• Riprendiamo il nostro percorso

      A distanza di quasi un anno, dopo aver subito diversi hackeraggi, abbiamo recuperato tutti i nostri articoli ed archivi, cambiato Host ed eccoci qui a riprendere il cammino. I vecchi articoli saranno pubblicati man mano con le vecchie date attraverso un’azione di recupero che comporterà un grande lavoro.

    Il nostro Giornale on line, omonimo di Democrazia e Legalità, associazione voluta da Elio Veltri nel lontano 1997, riprende le sue pubblicazioni iniziate nel 2001, con l'apporto di Amelia Beltramini, (Provincia Pavese, Panorama, Il Mondo, Focus, docente di giornalismo medico scientifico) in qualità di direttore responsabile. Ad Amelia Beltramini diamo il benvenuto augurandole buon lavoro. Siamo convinti che la sua firma darà lustro al nostro giornale on line in coerenza con il pensiero liberale per l’affermazione della democrazia, la diffusione delle idee di libertà, l’antifascismo su cui si basa la nostra Costituzione, la diffusione del pensiero antimafia e anticorruzione mali antichi della nostra martoriata penisola. Alla Beltramini va il nostro ringraziamento per aver accettato.

    Luigi Villani

Domenica, 04 Dicembre 2011 01:04

Abbiamo già dato, paghino loro

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Prima della riforma del 1972/73 che corrisponde all’attuale sistema di imposizione fiscale, vigeva in Italia un sistema tributario complesso basato su imposte reali e personali. L’imposta reale colpiva i terreni, i fabbricati, i redditi agrari: Ricchezza Mobile categorie A,B,C1 e C2. Era un’imposta basata sulla oggettività dei beni reali e non teneva conto del reddito. L’imposta personale chiamata Complementare era progressiva ma colpiva pochissime persone (4.800.000 contribuenti circa) e rappresentava un quinto dell’imposta “Ricchezza mobile” Quindi nel sistema ante riforma era colpita più l’accumulazione del reddito attraverso i beni posseduti piuttosto che il reddito. Con la riforma del 1972/73 questo sistema venne completamente sovvertito. 

Si introdusse l’IRPEF (Imposta personale sul Reddito delle persone Fisiche) e l’IVA sostanzialmente imposta sui consumi. Si avviò un grande dibattito attorno ai due sistemi e si schierarono i sostenitori del nuovo e vecchio sistema. L’IRPEF, all’inizio, era improntata su una progressività del reddito molto sostenuta poiché prevedeva 32 aliquote applicabili a 32 corrispondenti scaglioni di reddito. Quanto più numerose sono le aliquote tanto più l’imposizione diventa equa fra le classi di reddito, non permettendo grosse discriminazioni fra le classi immediatamente inferiori e quelle immediatamente superiori. Le aliquote partivano dal 10% per i redditi fino a 2 milioni di lire fino all’72% per i redditi superiori ai 500 milioni di lire (in prezzi correnti paragonabili agli attuali €.3.877.041,95. Un vero esempio di progressività del sistema impositivo. Nel corso degli anni il numero delle aliquote è andato diminuendo così come sono diminuiti ovviamente gli scaglioni di reddito. Inoltre l’aliquota massima è diminuita mentre l’aliquota minima è aumentata in favore delle classi di reddito alte e in danno alle classi di reddito medio basse. Attualmente le aliquote sono solo 5 dal 23% per i redditi fino a €15.000 al 43% per i redditi oltre i 75.000 euro. Secondo gli indici ISTAT un milione di Lire percepito nel 1982 equivalgono ad €.1.594,21 di oggi. Chi oggi percepisce un reddito di €.60.00,00, in base alle aliquote vigenti per i redditi percepiti 1982 pagherebbe IRPEF per €.16.604,32. Con le attuali aliquote paga €.19.268,94. Quindi risulta penalizzato per €. 2.664,62. Chi invece percepisce oggi un reddito di €. 300.000,00 in base alle aliquote del 1983 avrebbe pagato un’imposta IRPEF per €. 137.024,50. Con le attuali aliquote invece paga €.122.168,51 con un miglioramento pari ad €. 14.855.99. Le aliquote dagli anni 80 in poi, fino ad oggi, sono andate nella direzione di favorire le classi con alti redditi e di penalizzare le classi con redditi medio bassi. Nel trentennio preso in considerazione il debito pubblico è passato dal 58% del PIL al 120% di oggi. Solo dal 2008 al 2011 (con il governo delle Escort) è passato dal 103% all’attuale 120%. Una politica trentennale comunque spendacciona e fallimentare da parte dei governi che si sono succeduti. Il debito pubblico inoltre è aumentato perché i redditi alti sono stati tassati di meno mentre la spesa aumentava a dismisura e i redditi medio bassi ne hanno sopportato il carico. Per una equa giustizia sociale e tributaria occorre che chi ha accumulato paghi, non interessa se colpiscono i loro redditi, le loro rendite o i loro grandi patrimoni. Noi abbiamo già dato. A proposito che fine ha fatto il contributo di solidarietà (dl 138/2011) in base al quale avrebbero dovuto pagare i redditi dai 90 mila euro in su il 5% in più e quelli dai 150 mila euro in su il 10%. O pagano i ricchi oppure è meglio tornare al vecchio sistema, ante riforma, quando pagava solo chi possedeva e non la povera gente.

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Luigi Villani

Amministratore di Democrazia e Legalità

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