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  • Le cause del degrado in via d'importazione in Italia

    Il congresso repubblicano, sicuro dell'appoggio di Trump, ha appena cancellato una legge passata nel 2012 dopo che un ventenne squilibrato uccise venti bambini e altre sei persone in una scuola elementare. La legge si limitava a imporre controlli al momento della vendita delle armi in modo da indian cialis generic non farle andare in mano a persone afflitte da gravi problemi psichiatrici. Ma alla lobby delle armi questo non andava bene e neppure alla destra liberista, che ai suoi sostenitori, lasciati alla mercè delle multinazionali e www.forensic-medicine.pl già privati di assistenza sociale e di solidarietà umana, deve almeno offrire il senso di potenza che danno le pistole e i fucili a ripetizione.
    Perché lo racconto? Non per farvi sentire molto migliori di questi americani (una minoranza ma decisa e organizzata): troppo facile. E neppure per mostrare dove ci sta facendo precipitare Trump: a voi che non vivete qui, giustamente, che ve ne frega? Lo racconto perché le cause di questo degrado sono due ed entrambe in via d'importazione in Italia, inizialmente da Berlusconi fra molte resistenze e adesso senza alcuna opposizione dal Pd renziano. Eccole:

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  • Tertium non datur

    Come mai Renzi e la sua banda possono continuare a sentirsi i padroni non solo del Pd ma anche dell'Italia? Come mai, malgrado la pesante sconfitta, possono continuare a fare quello che vogliono? Per una sola ragione: che una significativa parte della sinistra, inclusa quella radicale, si è fatta convincere dagli stessi media di viagra through canada cui quotidianamente sperimenta e denuncia la parzialità, che un successo del M5S sarebbe un salto nel buio. Bevendosi ingenuamente, o più spesso in malafede, assurdi paralleli con il fascismo e natural viagra alternatives con il nazismo o anche il trumpismo, tutti e tre fenomeni apertamente reazionari, nel senso che non nascondevano affatto i loro intenti, anzi li ostentavano perché era quello che la gente voleva sentire. Il M5S non ha nulla a che vedere con il fascismo, né a livello di pratiche politiche né di retorica – certamente meno del Pd, reduce dal fallito colpo di stato soft dell’Italicum e della riforma costituzionale e già pronto a riprovarci.

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  • Il senso profondo della vittoria referendaria

    Nelle nebbie del politicismo e delle strumentalizzazioni della crisi di governo rischia, dal punto di vista dell’immagine complessiva, di smarrirsi il senso profondo della vittoria referendaria. E’ bene ricordarlo: premesso che lo strumento referendario nell’occasione è stato messo in moto dallo stesso Governo alla ricerca di una legittimazione popolare mai avuta e che le stesse riforme costituzionali erano state promosse dall’Esecutivo. Un passaggio che ha di fatto identificato la riforma con il Governo: una vera pericolosa anomalia istituzionale. 

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  • La milano dove ha vinto il sì.

    La Milano dove ha vinto il sì.

    Milano non è solo la discount levitra pharmacy purchase più grande città del Paese per ricchezza prodotta. È anche la città più sensibile d’Italia ai discorsi sulla governabilità, sull’equilibrio, sulla stabilità, in nome dei daneé da conservare, dei soldi da moltiplicare, del potere da accrescere.

    A Milano si è affermato un banchiere che si chiamava Michele Sindona, che insegnava ai milanesi come non pagare le tasse (e, già che c’era, riciclava i soldi di Cosa nostra). A Milano è nato il craxismo, poi il bossismo, poi il berlusconismo. A Milano, proprio nel centro, collegio 1, veniva eletto il senatore Marcello Dell’Utri, ora in carcere per i suoi rapporti con la mafia.

    I suoi elettori si sono ora convertiti alla “governabilità” di Renzi e al sostegno del sì. Felici del passo avanti. Ma il Pd, invece di gioire acriticamente considerando Milano “all’avanguardia nell’innovazione politica”, forse farebbe bene a interrogarsi perché, in tutta questa modernità, ha conquistato il centro ma ha perso le periferie e i giovani.

     

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  • La progressiva perdita della nostra sovranità popolare.

    Cari amici, 

    immagino che in queste settimane molti di voi saranno stati bombardati da notizie e where to get non prescription viagra proclami sul referendum costituzionale confermativo del prossimo 4 dicembre.

