Albero Majocchi

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Giovedì, 24 Novembre 2011 17:00

Crisi-Debito Pubblico e Proposte

Nelle manifestazioni che si sono svolte recentemente in molte città, soprattutto da parte di giovani disoccupati o in cerca di occupazione, di lavoratori precari o cassaintegrati, di working poors e di altre categorie sociali disagiate si fa spesso riferimento ai danni provocati dalla moneta unica e alle opportunità che si aprirebbero per l’Italia con l’uscita dall’euro. E, accanto a questa richiesta, viene spesso proposta la cancellazione del debito pubblico italiano in modo da non dover subire i costi di un pagamento sempre più elevato di un carico di interessi e di colpire le banche, che vengono ritenute la vera causa della crisi.
Si tratta di espressioni di un comprensibile disagio sociale determinato da politiche recessive portate avanti da anni in Europa per far fronte ad una crisi originata negli Stati Uniti a seguito del comportamento irresponsabile di alcune banche, favorite dalla deregolamentazione avviata da Reagan e conclusasi con la cancellazione del Glass-Steagall Act nel 1999 che ha favorito la crescita abnorme di banche universali, trasmessa in Europa attraverso il fallimento di alcune banche che avevano acquistato titoli di Lehman Bropthers e di altre banche in default e sfociata infine nella crisi del debito sovrano che si è estesa a macchia d’olio fra i diversi paesi con un elevato rapporto debito/Pil. Ma, pur avendo attenzione a questo disagio, occorre valutare con freddezza quali sarebbero le conseguenze di scelte che potrebbero manifestarsi in termini molto gravosi per l’economia europea, e per quella italiana in particolare. 

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