Chi e' online

Abbiamo 122 visitatori e nessun utente online

Blog

  • Ogni Epoca ha il suo fascismo: il nostro è in camicia bianca

    Niente ritorna dopo quasi un secolo, a maggior ragione dopo un secolo di profonde trasformazioni. Meglio rassegnarsi: purtroppo il fascismo, quello che era stato annientato e che se tornasse sarebbe di nuovo sconfitto, non tornerà. La camicia nera e il saluto romano oggi servono solo a intrattenere e in particolare a distrarre l'attenzione di una sinistra disorganizzata e per questo nostalgica, che nasconde la propria passività nei confronti del più brutale e arrogante neocapitalismo sotto un antifascismo formale, d'altri tempi, decontestualizzato e pertanto astratto, la via italiana alla correttezza politica.

    Commenta per primo! Leggi tutto...
  • Senza lucidità, razionalità, rigore non c'é sinistra

    Non sono un leghista e detesto Renzi fin da prima che diventasse potente; ma proprio non vedo cosa ci sia di sbagliato nel proporre che i popoli vengano aiutati nei loro paesi invece che incoraggiati a emigrare in occidente. Naturalmente si può mettere in dubbio la sincerità di Salvini e del Pd o discutere delle modalità di assistenza; si deve, anzi, denunciarne l'insufficienza e chiedere che siano accompagnate da drastiche limitazioni delle ingerenze militari, commerciali e culturali (turismo incluso) in altre regioni del mondo, in altre parole la fine della globalizzazione. Ma in sé l'idea di permettere ai popoli di crescere e svilupparsi (o non crescere e non svilupparsi) in autonomia, a modo loro, è giusta. Il motivo per cui non piace a media e intellettuali è che è contraria agli interessi delle multinazionali che li pagano e che alimentano il consumismo estremo di cui ormai molti non sanno fare a meno.

    Commenta per primo! Leggi tutto...
  • Una minoranza al governo

    Due interventi sulla futura legge elettorale per dimostrare che il Pd è più liberista di Berlusconi.
    Berlusconi: "Il nuovo sistema deve portare a una maggioranza che rappresenti effettivamente la maggioranza degli elettori mentre il sistema maggioritario come è stato concepito porta alla possibilità che una minoranza possa governare contro la maggioranza degli elettori. Il che mi sembra non sia democrazia". Dunque per Berlusconi la democrazia è il governo della maggioranza (il Fatto Quotidiano definisce questo "il suo chiodo fisso", non sapendo di fargli un complimento).
    Risponde Richetti (ex Margherita, renziano della prima ora): "L'importante è che l'impostazione conservi un impianto maggioritario e che garantisca governabilità come chiesto da Renzi. Nessun ritorno a logiche da 'proporzionale' e restituzione di un risultato chiaro rispetto alle scelte dei cittadini". Per Richetti e Renzi la democrazia è meno importante della governabilità e in nome dell'efficienza e del decisionismo una minoranza incapace di ottenere un ampio consenso deve lo stesso ottenere il controllo assoluto del paese.

    Commenta per primo! Leggi tutto...
  • Le cause del degrado in via d'importazione in Italia

    Il congresso repubblicano, sicuro dell'appoggio di Trump, ha appena cancellato una legge passata nel 2012 dopo che un ventenne squilibrato uccise venti bambini e altre sei persone in una scuola elementare. La legge si limitava a imporre controlli al momento della vendita delle armi in modo da non farle andare in mano a persone afflitte da gravi problemi psichiatrici. Ma alla lobby delle armi questo non andava bene e neppure alla destra liberista, che ai suoi sostenitori, lasciati alla mercè delle multinazionali e già privati di assistenza sociale e di solidarietà umana, deve almeno offrire il senso di potenza che danno le pistole e i fucili a ripetizione.
    Perché lo racconto? Non per farvi sentire molto migliori di questi americani (una minoranza ma decisa e organizzata): troppo facile. E neppure per mostrare dove ci sta facendo precipitare Trump: a voi che non vivete qui, giustamente, che ve ne frega? Lo racconto perché le cause di questo degrado sono due ed entrambe in via d'importazione in Italia, inizialmente da Berlusconi fra molte resistenze e adesso senza alcuna opposizione dal Pd renziano. Eccole:

    Commenta per primo! Leggi tutto...
  • Tertium non datur

    Come mai Renzi e la sua banda possono continuare a sentirsi i padroni non solo del Pd ma anche dell'Italia? Come mai, malgrado la pesante sconfitta, possono continuare a fare quello che vogliono? Per una sola ragione: che una significativa parte della sinistra, inclusa quella radicale, si è fatta convincere dagli stessi media di cui quotidianamente sperimenta e denuncia la parzialità, che un successo del M5S sarebbe un salto nel buio. Bevendosi ingenuamente, o più spesso in malafede, assurdi paralleli con il fascismo e con il nazismo o anche il trumpismo, tutti e tre fenomeni apertamente reazionari, nel senso che non nascondevano affatto i loro intenti, anzi li ostentavano perché era quello che la gente voleva sentire. Il M5S non ha nulla a che vedere con il fascismo, né a livello di pratiche politiche né di retorica – certamente meno del Pd, reduce dal fallito colpo di stato soft dell’Italicum e della riforma costituzionale e già pronto a riprovarci.

    Commenta per primo! Leggi tutto...
  • Il senso profondo della vittoria referendaria

    Nelle nebbie del politicismo e delle strumentalizzazioni della crisi di governo rischia, dal punto di vista dell’immagine complessiva, di smarrirsi il senso profondo della vittoria referendaria. E’ bene ricordarlo: premesso che lo strumento referendario nell’occasione è stato messo in moto dallo stesso Governo alla ricerca di una legittimazione popolare mai avuta e che le stesse riforme costituzionali erano state promosse dall’Esecutivo. Un passaggio che ha di fatto identificato la riforma con il Governo: una vera pericolosa anomalia istituzionale. 

    Commenta per primo! Leggi tutto...
  • La milano dove ha vinto il sì.

    La Milano dove ha vinto il sì.

    Milano non è solo la più grande città del Paese per ricchezza prodotta. È anche la città più sensibile d’Italia ai discorsi sulla governabilità, sull’equilibrio, sulla stabilità, in nome dei daneé da conservare, dei soldi da moltiplicare, del potere da accrescere.

    A Milano si è affermato un banchiere che si chiamava Michele Sindona, che insegnava ai milanesi come non pagare le tasse (e, già che c’era, riciclava i soldi di Cosa nostra). A Milano è nato il craxismo, poi il bossismo, poi il berlusconismo. A Milano, proprio nel centro, collegio 1, veniva eletto il senatore Marcello Dell’Utri, ora in carcere per i suoi rapporti con la mafia.

    I suoi elettori si sono ora convertiti alla “governabilità” di Renzi e al sostegno del sì. Felici del passo avanti. Ma il Pd, invece di gioire acriticamente considerando Milano “all’avanguardia nell’innovazione politica”, forse farebbe bene a interrogarsi perché, in tutta questa modernità, ha conquistato il centro ma ha perso le periferie e i giovani.

     

    Commenta per primo! Leggi tutto...
  • Font size:
  • Decrease
  • Reset
  • Increase
Domenica, 22 Gennaio 2017 18:44

L'insediamento di Trump: adesso la borghesia ha paura di aver cambiato spalla al proprio fucile?

di 
Vota questo articolo
(0 Voti)

Si ritrova ad aver paura l’alta borghesia più raffinata, cosmopolita, globalista, guerrafondaia del Pianeta, che ha fondato, in questi anni, la propria smisurata crescita di ricchezza sullo sviluppo illimitato di una tecnologia sottraente lavoro e “facente crescita” su smisurati profitti.

Una borghesia che – all’interno di se stessa –ha generato la classe politica più guerrafondaia della storia sulla base della nuova dottrina dell’esportazione della democrazia combattendo il terrorismo e strizzando l’occhio ai suoi finanziatori.

Così si evoluta /involuta quella classe auspicata e descritta da Madison dalla quale sarebbero sorti “lo statista illuminato” e il “filosofo benevolo” che avrebbero retto le redini del potere.

