Martedì, 23 Febbraio 2021 00:00

Che brutta fine

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Un paio di settimane fa interpretai alcuni eventi come un possibile, atteso, salutare ritorno alla politica dopo decenni di americanizzazione forzata (e forzista: iniziò tutto con Berlusconi e il suo Giovanni Battista, Pannella) e di dominio del gossip, delle cazzate, dell’individualismo antistatalista. Mi sbagliavo. I silenzi di Draghi non avevano niente a che vedere con la prudenza e la dissimulazione che caratterizzano la buona politica: semplicemente il personaggio non avrebbe saputo cosa dire e non lo sa neanche adesso.

Ho ascoltato e letto i suoi interventi: qualche ricetta da banchiere per di più in pensione, ossia che aveva senso, per chi ci guadagnava, nei suoi anni ruggenti, ormai perduti, accompagnata da banalità sociologiche da lui orecchiate distrattamente (i banchieri non hanno tempo per la gente e per la realtà e tanto meno per i libri e le nuove idee altrui, troppo occupati a moltiplicare il denaro di chi ne ha tanto) in quegli stessi anni ruggenti. Evitiamo di confondere competenza con autoreferenzialità: questo non è un governo di competenti e tanto meno di saggi bensì di sacerdoti o funzionari del Mercato, totalmente ortodossi, incapaci di immaginare qualsiasi alternativa o correzione alla narrativa che fra di loro si raccontano dal momento in cui a fine anni ottanta gli dei, annoiati, regalarono loro l’egemonia planetaria per godersi lo spettacolo dell’autoannientamento del genere umano. Purtroppo in Italia non c’è nessuno in grado di riempire questo vuoto politico, come sarebbe non solo necessario idealisticamente, per il bene del paese, ma anche vantaggioso pragmaticamente per il partito che invece di conformarsi al dogma della deregulation e dell’individualismo avesse il coraggio di giocare la carta della collettività, dello Stato, del bene comune, certo senza la speranza di ottenere una maggioranza istantanea (gran parte degli italiani si sono intellettualmente e politicamente formati su Canale 5 se non sui social) ma di aggregare la vasta area di resistenza, sia residuale che emergente. Solo la fascista immaginaria Meloni potrebbe beneficiare il suo partito: però non il paese, poiché quando avesse successo ritornerebbe la liberista che non ha mai negato di essere e che i suoi elettori preferiscono. E il M5S? Stamattina ho perso molte speranze. Per via di un dettaglio (il diavolo è nei dettagli), ossia la motivazione dell’espulsione dei senatori che non hanno votato la fiducia al suddetto Draghi. “Il nostro statuto è chiaro”, hanno detto Crimi (Crimi… Crimi… chi era costui?) e Fraccaro. Mi sono cadute le braccia: la tipica frase di un mediocre amministratore delegato, a confermare il fatto che l’attuale dirigenza del Movimento lo considera un’impresa privata e non un’organizzazione politica. Non è infatti che io non creda nell’importanza della disciplina interna o che sia contrario all’espulsione dei dissidenti: come ho scritto tante volte, un partito è “di parte” e chi non ne approva la linea ha il diritto costituzionale di fondarne un altro, non di tentare di prenderne il controllo con ricatti, tattiche di logoramento o colpi di mano, alla Renzi. Tuttavia espulsioni e disciplina devono essere politiche e ideologiche, non burocratiche e formali. La legge è o dovrebbe essere vincolante a livello dello Stato, come affermò Socrate accettando un’ingiusta condanna appunto per non indebolire l’autorità delle istituzioni; ma in qualsiasi associazione privata la priorità deve essere l’interesse reale dei suoi membri, e in qualsiasi partito il suo tornaconto politico. Crimi e Grillo avrebbero dovuto lavorare per sanare le divisioni interne visto che riguardavano (parole di Fraccaro) militanti con cui “avevano condiviso tante battaglie” e che mai hanno rinnegato i valori fondamentali del Movimento; hanno preferito condannarli per l’unico ma capitale reato di non credere (per fede visto che la ragione o l’esperienza non aiutano) nell’affidabilità di personaggi come Draghi, Salvini, Berlusconi e Renzi. Per anni ho sostenuto il M5S, cercando di farne emergere l’anima politica e sociale (che c’è) a scapito di quella qualunquista e tecno-liberista (anch’essa presente). Un altro mio errore, visto che è stata la seconda anima a prevalere nettamente. Mi scuserete se pur continuando ad analizzare la situazione sociale, politica e culturale e a lottare per provare a salvare questo paese e il pianeta insieme a tutte le persone di buona volontà disponibili, i problemi e le aspirazioni di Grillo e di Crimi non mi sembrino più interessanti o rilevanti.

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