    Io mi sono ripromessa di rispettare sempre le scelte di ognuno, ma credo che per convincere gli indecisi siano state realizzate campagne di vera disinformazione e che le pressioni esterne  sulle nostre scelte costituzionali interne siano state indebite e sospette.

    Ricordo i referendum costituzionali che hanno preceduto quello del 4 dicembre e sinceramente devo confessare che rimpiango il SI alle modifiche del Titolo V realizzate nel 2001. E, purtroppo, non posso non pensare al silenzio e alla clandestinità che hanno accompagnato la modifica dell'articolo 81 della Costituzione, quello che ci ha portato al pareggio di bilancio obbligatorio e alla necessità di elemosinare dall'Europa quella poca flessibilità ( del resto molto male utilizzata!) che ci fa apparire degli accattoni! Quella modifica costituzionale fu approvata in poco più di sei mesi, con un percorso  iniziato il 5 ottobre 2011 e conclusosi il 17 aprile 2012. In sei mesi, quindi, e nel quasi totale silenzio dei media, si realizzò una modifica costituzionale, di rango analogo a quella che sta incendiando gli animi in tutto il Paese. 

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  • Se vince il NO

    di DA INTERNET

    Renzi ha detto che se vince il NO si torna indietro di 30 anni.
    ...Splendido!
    Nel 1986...
    - non esistevano i contratti cococo, progetto, jobact, da dipendente a partita iva, voucher, ...
    - si andava in pensione ad una età decorosa
    - c'era l'articolo 18 e le tutele per il lavoratore
    - la benzina costava £1.258 tradotto in €0,65 al litro
    - non c'erano suv tra le palle
    - c'erano tanti concorsi per i posti pubblici
    - la rai mandava in onda film in prima visione e trasmissioni senza interruzioni di pubblicità
    - non c'era il ticket nella sanità pubblica
    - a 25 anni ci si poteva permettere di metter su famiglia. 
    - i bambini giocavano per la strada.
    - Berlusconi non era in politica e canada pharmacy viagra Renzi era il più preso per il culo dai suoi compagni alle elementari.
    -non c'era la "buona scuola", ma la scuola era buona davvero. 
    Allora che aspettate a votare NO?!?

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  • Tutti a parlare di due cose; il resto non conta nulla.

    Tutti a parlare di due cose: la bombetta di New York e il primo italiano che si è comprato un iPhone 7. 
    Ormai la female viagra gente ha solo esperienze a telecomando e sono tutte assolute, mai relative. Non conta il pericolo reale, non conta il merito, non contano le cause, le capacità, l'utilità sociale o personale, non conta neppure quello che è davvero successo. Se media e social ripetono mille volte la stessa notizia per tanti è mille volte più rilevante di una notizia, non importa quanto grave, data una volta sola. 

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Al numero 153 di Cromwell Road a Londra si scopre sulla parete una targhetta che recita: “Sir Alfred Hithcock, film director, visse dal 1899 al 1980.” A me è capitato di passarci più di una volta nei miei viaggi nel Regno Unito e di ricordare più volte come i film visti di quel regista fossero particolarmente adatti ai tempi in cui viviamo oggi. Non soltanto particolarmente moderni per i tempi in cui furono girati (e a casa ne ho una piccola collezione e mi capita spesso di rivederli) ma per il ritmo che hanno – e questo l’aspetto più inaspettato - e per il ritmo che hanno conservato, pur dopo molti anni, rispetto ai tempi in cui sono stati girati dallo straordinario regista. Hithcock era nato il 13 agosto 1899 da una famiglia cattolica della classe minuta cockney. La madre, peraltro ottima cuoca, si vestiva con grande pignoleria; da bambino il ragazzo gradiva di sedere immobile accanto al padre, alimentarista, sul carretto trainato dai cavalli, negli appassionanti giri delle consegne. Fece come tanti suoi coetanei il chierichetto. Venne iscritto poi dai gesuiti al St Jgnatius College ma restò indietro di un pfizer cialis uk anno. I colpevoli erano percossi con la verga e online generic cialis 100 mg Alfred la sentì come se andasse al patibolo. Venne iscritto dalla famiglia a corsi di navigazione e di ingegneria. Carte geografiche e mappe erano peraltro la sua passione.