Idealmente “puri” e “nobili” questi uomini (le donne al tempo di Madison non erano contemplate, un punto da ricordare proprio nel giorno della “Women’s march) “contrassegnati dall’intelligenza, dal patriottismo, dalla proprietà e dall’indipendenza economica” avrebbe costituito un gruppo scelto di cittadini , la cui saggezza potrebbe distinguere meglio i veri interessi del loro paese, e che, per il loro patriottismo e il loro amore per la giustizia, saranno  disposti a sacrificare tali interessi momentanei o paralleli”.
Dall’utopia del Federalista e della sua anticipatrice teoria delle éelite (in allora, Mosca, Pareto e Michels erano lontani da venire) sono sorti alla fine, da un lato, il gruppo chiuso dell’establishment che ha prodotto i Bush, i Clinton e gli Obama e dall’altro, per la via dei “Tea party”, Donald Trump.

Nessuno estraneo all’altro: il tutto frutto delle degenerazione culturale, morale e infine politica delle classi dirigenti sfruttatrici.

Torniamo, però, all’attualità.La paura genera paura e il ceto sottostante a quest’alta borghesia appena descritta ha deciso, improvvisamente, di “cambiare spalla al proprio fucile” e di affidare il paese dal quale dipendono le sorti di una buona parte del mondo, a un altro tipo di riccone che inaugurato il suo regno all’insegna di una dottrina apparentemente opposta: in luogo del globalismo l’isolazionismo; invece della libertà sconfinata di produrre tecnologia destinata all’individualismo il vecchio sapore delle ferriere (e relativi padroni), in luogo dell’e-commerce universalista il vecchio protezionismo dei dazi doganali.

In questo scenario domani camminerà con la storia (chissà quanto e chissà per quanto) l’idea dell’appeasement (nemmeno tanto cordiale, chissà?) con il nemico storico in un ritorno al bipolarismo, questa volta senza “cortine più o meno di ferro”, giudicando il colosso cinese un nemico e svalutando i tradizionali strumenti di difesa: l’alleanza militare atlantica, l’Unione Europea (nata e crescita come avamposto e sentinella USA, anche in campo economico a difesa – appunto – della finanziarizzazione globalistica) .

Un radicale mutamento di scenario.Se ne verificheranno concretezza  modalità di realizzazione ed effetti pratici. Nel frattempo però entrambi i poli d’attrazione, quello apparentemente scaduto della globalizzazione e dell’esportazione sistemica della guerra e l’altro apparentemente opposto del “protezionismo isolazionismo” (due spalle pronte ad accogliere il fucile della borghesia sfruttatrice) non appaiono in grado di affrontare le grandi contraddizioni emergenti nello scorcio del secolo:

  1. a)Quella tra la gestione del ciclo capitalistico in senso di finanziarizzazione globale com’è avvenuta dagli anni’80 del XX secolo in avanti e la probabile proposizione di una “logica dei blocchi” militari, politici, economici
  2. b)Quella del vero e proprio cozzo tra ricerca scientifica, tecnologia, produzione industriale, economia e politica che arriva a mettere in dubbio l’essenza della filosofia dello sviluppo che ha contrassegnato i progressisti e la sinistra fin dal tempo della prima rivoluzione industriale.
  3. c)Quella della complessiva assenza di un vero e radicale aggiornamento nella teoria delle fratture intorno ai nodi della differenza di genere, della questione ambientale in relazione ai temi del cambiamento climatico, del ritorno – nelle parti apparentemente più sviluppate – a rigurgiti razzisti molto forti ed evidenti nell’occasione dello sviluppo di inediti movimenti migratori
  4. d)Quella dell’evidente crisi delle forme politiche “classiche”della democrazia liberale. Un fenomeno che, dopo la proclamazione incauta della “fine della storia” al momento della caduta del muro di Berlino, adesso appare insidiata non soltanto dal già citato “protezionismo – isolazionismo” ma anche da forme profonde di integralismo alle quali pare che il capitalismo risponda con il restringimento dei meccanismi tradizionali nel nesso Parlamento / Governo in funzione di governabilità personalistiche sempre più ristrette nell’accentuazione della logica di dominio.
    Si può dunque affermare che la storia sta affrontando un vero e proprio tornante, non una semplice svolta.

E’ venuta a mancare una visione liberatrice e illuminista di  concreta della regolazione politica delle grandi contraddizioni, in modo da aprire la strada alla possibilità di una vera e propria transizione di sistema.

Un vuoto che potrebbe essere pagato a caro prezzo, nella responsabilità di incauti “progressisti” semplici imitatori dei disvalori introdotti dai fautori dello sfruttamento e della ricchezza predatrice.

Letto 651 volte

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna