un ottimo presidente revisore contabile ma non è compito del revisore ricostruire il debito sanitario. Spetta alla Regione. Una volta certificato il debito si procede al suo risanamento fissandolo alla consistenza verificata, procedendo alla pianificazione di rientro, richiedendo al Governo una nuova pianificazione (L’ultima è stata chiesta nel 2018), tenendolo sotto controllo con estremo rigore. Questo è possibile solo se si attuano politiche severe per l’approvvigionamento di beni e servizi eliminando la corruzione e malaffare con sistemi di trasparenza amministrativa effettive, allontanando mafia e scacciando le sanguisughe. L’altro problema, quello forse più grande, a prescindere dalle modalità di attuazione (grandi strutture o piccole strutture territoriali com’è stato proposto), è rappresentato dagli investimenti che occorre fare per il recupero delle strutture esistenti e la loro qualificazione oltre alla costruzione di nuovi centri ospedalieri specialistici. La ricerca del finanziamento degli investimenti è primaria. Occorre a tale proposito superare la negatività che alcune forze politiche dimostrano nei confronti del MES. Qui ovviamente si pone un problema di carattere nazionale poiché il MES è di competenza del Governo Centrale e del Parlamento, non delle Regioni. I fondi del MES sono già disponibili, alla Calabria spetterebbero all’incirca 1,2 miliardi di euro. Questi fondi sarebbero l’unica occasione possibile per risollevare oggi le sorti della Sanità in Calabria, essendo i fondi del MES rivolti solo ed esclusivamente alla Sanità. I rimborsi del MES sarebbero a carico della fiscalità nazionale. Bisogna cioè che tutte le forze politiche calabresi convergano positivamente sul MES. Il MES sarebbe già “autorizzato” dall’UE e il governo non dovrebbe andare di volta in volta col cappello in mano a chiedere lo sconfinamento del debito. “Esistono condizionalità!” Si urla da qualche parte. Ma certo che ci sono le condizioni. Le condizioni per il MES sono uguali per tutti gli stati. Per l’Italia, a causa di alcune regioni, che sovente non sono riuscite a spendere i fondi, vi saranno richiami e controlli specifici al fine di raggiungere gli obiettivi di investimenti che il MES prevede. Quindi il MES deve essere assolutamente richiesto pena per la Calabria la conferma per i prossimi 50 anni della permanenza all’attuale arretratezza complessiva del sistema sanitario Calabrese. Il problema è solo politico. Possono i politici che hanno ridotto la Sanità nello stato in cui si trova risolvere il problema considerato che non vi sono riusciti prima? Io credo di no. Perciò sin da ora occorre sapere chi sono i politici sia candidati al Consiglio Regionale della Calabria sia parlamentari che sostanzialmente vogliono risolvere il problema della sanità in Calabria. Ora subito chi sono i favorevoli. 

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Luigi Villani

Amministratore di Democrazia e Legalità

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