Chi e' online

Abbiamo 174 visitatori e nessun utente online

Blog

  • Ogni Epoca ha il suo fascismo: il nostro è in camicia bianca

    Niente ritorna dopo quasi un secolo, a maggior ragione dopo un secolo di profonde trasformazioni. Meglio rassegnarsi: purtroppo il fascismo, quello che era stato annientato e che se tornasse sarebbe di nuovo sconfitto, non tornerà. La camicia nera e il saluto romano oggi servono solo a intrattenere e in particolare a distrarre l'attenzione di una sinistra disorganizzata e per questo nostalgica, che nasconde la propria passività nei confronti del più brutale e arrogante neocapitalismo sotto un antifascismo formale, d'altri tempi, decontestualizzato e pertanto astratto, la via italiana alla correttezza politica.

    Commenta per primo! Leggi tutto...
  • Senza lucidità, razionalità, rigore non c'é sinistra

    Non sono un leghista e detesto Renzi fin da prima che diventasse potente; ma proprio non vedo cosa ci sia di sbagliato nel proporre che i popoli vengano aiutati nei loro paesi invece che incoraggiati a emigrare in occidente. Naturalmente si può mettere in dubbio la sincerità di Salvini e del Pd o discutere delle modalità di assistenza; si deve, anzi, denunciarne l'insufficienza e chiedere che siano accompagnate da drastiche limitazioni delle ingerenze militari, commerciali e culturali (turismo incluso) in altre regioni del mondo, in altre parole la fine della globalizzazione. Ma in sé l'idea di permettere ai popoli di crescere e svilupparsi (o non crescere e non svilupparsi) in autonomia, a modo loro, è giusta. Il motivo per cui non piace a media e intellettuali è che è contraria agli interessi delle multinazionali che li pagano e che alimentano il consumismo estremo di cui ormai molti non sanno fare a meno.

    Commenta per primo! Leggi tutto...
  • Una minoranza al governo

    Due interventi sulla futura legge elettorale per dimostrare che il Pd è più liberista di Berlusconi.
    Berlusconi: "Il nuovo sistema deve portare a una maggioranza che rappresenti effettivamente la maggioranza degli elettori mentre il sistema maggioritario come è stato concepito porta alla possibilità che una minoranza possa governare contro la maggioranza degli elettori. Il che mi sembra non sia democrazia". Dunque per Berlusconi la democrazia è il governo della maggioranza (il Fatto Quotidiano definisce questo "il suo chiodo fisso", non sapendo di fargli un complimento).
    Risponde Richetti (ex Margherita, renziano della prima ora): "L'importante è che l'impostazione conservi un impianto maggioritario e che garantisca governabilità come chiesto da Renzi. Nessun ritorno a logiche da 'proporzionale' e restituzione di un risultato chiaro rispetto alle scelte dei cittadini". Per Richetti e Renzi la democrazia è meno importante della governabilità e in nome dell'efficienza e del decisionismo una minoranza incapace di ottenere un ampio consenso deve lo stesso ottenere il controllo assoluto del paese.

    Commenta per primo! Leggi tutto...
  • Le cause del degrado in via d'importazione in Italia

    Il congresso repubblicano, sicuro dell'appoggio di Trump, ha appena cancellato una legge passata nel 2012 dopo che un ventenne squilibrato uccise venti bambini e altre sei persone in una scuola elementare. La legge si limitava a imporre controlli al momento della vendita delle armi in modo da non farle andare in mano a persone afflitte da gravi problemi psichiatrici. Ma alla lobby delle armi questo non andava bene e neppure alla destra liberista, che ai suoi sostenitori, lasciati alla mercè delle multinazionali e già privati di assistenza sociale e di solidarietà umana, deve almeno offrire il senso di potenza che danno le pistole e i fucili a ripetizione.
    Perché lo racconto? Non per farvi sentire molto migliori di questi americani (una minoranza ma decisa e organizzata): troppo facile. E neppure per mostrare dove ci sta facendo precipitare Trump: a voi che non vivete qui, giustamente, che ve ne frega? Lo racconto perché le cause di questo degrado sono due ed entrambe in via d'importazione in Italia, inizialmente da Berlusconi fra molte resistenze e adesso senza alcuna opposizione dal Pd renziano. Eccole:

    Commenta per primo! Leggi tutto...
  • Tertium non datur

    Come mai Renzi e la sua banda possono continuare a sentirsi i padroni non solo del Pd ma anche dell'Italia? Come mai, malgrado la pesante sconfitta, possono continuare a fare quello che vogliono? Per una sola ragione: che una significativa parte della sinistra, inclusa quella radicale, si è fatta convincere dagli stessi media di cui quotidianamente sperimenta e denuncia la parzialità, che un successo del M5S sarebbe un salto nel buio. Bevendosi ingenuamente, o più spesso in malafede, assurdi paralleli con il fascismo e con il nazismo o anche il trumpismo, tutti e tre fenomeni apertamente reazionari, nel senso che non nascondevano affatto i loro intenti, anzi li ostentavano perché era quello che la gente voleva sentire. Il M5S non ha nulla a che vedere con il fascismo, né a livello di pratiche politiche né di retorica – certamente meno del Pd, reduce dal fallito colpo di stato soft dell’Italicum e della riforma costituzionale e già pronto a riprovarci.

