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  • Una minoranza al governo

    Due interventi sulla futura legge elettorale per dimostrare che il Pd è più liberista di Berlusconi.
    Berlusconi: "Il nuovo sistema deve portare a una maggioranza che rappresenti effettivamente la maggioranza degli elettori mentre il sistema maggioritario come è stato concepito porta alla possibilità che una minoranza possa governare contro la www.alia2.org maggioranza degli elettori. Il che mi sembra non sia democrazia". Dunque per Berlusconi la democrazia è il governo della maggioranza (il Fatto Quotidiano definisce questo "il suo chiodo fisso", non sapendo di fargli un complimento).
    Risponde Richetti (ex Margherita, renziano della prima ora): "L'importante è che l'impostazione conservi un impianto maggioritario e che garantisca governabilità come chiesto da Renzi. Nessun ritorno a logiche da 'proporzionale' e restituzione di un risultato chiaro rispetto alle scelte dei cittadini". Per Richetti e buy viagra in australia Renzi la democrazia è meno importante della governabilità e in nome dell'efficienza e del decisionismo una minoranza incapace di ottenere un ampio consenso deve lo stesso ottenere il controllo assoluto del paese.

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  • Le cause del degrado in via d'importazione in Italia

    Il congresso repubblicano, sicuro dell'appoggio di Trump, ha appena cancellato una legge passata nel 2012 dopo che un ventenne squilibrato uccise venti bambini e altre sei persone in una scuola elementare. La legge si limitava a imporre controlli al momento della vendita delle armi in modo da non farle andare in mano a persone afflitte da gravi problemi psichiatrici. Ma alla lobby delle armi questo non andava bene e neppure alla destra liberista, che ai suoi sostenitori, lasciati alla mercè delle multinazionali e già privati di assistenza sociale e di solidarietà umana, deve almeno offrire il senso di potenza che danno le pistole e i fucili a ripetizione.
    Perché lo racconto? Non per farvi sentire molto migliori di questi americani (una minoranza ma decisa e buy levitra online no prescription organizzata): troppo facile. E neppure per mostrare dove ci sta facendo precipitare Trump: a voi che non vivete qui, giustamente, che ve ne frega? Lo racconto perché le cause di questo degrado sono due ed entrambe in via d'importazione in Italia, inizialmente da Berlusconi fra molte resistenze e adesso senza alcuna opposizione dal Pd renziano. Eccole:

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  • Tertium non datur

    Come mai Renzi e la sua banda possono continuare a sentirsi i padroni non solo del Pd ma anche dell'Italia? Come mai, malgrado la pesante sconfitta, possono continuare a fare quello che vogliono? Per una sola ragione: che una significativa parte della sinistra, inclusa quella radicale, si è fatta convincere dagli stessi media di cui quotidianamente sperimenta e denuncia la parzialità, che un successo del M5S sarebbe un salto nel buio. Bevendosi ingenuamente, o più spesso in malafede, assurdi paralleli con il fascismo e con il nazismo o anche il trumpismo, tutti e tre fenomeni apertamente reazionari, nel senso che non nascondevano affatto i loro intenti, anzi li ostentavano perché era quello che la gente voleva sentire. Il M5S non ha nulla a che vedere con il fascismo, né a livello di pratiche politiche né di retorica – certamente meno del Pd, reduce dal fallito colpo di stato soft dell’Italicum e della riforma costituzionale e www.greatpumpkincommonwealth.com già pronto a riprovarci.

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  • Il senso profondo della vittoria referendaria

    Nelle nebbie del politicismo e delle strumentalizzazioni della crisi di governo rischia, dal punto di vista dell’immagine complessiva, di smarrirsi il senso profondo della vittoria referendaria. E’ bene ricordarlo: premesso che lo strumento referendario nell’occasione è stato messo in moto dallo stesso Governo alla ricerca di una legittimazione popolare mai avuta e che le stesse riforme costituzionali erano state promosse dall’Esecutivo. Un passaggio che ha di fatto identificato la riforma con il Governo: una vera pericolosa anomalia istituzionale. 

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  • La milano dove ha vinto il sì.

    La Milano dove ha vinto il sì.

    Milano non è solo la più grande città del Paese per ricchezza prodotta. È anche la città più sensibile d’Italia ai discorsi sulla governabilità, sull’equilibrio, sulla stabilità, in nome dei daneé da conservare, dei soldi da moltiplicare, del potere da accrescere.

    A Milano si è affermato un banchiere che si chiamava Michele Sindona, che insegnava ai milanesi come non pagare le tasse (e, già che c’era, riciclava i soldi di Cosa nostra). A Milano è nato il craxismo, poi il bossismo, poi il berlusconismo. A Milano, proprio nel centro, collegio 1, veniva eletto il senatore Marcello Dell’Utri, ora in carcere per i suoi rapporti con la mafia.

    I suoi elettori si sono ora convertiti alla “governabilità” di Renzi e al sostegno del sì. Felici del passo avanti. Ma il Pd, invece di gioire acriticamente considerando Milano “all’avanguardia nell’innovazione politica”, forse farebbe bene a interrogarsi perché, in tutta questa modernità, ha conquistato il centro ma ha perso le periferie e i giovani.

     

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  • La progressiva perdita della nostra sovranità popolare.

    Cari amici, 

    immagino che in queste settimane molti di voi saranno stati bombardati da notizie e proclami sul referendum costituzionale confermativo del prossimo 4 dicembre.

    Io mi sono ripromessa di rispettare sempre le scelte di ognuno, ma credo che per convincere gli indecisi siano state realizzate campagne di vera disinformazione e che le pressioni esterne  sulle nostre scelte costituzionali interne siano state indebite e sospette.

    Ricordo i referendum costituzionali che hanno preceduto quello del 4 dicembre e generic form of viagra sinceramente devo confessare che rimpiango il SI alle modifiche del Titolo V realizzate nel 2001. E, purtroppo, non posso non pensare al silenzio e alla clandestinità che hanno accompagnato la modifica dell'articolo 81 della Costituzione, quello che ci ha portato al pareggio di bilancio obbligatorio e alla necessità di elemosinare dall'Europa quella poca flessibilità ( del resto molto male utilizzata!) che ci fa apparire degli accattoni! Quella modifica costituzionale fu approvata in poco più di sei mesi, con un percorso  iniziato il 5 ottobre 2011 e conclusosi il 17 aprile 2012. In sei mesi, quindi, e nel quasi totale silenzio dei media, si realizzò una modifica costituzionale, di rango analogo a quella che sta incendiando gli animi in tutto il Paese. 

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  • Se vince il NO

    di DA INTERNET

    Renzi ha detto che se vince il NO si torna indietro di 30 anni.
    ...Splendido!
    Nel 1986...
    - non esistevano i contratti cococo, progetto, jobact, da dipendente a partita iva, voucher, ...
    - si andava in pensione ad una età decorosa
    - c'era l'articolo 18 e le tutele per il lavoratore
    - la benzina costava £1.258 tradotto in €0,65 al litro
    - non c'erano suv tra le palle
    - c'erano tanti concorsi per i posti pubblici
    - la rai mandava in onda film in prima visione e trasmissioni senza interruzioni di pubblicità
    - non c'era il ticket nella sanità pubblica
    - a 25 anni ci si poteva permettere di metter su famiglia. 
    - i bambini giocavano per la strada.
    - Berlusconi non era in politica e Renzi era il più preso per il culo dai suoi compagni alle elementari.
    -non c'era la "buona scuola", ma la scuola era buona davvero. 
    Allora che aspettate a votare NO?!?

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"L'Italia aveva perduto la guerra, subito terribili bombardamenti, l'avanzata alleata e la ritirata tedesca dalla Sicilia fino al Nord, con grandi distruzioni, devastazioni e viagra soft tabs 100mg online sconvolgimenti: non era un paese ricco e gli eventi della guerra lo impoverirono ancora di più. Dopo l'estromissione della sinistra dal governo prese corpo una politica economica che danneggiò ulteriormente i ceti popolari. Luigi Einaudi, ministro del Bilancio, attuò con rigore e coerenza la politica liberista e deflazionista che era stata perseguita in modo timido e incerto dai governi precedenti. Il Piano Marshall, che è della tarda primavera del 1947, favorì e in un certo senso rese necessaria la stretta deflazionista. Le restrizioni creditizie determinarono forti cali nell'occupazione resi ormai possibili dallo sblocco dei licenziamenti. Insieme con la crescita della disoccupazione si ebbe la diminuzione del potere di contrattazione dei sindacati indeboliti ulteriormente dalla scissione dell'anno successivo: per fare un esempio nel 1950, la CGIL, dopo essersi strenuamente opposta, accettò un accordo sui licenziamenti che era un grave vulnus per i lavoratori e accresceva il potere del datore di lavoro di mandare via il dipendente "ad natum".

Ultima modifica il Lunedì, 20 Febbraio 2017 19:15
Mercoledì, 25 Gennaio 2017 18:35

Intevista ad Elio Veltri

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Alessandra Benvenuto giornalista ex Repubblica - Unità, intervista Elio Veltri in occasione della presentazione, a Foggia in data 20 Gennaio 2017, del suo ultimo libro "Non è un paese per onesti" 

alla pagina seguente troverete il link

 

Ultima modifica il Mercoledì, 25 Gennaio 2017 18:48
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Si ritrova ad aver paura l’alta borghesia più raffinata, cosmopolita, globalista, guerrafondaia del Pianeta, che ha fondato, in questi anni, la propria smisurata crescita di ricchezza sullo sviluppo illimitato di una tecnologia sottraente lavoro e “facente crescita” su smisurati profitti.

Una borghesia che – all’interno di se stessa –ha generato la classe politica più guerrafondaia della storia sulla base della nuova dottrina dell’esportazione della democrazia combattendo il terrorismo e http://www.jobsinvermilion.com/buy-viagra-on-line-in-uk strizzando l’occhio ai suoi finanziatori.

Così si evoluta /involuta quella classe auspicata e descritta da Madison dalla quale sarebbero sorti “lo statista illuminato” e il “filosofo benevolo” che avrebbero retto le redini del potere.

Idealmente “puri” e “nobili” questi uomini (le donne al tempo di Madison non erano contemplate, un punto da ricordare proprio nel giorno della “Women’s march) “contrassegnati dall’intelligenza, dal patriottismo, dalla proprietà e dall’indipendenza economica” avrebbe costituito un gruppo scelto di cittadini , la cui saggezza potrebbe distinguere meglio i veri interessi del loro paese, e che, per il loro patriottismo e il loro amore per la giustizia, saranno  disposti a sacrificare tali interessi momentanei o paralleli”.
Dall’utopia del Federalista e della sua anticipatrice teoria delle éelite (in allora, Mosca, Pareto e Michels erano lontani da venire) sono sorti alla fine, da un lato, il gruppo chiuso dell’establishment che ha prodotto i Bush, i Clinton e gli Obama e dall’altro, per la via dei “Tea party”, Donald Trump.

Nessuno estraneo all’altro: il tutto frutto delle degenerazione culturale, morale e buy online pill cialis infine politica delle classi dirigenti sfruttatrici.

Torniamo, però, all’attualità.La paura genera paura e il ceto sottostante a quest’alta borghesia appena descritta ha deciso, improvvisamente, di “cambiare spalla al proprio fucile” e di affidare il paese dal quale dipendono le sorti di una buona parte del mondo, a un altro tipo di riccone che inaugurato il suo regno all’insegna di una dottrina apparentemente opposta: in luogo del globalismo l’isolazionismo; invece della libertà sconfinata di produrre tecnologia destinata all’individualismo il vecchio sapore delle ferriere (e relativi padroni), in luogo dell’e-commerce universalista il vecchio protezionismo dei dazi doganali.