Ultima modifica il Sabato, 20 Agosto 2016 10:44
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 La gravità della situazione è evidente, sul piano internazionale ma soprattutto in Italia nel quadro di una complessiva inesistenza politica dell’Unione Europea. I risultati dell’economia italiana sulle condizioni materiali dei maltrattati cittadini di questo disgraziato Paese sono ben riportati dal rapporto McKinsey, e sono il frutto di politiche profondamente sbagliate portate avanti dal centrosinistra e dal centrodestra nel periodo sciagurato del finto bipolarismo. Politiche colpevolmente sbagliate accentuatesi nella loro negatività con i governi Monti e Letta, sorti sotto il patrocinio del “riformatore” Napolitano, e soprattutto con il governo Renzi, autore dell’incredibile performance degli 80 euro, un’elemosina che – incredibilmente – ha causato un colossale fraintendimento di massa dimostrando tutta la fragilità culturale di un popolo allo sbando, privo di corpi intermedi e di seri soggetti politici di riferimento. Soggetti politici ormai ridotti a terreno di contesa per gruppi di piccolo cabotaggio del potere, come ben dimostrano anche le vicende di questi ultimi giorni.  Nello stralcio dell’articolo di Marianna Mazzucato, che costituisce il “capitolo secondo” (ho suddiviso in presunti “capitoli” tanto per alleggerire il tono è chiaro il richiamo all’economia “mista” che aveva caratterizzato la situazione italiana dal dopoguerra agli anni ’70.  Non si tratta di nostalgia, la situazione era difficile e complicata in allora, si avviava l’invadenza dei partiti, fallì il progetto di programmazione del primo centrosinistra (quello vero), la nazionalizzazione dell’energia elettrica si rivelò, alla fine, una delle fonti della corruzione che erose il sistema nei decenni seguenti. Ciò nonostante si andò avanti modernizzando il Paese, portando all’altezza delle economie più forti: oggi ricorrono i cinquant’anni dell’inaugurazione di Togliattigrad, nel cuore dell’”impero del male”, a dimostrazione che si trattava di un mondo che alla fine era in grado di muoversi in avanti e www.molitor-racing.de non soltanto all’indietro come accade adesso.

Ultima modifica il Sabato, 20 Agosto 2016 08:45
Sabato, 13 Agosto 2016 09:04

Crescita zero, governo in panne

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L’Italia non cresce,allarme PIL, debito record, crescita zero. Nell’ordine, ecco i titoli di Stampa, Repubblica, Corriere e Sole24Ore. I dati sono presto detti. Nel secondo trimestre l’Italia ha totalizzato il risultato peggiore in Europa insieme alla Francia: crescita zero. Ma in Francia hanno pesato gli scioperi contro il jobs act e la crescita tendenziale nell’anno resta dell’1,4% il doppio che in Italia, dove non supererà lo 0,7%. La Germania è cresciuta dello 0,4 nel trimestre e dell’1,7% nell’anno. Lo stesso l’Euro zona, o,4 e 1,8%. Inoltre in Italia ristagnano i consumi e il debito pubblico è cresciuto in un solo mese di ben 7 miliardi toccando i 2.248,8 miliardi di euro, una cifra che spaventerà i rigoristi europei rendendo improbabile (o molto salata, in termini di condizionamenti politici) la concessione di nuovi trattamenti di favore al nostro governo, pur di mantenerlo in sella. E Renzi che fa? Invece di riconoscere che jobs act, taglio dell’IMU e incentivi a pioggia alle imprese si sono rivelati una medicina poco efficace, accusa chi lo contesta rendere il paese meno stabile e promette sfracelli in Europa, la quale dovrà concedere “più flessibilità”.

Venerdì, 12 Agosto 2016 08:37

Marcinelle, 60 anni dalla tragedia.

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Marcinelle, 60 anni dalla tragedia ( a cura di Franco Astengo)

8 Agosto 1956.  Ancora e sempre per non dimenticare, ancora e buy viagra in las vegas sempre per testimoniare la sofferenza, la fatica, il martirio del lavoro. Non dovrà mai esserci tregua per chi sfrutta il lavoro altrui in modo ignobile e disumano. A sessant’anni da Marcinelle assistiamo, oggi come sempre, alla realtà del senso disumano dello sfruttamento del lavoro e – ancora – si considera chi lotta per una società giusta come un sovversivo dell’ordine costituito, un perturbatore dei tranquilli ozi delle classi agiate. Oggi come allora. Dalle classi dominanti non arriva mai un segnale di comprensione della vastità dei delitti da recommended site esse commesse nella grandezza e nella complessità del procedere storico: anzi verifichiamo una intensificazione, un accanimento, che i Governi agevolano e i possessori dell’informazione non solo giustificano ma anzi esaltano in un crescendo di ignobile mistificazione. Oggi qualcuno farà finta di piangere lacrime di coccodrillo. Marcinelle  però non ci richiama semplicemente al lutto e al dolore. Marcinelle richiama all’eternità insuperabile della lotta di classe, all’insopprimibile realtà dello sfruttamento e alla necessità della lotta per sovvertirne il corso soffocatore di tutte le istanze di libertà e di dignità umana.

Venerdì, 12 Agosto 2016 16:29

ILLEGITTIMITA'

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In evidente violazione dell’articolo 11 della Costituzione questo Governo ha portato il Paese in guerra al di fuori da qualsiasi procedura parlamentare, salvo una “informativa” al COPASIR a cose già fatte. Un governo che ha ricevuto la natural alternatives to viagra fiducia da un Parlamento eletto attraverso una legge elettorale dichiarata, nei suoi principi fondamentali e buy generic viagra online in particolare rispetto al premio di maggioranza, incostituzionale dall’Alta Corte con la sentenza 1/2014. L’Alta Corte precisava che il Parlamento in carica (questo: eletto nel febbraio 2013) restava legittimato soltanto per la “continuità dello Stato”. Senso della morale pubblica e della correttezza istituzionale avrebbero voluto che, espletati gli affari correnti, le Camere fossero sciolte e si fosse votato con la legge così come uscita dalle indicazioni fornite dalla Corte Costituzionale. Ciò non è avvenuto: non solo, con una procedura del tutto extraparlamentare, il Presidente della Repubblica in allora ha provveduto alla sostituzione del Primo Ministro (indicato attraverso una manovra interna di Partito) e alla legittimazione di una nuova maggioranza parlamentare sostenuta da transfughi eletti in una formazione che alle elezioni si era presentata come avversaria di quella, il PD,  che aveva ottenuto lo spropositato premio di maggioranza alla Camera dei Deputati (spropositato è l’esatta valutazione della Corte Costituzionale nella già citata sentenza 1/2014).

Venerdì, 12 Agosto 2016 16:16

Perchè voto NO al referendum

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Condivido gli appelli all'unità dei capigruppo del Partito democratico Ettore Rosato e Luigi Zanda, contenuti nelle interviste che hanno rilasciato rispettivamente al Corriere della sera e a la Repubblica. L'unità però non può essere un feticcio da evocare, ma il prodotto di un processo politico da compiere affrontando i nodi da sciogliere e senza continuare a nascondere la testa sotto la sabbia o ripetendo formule consunte su ipotetiche nostre volontà di trasformare in un congresso di partito l'appuntamento referendario.

In realtà, sono oltre due anni che in ogni sede politica e istituzionale andiamo sostenendo che per la sinistra del Partito democratico il problema principale del processo di riforma costituzionale avviato è nel combinato disposto tra il nuovo senato e l'Italicum, ossia dal rapporto tra questi due delicati interventi di ingegneria istituzionale, che un minimo di saggezza avrebbe richiesto di tenere distinti.

Da questa relazione, infatti, scaturiscono due effetti pregiudizialmente negativi e good online place to buy viagra il fatto che si voglia continuare a far finta di non vederli non li rende meno preoccupanti ed essenziali, anche alla luce della sconfitta delle ultime elezioni amministrative.

Il primo aspetto riguarda una mutazione indiretta della forma di governo con l'istituzione di un semi-presidenzialismo del premier o, che dir si voglia, di un premierato assoluto che non ha precedenti in altri sistemi democratici occidentali e, in ogni caso, non è stato accompagnato da very cheap cialis una previsione dei necessari contrappesi istituzionali.

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Il 10 Agosto l’ANSA lancia alcune dichiarazioni del Sen. GOTOR del PD.

500 MILIONI A POVERI? BUFALA POPULISTA. BERTINOTTI?RICORDIAMO COSA RENZI FECE A LETTA

Matteo Renzi dovrebbe rispettare di più i parlamentari del proprio partito, che in due anni hanno votato al Senato oltre 50 fiducie all'esecutivo, alcune delle quali dolorosissime come quella sulla scuola. Invece di preoccuparsi di tenere unito il partito di cui è segretario egli continua a seminare veleno accusandoci di voler "bertinotteggiare". Attenzione però: siamo sicuri che Renzi sia la persona più indicata ad accusare qualcuno di voler far cadere il premier del proprio partito? Crede forse che gli italiani si siano dimenticati la storia del governo Letta e il suo ormai proverbiale ‪#‎Enricostaisereno? Evidentemente il premier, a corto di argomenti più convincenti e al netto della bufala populista sul taglio dei 500 milioni da distribuire ai poveri, pensa di riproporre anche per la campagna referendaria lo schema del "nemico interno". Ma allora è proprio vero che la sconfitta delle amministrative non gli ha insegnato nulla: della serie, continuiamo così, facciamoci del male.