    Commenta per primo! Leggi tutto...
  • Il senso profondo della vittoria referendaria

    Nelle nebbie del politicismo e delle strumentalizzazioni della crisi di governo rischia, dal punto di vista dell’immagine complessiva, di smarrirsi il senso profondo della vittoria referendaria. E’ bene ricordarlo: premesso che lo strumento referendario nell’occasione è stato messo in moto dallo stesso Governo alla ricerca di una legittimazione popolare mai avuta e che le stesse riforme costituzionali erano state promosse dall’Esecutivo. Un passaggio che ha di fatto identificato la riforma con il Governo: una vera pericolosa anomalia istituzionale. 

    Commenta per primo! Leggi tutto...
  • La milano dove ha vinto il sì.

    La Milano dove ha vinto il sì.

    Milano non è solo la più grande città del Paese per ricchezza prodotta. È anche la città più sensibile d’Italia ai discorsi sulla governabilità, sull’equilibrio, sulla stabilità, in nome dei daneé da conservare, dei soldi da moltiplicare, del potere da accrescere.

    A Milano si è affermato un banchiere che si chiamava Michele Sindona, che insegnava ai milanesi come non pagare le tasse (e, già che c’era, riciclava i soldi di Cosa nostra). A Milano è nato il craxismo, poi il bossismo, poi il berlusconismo. A Milano, proprio nel centro, collegio 1, veniva eletto il senatore Marcello Dell’Utri, ora in carcere per i suoi rapporti con la mafia.

    I suoi elettori si sono ora convertiti alla “governabilità” di Renzi e al sostegno del sì. Felici del passo avanti. Ma il Pd, invece di gioire acriticamente considerando Milano “all’avanguardia nell’innovazione politica”, forse farebbe bene a interrogarsi perché, in tutta questa modernità, ha conquistato il centro ma ha perso le periferie e i giovani.

     

    Commenta per primo! Leggi tutto...
  • Font size:
  • Decrease
  • Reset
  • Increase
Lunedì, 08 Maggio 2017 17:59

Elezioni francesi: astensione e rappresentatività.

di 
Vota questo articolo
(0 Voti)

Una prima navigazione nei numeri del turno di ballottaggio delle elezioni presidenziali francesi 2017 ci consente di poter affermare come sia sicuramente cresciuta l'astensione ma, alla fine, il dato di rappresentatività del Presidente eletto sia risultato di sicuro rilievo. Osserviamo i numeri in cifra assoluta, non stancandoci di ricordare che i dati delle elezioni vanno sempre valutati in questi termini, non limitandoci alle sole percentuali. Nelle liste elettorali risultavano iscritti 47.552.183 elettrici ed elettori : i due candidati hanno ottenuto complessivamente 31.340.814 voti validi pari al 65,90%. Il candidato eletto Macron con 12. 175.109 voti ha raccolto il 43,53% sul totale degli aventi diritto: un dato che, appunto, ci consente di affermare come il suo grado di rappresentatività rispetto al sistema risulti di sicuro rilievo. La candidata sconfitta, Le Pen, ha ottenuto 10.637.120 voti pari al 22,37% del totale degli aventi diritto confermando l'impressione di mancato sfondamento (nonostante il grande battage mediatico a favore e – soprattutto – contro) che ci eravamo permessi di segnalare al primo turno.