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Contrasto delle migrazioni “irregolari”, gestione dell’ordine pubblico e repressione del dissenso. Con Marco Minniti al Viminale si annuncia un giro di vite alla vigilia di importanti appuntamenti come il G7 a Taormina e le elezioni politiche.

 

Quello guidato da Paolo Gentiloni è davvero il governo fotocopia di Matteo Renzi? La promozione di Domenico “Marco” Minniti da sottosegretario con delega ai servivi segreti a ministro dell’Interno rappresenta una novità più che inquietante alla luce dei nuovi programmi di contrasto delle migrazioni “irregolari” o di gestione dell’ordine pubblico e repressione del dissenso. Non è certo un caso, poi, che il cambio al Viminale avvenga alla vigilia dei due appuntamenti internazionali che hanno convinto a rinviare sine die la fine della legislatura: la celebrazione del 60° anniversario della firma del Trattato istitutivo della Cee (il 25 marzo a Roma), ma soprattutto il vertice dei Capi di Stato del G7 a Taormina il 26 e 27 maggio. Marco Minniti, di comprovata fede Nato, vicino all’establishment ultraconservatore degli Stati Uniti d’America e alle centrali d’intelligence più o meno occulte del nostro Paese appare infatti come il politico più “adeguato” per consolidare il giro di vite sicuritario sul fronte interno e strappare a leghisti e centrodestra il monopolio della narrazione sul “pericolo” immigrato. Curriculum vitae e does generic cialis work trame tessute in questi anni ci spiegano come e perché.

Originario di Reggio Calabria, una laurea in filosofia e una lunga militanza nel Pci prima, nel Pds e nei Ds dopo, nel 1998 Minniti viene chiamato a ricoprire l’incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (premier l’amico Massimo D’Alema), anche allora con delega ai servizi per le informazioni e la sicurezza; l’anno seguente, con le operazioni di guerra Nato in Serbia e Kosovo, Minniti assume il coordinamento del Comitato interministeriale per la ricostruzione dei Balcani. Nel 2001 viene eletto per la prima volta alla Camera dei deputati e con la costituzione del governo Amato, è nominato sottosegretario alla Difesa per la cooperazione militare con Ue, Nato e pfizer viagra female Stati Uniti e la promozione dell’industria bellica (ministro Sergio Mattarella).Con il ritorno di Silvio Berlusconi alla guida di Palazzo Chigi, Minniti assume il ruolo di capogruppo Ds in Commissione Difesa e componente della delegazione italiana all’Assemblea dei parlamentari presso il comando generale della Nato. A Bruxelles il politico calabrese fa da relatore del gruppo di lavoro sull’Europa sud-orientale e la partnership Ue-Nato, perorando l’ingresso nell’Alleanza di Albania, Croazia e Macedonia.

Nel novembre 2005 è Minniti a presiedere ilconvegno nazionale Ds su “difesa e industria bellica in Italia”, relatori, tra gli altri, ministri, capi delle forze armate e manager delle holding belliche. “Chiedo un maggiore impegno a sostegno del complesso militare-industriale, per ottenere finanziamenti aggiuntivi per nuovi sistemi d’arma e web prescription cialis rafforzare la difesa europea con la costituzione di battaglioni da combattimento che si coordino con la Forza di pronto intervento Nato”, fu l’accorato appello di Minniti ai compagni di partito.

 

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Si è discusso e parlato tanto, nel corso del 2016, sulle Olimpiadi a Roma. Principale avvenimento sportivo al mondo per eccellenza. La festa dello sport, dei colori, della diversità di razze e culture, tutte riunite sotto un'unica bandiera olimpica. Molte, nel corso degli anni, le edizioni bellissime dei giochi olimpici, compresa l’ultima, quella di Rio de Janeiro, una delle più belle e spettacolari di sempre. Uno evento grandioso, che nell’immaginario collettivo avrebbe dovuto portare una ventata eccezionale di turismo, ricchezza, popolarità, e prestigio per il paese ospitante. Molti politici e governanti sposano le Olimiadi, con o senza convinzione, illudendo i propri cittadini sull’importanza e sui benefici che ne deriverebbero. La realtà invece è un'altra. Nel caso del Brasile, i dati parlano di un paese ugualmente in ginocchio, ancora di più dopo le folli spese sostenute per le olimpiadi. Una nazione in preda da mesi a una crisi profonda, che di certo le Olimpiadi non hannno contribuito a migliorare.  Ma il caso che più eclatante è quello della Grecia, organizzatrice della bellissima e imponente Olimpiade del 2004.

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 Biografia, diario, libro di memorie, saggio, messa a punto di una stagione storico-politica irripetibile? Questo nuovo libro di Elio Veltri è molte cose assieme perché è un libro multiforme in cui più generi e cheapest prices for levitra formule vi fanno irruzione, compreso un certo gusto per la narrazione e la letteratura. Qua e là affiorano descrizioni di visioni, scorci, profumi, sapori, umori, nostalgie, personaggi, che hanno a che fare con la poesia, e poetica è la lingua dialettale che fa capolino qua e là. Non è un paese per onesti, sottotitolo: Storia e storie di socialisti perbene, è un libro denso e pieno di fatti, ricco com’è di eventi e personaggi pubblici molti dei quali consegnati alla storia del secolo scorso. Perché attraversa un arco temporale di tutto rispetto, e perché la temperie dentro cui fatti e cialis soft tabs scam personaggi si situano, è stata una delle più esaltanti, drammatiche, scandalose e infine deludenti della storia politica italiana. Dal punto di vista in cui si situa Veltri e a consuntivo finale, può con fierezza dare conto di aver bene operato. Ma ha potuto ben operare non solo perché l’insegnamento del rigoroso ed onestissimo padre Agamennone (azionista prima e socialista per tutta la vita poi) è stato eticamente impeccabile, ma perché egli stesso ha concepito la propria esistenza e il proprio ruolo sociale come parte integrante di quelle idee e di quell’insegnamento ricevuti. Di quell’insegnamento verificato nel concreto della quotidianità minuta fatta di dedizione agli altri e di solidarietà, che da quel sentire e www.gomaelettronica.it da quelle idee discendono e sono nutrite. Dedizione agli altri e alla propria comunità che finisce per divenire essenza umana prima che istanza politica. Su queste basi Veltri ha potuto ricostruire e forgiare il proprio io che è divenuto un abito consustanziale al suo sentire interiore e al suo stesso operare sociale.

 

 

non  un paese per onesti

Ultima modifica il Venerdì, 06 Gennaio 2017 18:53
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La Cassazione ha confermato e spiegato (con le relative motivazioni) la storia giudiziaria dello stabilimento Thyssen di Torino, confermando la “colpa imponente” dell’ex amministratore delegato della ditta tedesca Harald Espenhahn e altri cinque manager del gruppo siderurgico per aver provocato l’incendio dello stabilimento di Torino nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 in cui persero la vita sette operai. Secondo i giudici della corte suprema, quella dell’ex amministratore delegato e degli altri amministratori è una “colpa imponente” tanto per la consapevolezza che gli imputati avevano maturato del tragico evento prima che poi ebbe a realizzarsi,

Ultima modifica il Mercoledì, 28 Dicembre 2016 11:51
Mercoledì, 14 Dicembre 2016 19:50

Un "garbato" no al Governo

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Onorevole Gentiloni, lei ha esordito con toni garbati, affermando di volere un dialogo con il Parlamento. È una novità, dopo 3 anni in cui il suo predecessore si presentava in queste aule con atteggiamento di sfida, provocava il Parlamento, pretendeva che si obbedisse ai diktat dell’amministrazione, al Governo e viagra 100 alle lobby economiche che ne ispiravano le scelte.

