Domenica, 04 Dicembre 2011 01:04

Abbiamo già dato, paghino loro

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Prima della riforma del 1972/73 che corrisponde all’attuale sistema di imposizione fiscale, vigeva in Italia un sistema tributario complesso basato su imposte reali e personali. L’imposta reale colpiva i terreni, i fabbricati, i redditi agrari: Ricchezza Mobile categorie A,B,C1 e C2. Era un’imposta basata sulla oggettività dei beni reali e non teneva conto del reddito. L’imposta personale chiamata Complementare era progressiva ma colpiva pochissime persone (4.800.000 contribuenti circa) e rappresentava un quinto dell’imposta “Ricchezza mobile” Quindi nel sistema ante riforma era colpita più l’accumulazione del reddito attraverso i beni posseduti piuttosto che il reddito. Con la riforma del 1972/73 questo sistema venne completamente sovvertito. 

Si introdusse l’IRPEF (Imposta personale sul Reddito delle persone Fisiche) e l’IVA sostanzialmente imposta sui consumi. Si avviò un grande dibattito attorno ai due sistemi e si schierarono i sostenitori del nuovo e vecchio sistema. L’IRPEF, all’inizio, era improntata su una progressività del reddito molto sostenuta poiché prevedeva 32 aliquote applicabili a 32 corrispondenti scaglioni di reddito. Quanto più numerose sono le aliquote tanto più l’imposizione diventa equa fra le classi di reddito, non permettendo grosse discriminazioni fra le classi immediatamente inferiori e quelle immediatamente superiori. Le aliquote partivano dal 10% per i redditi fino a 2 milioni di lire fino all’72% per i redditi superiori ai 500 milioni di lire (in prezzi correnti paragonabili agli attuali €.3.877.041,95. Un vero esempio di progressività del sistema impositivo. Nel corso degli anni il numero delle aliquote è andato diminuendo così come sono diminuiti ovviamente gli scaglioni di reddito. Inoltre l’aliquota massima è diminuita mentre l’aliquota minima è aumentata in favore delle classi di reddito alte e in danno alle classi di reddito medio basse. Attualmente le aliquote sono solo 5 dal 23% per i redditi fino a €15.000 al 43% per i redditi oltre i 75.000 euro. Secondo gli indici ISTAT un milione di Lire percepito nel 1982 equivalgono ad €.1.594,21 di oggi. Chi oggi percepisce un reddito di €.60.00,00, in base alle aliquote vigenti per i redditi percepiti 1982 pagherebbe IRPEF per €.16.604,32. Con le attuali aliquote paga €.19.268,94. Quindi risulta penalizzato per €. 2.664,62. Chi invece percepisce oggi un reddito di €. 300.000,00 in base alle aliquote del 1983 avrebbe pagato un’imposta IRPEF per €. 137.024,50. Con le attuali aliquote invece paga €.122.168,51 con un miglioramento pari ad €. 14.855.99. Le aliquote dagli anni 80 in poi, fino ad oggi, sono andate nella direzione di favorire le classi con alti redditi e di penalizzare le classi con redditi medio bassi. Nel trentennio preso in considerazione il debito pubblico è passato dal 58% del PIL al 120% di oggi. Solo dal 2008 al 2011 (con il governo delle Escort) è passato dal 103% all’attuale 120%. Una politica trentennale comunque spendacciona e fallimentare da parte dei governi che si sono succeduti. Il debito pubblico inoltre è aumentato perché i redditi alti sono stati tassati di meno mentre la spesa aumentava a dismisura e i redditi medio bassi ne hanno sopportato il carico. Per una equa giustizia sociale e tributaria occorre che chi ha accumulato paghi, non interessa se colpiscono i loro redditi, le loro rendite o i loro grandi patrimoni. Noi abbiamo già dato. A proposito che fine ha fatto il contributo di solidarietà (dl 138/2011) in base al quale avrebbero dovuto pagare i redditi dai 90 mila euro in su il 5% in più e quelli dai 150 mila euro in su il 10%. O pagano i ricchi oppure è meglio tornare al vecchio sistema, ante riforma, quando pagava solo chi possedeva e non la povera gente.

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Luigi Villani

Amministratore di Democrazia e Legalità

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