 L'incremento dei due candidati tra i due turni elettorali è stato il seguente: Macron è cresciuta di 12.175.109 voti ( 58,80%) Le Pen 3.933.006 (36,97%). Complessivamente i due candidati hanno usufruito di 15.153.239 voti sui 19.550.149 lasciati disponibili dagli altri candidati sconfitti al primo turno: questo dato significa che il 77,50% delle elettrici e degli elettori che il 23 Aprile avevano preferito un candidato poi eliminato dalla competizione hanno deciso di recarsi alle urne domenica scorsa per votare uno dei due candidati approdati al ballottaggio. L'astensione complessiva è cresciuta di 4.954.163 unità (10,41%) ma coloro che hanno deciso di non scegliere hanno preferito la via della scheda bianca o nulla alla diserzione dei seggi. Infatti l'astensione è cresciuta di 1.830.832 unità mentre le schede bianche sono aumentate di 2.354.699 e le nulle di 768.632. Per realizzare una accurata statistica dei flussi sarà necessario esaminare in profondità i dati sul piano della divisione territoriale: lavoro complesso che richiederà un qualche tempo perché sia realizzato con una adeguata approssimazione scientifica. Per adesso, infatti, le valutazioni che circolano sono frutto di rilevazioni eseguite attraverso gli exit – poll. In ogni caso alcuni dati evidenti sono già valutabili: la grande maggioranza dell'elettorato che aveva scelto Fillon si è riversato su Macron (da 4,5 a 5 milioni di voti), i sostenitori di Mélenchon hanno suddiviso il proprio comportamento tra il sostegno a Macron e l'astensione (in prevalenza la scheda bianca), il temuto flusso da "sinistra" in favore della candidatura Le Pen è risultato sicuramente molto inferiore a quanto temuto/sperato a seconda dei punti di vista (dovrebbe trattarsi di una cifra nettamente inferiore al milione di voti). Insomma: non c'è stata la valanga dell'unione di tutti contro il "nemico alle porte", ma una spinta avversativa verso la candidatura di estrema destra sicuramente ha avuto un notevole peso. Nulla di paragonabile, naturalmente, con quanto accadde nel ballottaggio 2.002 quando Chirac, tra il primo turno e il secondo incrementò il proprio bottino elettorale di quasi 25 milioni di voti a fronte dei 700.00 voti di incremento ottenuti dalla candidatura di Le Pen padre. Dal punto di vista del dato di rappresentatività dell'eletto rispetto all'intero sistema (ricordo : il 43,63% dell'universo delle /degli aventi diritto al voto) può risultare interessante una comparazione con le elezioni dei Sindaci in Italia. Prendiamo il caso, recentissimo, di tre grandi città del nostro Paese. Torino, Milano, Roma. A Torino i candidati pervenuti al ballottaggio hanno assommato 371.644 suffragi pari al 53,41% del totale degli iscritti nelle liste. Il Sindaco eletto ha avuto il 29,14% (Macron 43,63%). A Milano i candidati pervenuti al ballottaggio hanno raccolto complessivamente 511.533 voti pari al 50,81% del totale aventi diritto. Il Sindaco è stato eletto con il 26,27% (Macron 43,63%). A Roma i candidati prevenuti al ballottaggio hanno assommato 1.147.499 voti pari al 48,54%. Il Sindaco eletto si è poi fermato al 32,59%, la quota più elevata tra le tre grandi città prese in esame, infliggendo un grande distacco all'altro candidato. (Macron 43,63%). Questi possono essere considerati i primi dati analitici che si possono fornire a questo punto con una certa cognizione di causa al di là delle analisi politiche di varia natura che oggi riempiono gli schermi televisivi e i giornali con grande enfasi propagandistica. Si può dire, in sostanza, che la vittoria di Macron è stata netta, rappresentativa rispetto al sistema e sicuramente trasversale rispetto al dato di provenienza politica del voto: In linea quindi con il tipo di costruzione elettoral – mediatica messa in piedi attorno alla sua candidatura. Contenuti programmatici e azione di governo saranno sicuramente "altra cosa". Sarà molto interessante, dal punto di vista dell'analisi elettorale, seguire l'andamento delle legislative il cui primo turno è previsto per il prossimo 11 Giugno. Il dato di maggior interesse, in quel momento, sarà rappresentato dall'esito del processo di scomposizione delle'elettorato francese registrato al primo turno delle presidenziali (circa l'85% dei voti validi spalmati su 4 candidature) e il processo di ricompattamento verificatosi in maniera rilevante, come abbiamo avuto modo di osservare, al ballottaggio. La dinamica di concentrazione del voto verificatasi al ballottaggio avrà un qualche effetto sulle candidature presenti al primo turno delle legislative, oppure si tornerà – più o meno – alla suddivisione del primo turno delle presidenziali con un secondo turno ricco di "triangolari" se non di "quadrangolari" qualora non funzionasse la possibilità di un gioco di desistenze (in passato tradizionale, specialmente a sinistra) ? La realtà concreta al riguardo di ciò che sta muovendosi nella società francese e nelle dinamiche del suo sistema politico si potrà cominciare a capire l'11 Giugno dalla risposta che sarà fornita dall'elettorato a questo ultimo interrogativo.

Letto 247 volte

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna