• Riprendiamo il nostro percorso

      A distanza di quasi un anno, dopo aver subito diversi hackeraggi, abbiamo recuperato tutti i nostri articoli ed archivi, cambiato Host ed eccoci qui a riprendere il cammino. I vecchi articoli saranno pubblicati man mano con le vecchie date attraverso un’azione di recupero che comporterà un grande lavoro.

    Il nostro Giornale on line, omonimo di Democrazia e Legalità, associazione voluta da Elio Veltri nel lontano 1997, riprende le sue pubblicazioni iniziate nel 2001, con l'apporto di Amelia Beltramini, (Provincia Pavese, Panorama, Il Mondo, Focus, docente di giornalismo medico scientifico) in qualità di direttore responsabile. Ad Amelia Beltramini diamo il benvenuto augurandole buon lavoro. Siamo convinti che la sua firma darà lustro al nostro giornale on line in coerenza con il pensiero liberale per l’affermazione della democrazia, la diffusione delle idee di libertà, l’antifascismo su cui si basa la nostra Costituzione, la diffusione del pensiero antimafia e anticorruzione mali antichi della nostra martoriata penisola. Alla Beltramini va il nostro ringraziamento per aver accettato.

    Luigi Villani

Giovedì, 27 Giugno 2019 23:47

Questione morale: siamo in ritardo di quasi trent'anni

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l 14 Giugno, Radio Radicale, trasmette in diretta la "maratona oratoria" in onore dell'ex ministro e politico socialista Gianni De Michelis morto l’11 maggio di quest’anno. Intervengono Renato Brunetta e Mattia Feltri del giornale "La Stampa" con illustri invitati: da Cicchitto a Parisi, dai fratelli Craxi a Cirino Pomicino, ecc. tutti impegnati a ricordarne e ad esaltarne i meriti, le competenze, le doti umane e politiche. A ruota, ma separatamente, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sulla scomparsa di Gianni De Michelis: "ha segnato con la sua azione una significativa stagione della politica estera del nostro Paese". Un "masochismo istituzionale" così aveva definito l'ex Procuratore della Repubblica di Torino e Palermo, Giancarlo Caselli, per definire le celebrazioni avvenute in Senato prima e a Bruxelles poi, in memoria dell'ex sette volte Presidente del Consiglio Giulio Andreotti. 

Tale masochismo ha avuto un susseguirsi. Durante i funerali di Giuseppe Ciarrapico, con la bara avvolta nel tricolore il Mons. Gianfranco Girotti dichiara "la Chiesa non lo dimenticherà mai…” e nel ricordare le inchieste giudiziarie, Girotti continua “…ha conosciuto ore di sofferenza per l'umiliazione patita ma sopportò tutto con un comportamento dignitoso e forte…".

Ovviamente non si mette qui in discussione la pietas per un uomo che muore o le qualità professionali/imprenditoriali o le capacità politico istituzionali. Sarebbe opportuno tuttavia ricordare non solo i pregi ma anche quel che pregi non sono che sul piatto della bilancia sicuramente pesano molto di più.  Alcuni comportamenti dei commemorati hanno contribuito ad alimentare, variamente come si preciserà in prosieguo, un sistema di malaffare che ha portato alla deriva questo Paese. Se è vero che la storia non la si scrive con le sentenze è giusto che anche le sentenze, che hanno acclarato la verità, siano parte integrante della storia. 

Sull’altro piatto della bilancia pesano il rinvio a giudizio di Andreotti per il reato di associazione a delinquere semplice con Cosa Nostra fino alla primavera del 1980, reato "commesso" ma estinto per intervenuta prescrizione con sentenza d'Appello confermata dalla Cassazione. 

Pesano le condanne definitive di Ciarrapico: violazione della legge sul lavoro minorile; finanziamento illecito; bancarotta fraudolenta; truffa editoriale; stalking a mezzo stampa.

Diversamente pesanti, ma sempre gravi per un politico, le due condanne definitive di De Michelis per corruzione e di come lo stesso non rubasse né per il partito (come se fosse meno grave) e né per finanziare la democrazia dal pericolo comunista ma, come precisato dal Tribunale, perché "alimentava il suo principesco stile di vita sia pubblica sia privata".

 Invece tutti a santificare chi ha contribuito a depredare questo Paese; in scempio alla memoria dei politici onesti della Prima Repubblica. Quelli che hanno pagato a caro prezzo questa loro qualità, dal punto di vista umano e personale; alcuni di loro financo con la vita.

È davvero impressionante di come, oltre al falso revisionismo storico che si sta tentando di perpetrare da quasi 30 anni sull'inchiesta Mani Pulite che ha scoperchiato un sistema criminale chiamato Tangentopoli, si stia anche cercando di portare ad esempio di "buona politica", come modello alternativo alla deriva dell'attuale classe dirigente inetta, incompetente e pressapochista, il peggio della Prima Repubblica. Come se la degenerazione attuale non fosse figlia della deriva di quella parte di classe politica della Prima Repubblica, delinquenziale e disonesta, genesi e continuazione di tutto il malaffare che continua a perpetrarsi nel paese.

Dopo la stagione '92/'94, dopo le inchieste sulla corruzione e le collusioni mafiose, la politica avrebbe dovuto rinnovarsi, affrontando il tema cruciale della questione morale, invece ha provveduto a lavorare per liberarsi dalle inchieste sulla corruzione e sui rapporti Mafia/Politica, con leggi "ad personam" e "ad personae" che hanno contribuito a peggiorare il sistema giudiziario italiano e garantire l'impunità a lorsignori e agli amici degli amici.

Così, mancando volutamente quell'occasione storica di rinnovamento, il nostro Paese si è ritrovato a subire dal punto di vista qualitativo, una parabola discendente della propria classe dirigente. Da una Prima Repubblica composta da politici e statisti comunque capaci, si è passati ad una Seconda Repubblica composta da politici mediocri, per arrivare all'attuale Terza Repubblica, composta da politici incompetenti, tutti però accomunati da una particolarità: l'alta percentuale di devianza criminale e il sempre graduale decadimento etico e morale delle classi dirigenti.

Se oggi, guardando ai vari Di Maio, Salvini, Renzi, ecc. si ritiene che l'alternativo esempio virtuoso da seguire, sia quello dei vari De Michelis, Andreotti, Craxi, Ciarrapico, Andreotti o altri marpioni della vecchia politica, é sconfortante e deprimente allo stesso tempo di fronte alla gravità dei problemi reali di questo disgraziato paese.

Quello della questione morale, resta da 30 anni a questa parte la vera emergenza da affrontare in Italia. 

L'art. 54 della Costituzione parla chiaro: "... I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge." La mancata risoluzione della questione morale da parte dei partiti, i mancati provvedimenti politici nei confronti di coloro che con le proprie azioni non hanno rispettato il dettame della nostra Costituzione la rendono di fatto inapplicata.

Quando ciclicamente si ripresenta il problema della corruzione e del malaffare la classe politica, grida ad un presunto quanto inesistente pericolo giustizialista. La politica si trincera dietro lo scudo di un finto garantismo “fino all’ultimo grado di giudizio” per garantirsi l'impunità, delegando sempre alla magistratura la selezione della propria classe dirigente, per poi accusarla di intromettersi nella politica.

Letto 111 volte Ultima modifica il Sabato, 29 Giugno 2019 00:56
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