Dopo il voto del 4 dicembre invece, “In nome della Costituzione, segno di unità, può svilupparsi - scrive oggi l’ex presidente della Corte costituzionale Onida - la ricerca paziente, dal basso, di una politica meno arrogante, meno sicura di sé, più «umile», anche più orientata alla ricerca dell’incontro al di là dello scontro, della convergenza possibile al di là della contrapposizione; più capace, anche per questo, di parlare il linguaggio della verità, magari scomoda, dell’unità e della solidarietà. Una politica che guardi avanti e in alto, pur mantenendo i piedi bene per terra e individuando i passi che si possono fare ogni giorno”.

Martedì, 13 Dicembre 2016 09:21

Trasformismo ed opportunismo

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Il lungo viaggio all’interno del sistema politico italiano compiuto dal Presidente  del Consiglio incaricato, Paolo Gentiloni, merita attenzione: dai gruppi del movimento studentesco, all’MLS, alla confluenza nel PdUP, alla redazione di “Pace e Guerra” settimanale diretto, fra gli altri, da Luciana Castellina e Michelangelo Notarianni, agli ecologisti di Legambiente (fucina dei voltagabbana italici) fino alla folgorazione sulla via di Damasco in  compagnia del radicale e verde arcobaleno Rutelli, giù giù agli ex- democristiani della Margherita e all’improvvisarsi – repentino e levitra pfizer tempestivo – della funzione di ideologo del renzismo (funzione dalla quale è transitato direttamente al Ministero degli Esteri) si tratta di un cursus honorum cui meritano di essere dedicate due definizioni : quelle di trasformismo e di opportunismo. Fa impressione come i giornali raccontino una vicenda del genere, quasi si trattasse di un percorso a tappe quasi naturali da toccare, senza alcun richiamo all’enormità della contraddizione che appunto consideriamo frutto di trasformismo e opportunismo. Ecco di seguito le definizioni:

 

Ultima modifica il Martedì, 13 Dicembre 2016 10:00
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Scrive su Facebok Francesco Erspamer

 

“Mattarella, democristiano doc eletto presidente con i voti del Pd sta negoziando con Renzi, segretario del Pd e pure lui democristiano, il nome del prossimo presidente del consiglio: si parla solo di democristiani piddini: Franceschini, Gentiloni. Mi ha fatto ricordare di quando il PCI di Berlinguer propose alla DC il compromesso storico. Fu rifiutato. La DC aveva un piano più ambizioso: l’assorbimento della sinistra e grazie a Napolitano, Veltroni, D’Alema e Bersani c’è riuscita. Altro che compromesso storico: il Pd, ormai partito democristiano a tutti gli effetti (e irrimediabilmente tale), è il risultato di quella che gli storici futuri ricorderanno come una storica resa incondizionata.

 

Sono d'accordo.  Non é successo solo questo. É avvenuta una mutazione genetica non solo nel progetto (fusione a freddo tra PCI-PDS-DS  e DC)  ma anche nei singoli dirigenti che hanno trascinato con loro la base del vecchio PC-PDS-DS-PD. Già  negli anni novanta Veltroni andava affermando, senza far conta alla base, che all'interno del PDS non c' erano più  comunisti. Con quel non “più” volendo significare che secondo lui tutti avevano fatto abiura rinnegando la propria appartenenza; così in effetti non era per tutta la base. L’introduzione di slogan come l’”I care” all’americana si è dimostrata una goffa imitazione di un sistema politico, quello americano che non ci appartiene.  Fassino che si definisce berlingueriano elogia e  riabilita Craxi come padre della “sinistra riformista” e con grave spregio lo promuove al pantheon della Sinistra paragonandolo a Pietro Nenni, Sandro Pertini, Riccardo Lombardi e  Francesco De Martino.

Ultima modifica il Lunedì, 30 Gennaio 2017 19:57
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