 

Alle dichiarazioni di GOTOR risponde Giovanni Falcetta

Ma, caro Gotor & C del PD (Cuperlo, Bersani, Fassina, etc...,) se la pensate così, perchè avete votato (e continuate a farlo !)

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Mentre si discute (e si blatera) di una nuova terza guerra mondiale, discettando se possa trattarsi o meno di una guerra di religione forse ricordare il passato può risultare utile a non smarrire il senso della tragedia che attraversa la storia. Per questo motivo il bombardamento di Hiroshima deve essere ricordato ad ogni scadenza che il calendario ci offre, al fine ricostruire continuamente nel nostro pensiero il senso complessivo dell’orrore umano. Così quest’anno come ogni anno vale la female viagra by mail pena riflettere anche su poche righe di ricostruzione dei fatti e sull’attualità del dramma della guerra. Nel Maggio 1945 la seconda guerra mondiale si concluse sul teatro europeo ma proseguì in quello del Pacifico con il confronto tra gli USA, in quel momento in possesso di una salda supremazia navale, e il Giappone. Nel Luglio fu convocata a Potsdam, alle porte di Berlino, una conferenza tra le potenze vincitrici sulla Germania al fine di determinare al meglio gli equilibri post-bellici, già tracciati nella precedente conferenza di Yalta. Negli stessi giorni, precisamente il 16 Luglio, ad Alamagordo nel deserto del New Mexico gli scienziati USA (o meglio gli scienziati tedeschi e italiani che si erano rifugiati negli USA al momento delle persecuzioni razziali: da Oppenheimer a Fermi) eseguirono l’esperimento decisivo ai fini dell’utilizzo immediato della bomba atomica. Il Presidente Truman ne ebbe notizia immediata, dapprima in termini generici poi, il giorno 21, in maniera completa e approfondita. Il 24 comunicò la riuscita dell’esperimento direttamente a Stalin e a Molotov dicendo che gli americani possedevano un’arma nuova, di tipo completamente diverso e buy tramadol florida straordinario. Molotov riferisce che Stalin reagì con estrema calma: del resto i sovietici conoscevano benissimo i termini della questione poiché anch’essi lavoravano alla costruzione del terribile ordigno fin dal 1943. La via era aperta per il colpo risolutivo nei confronti del Giappone, tanto più che i nipponici non avevano risposto a un ultimatum stilato dagli USA, dalla Gran Bretagna e dalla Cina il 26 Luglio (l’URSS non era ancora entrata in guerra contro i giapponesi). Dopo l’esperimento di Alamogordo erano state messe a punto due bombe atomiche che potevano essere usate immediatamente. La mattina del 6 agosto 1945 una di queste bombe, nel campo d’aviazione situato sull’isola di Tinian, venne caricata sull’aereo “Enola Gay”, che avrebbe dovuto portarla sul bersaglio. Erano le 8,15 del mattino quando la bomba venne sganciata sulla città di Hiroshima.

Venerdì, 12 Agosto 2016 08:21

Meglio sauditi che russi?

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La guerra di Aleppo e Sirte. Repubblica ha scoperto la doppia guerra (per procura) cui avevo dedicato il caffè del 10. La rappresentazione che ne offre è fondata, nella cronaca dei fatti, ma è, secondo il mio parere, assai discutibile. “Tra i fantasmi di Aleppo”. Fantasmi sono i civili sotto assedio delle truppe di Assad e sotto le bombe russe, i medici e i paramedici legati ai “ribelli” e per questo privi di diritti internazionali, dunque presi di mira. L’assedio - scrive Repubblica- è stato rotto in un punto “con la sola arma di cui disponeva la rivolta: i kamikaze”. Vero? Tutto vero. “Sirte liberata”, ecco l’altro titolo. Per contrapposizione ai “fantasmi di Aleppo” suona come un respiro di sollievo. Il pericolo scampato, gli ultimi cecchini scappati verso il mare dal bunker di Ouagadougou (per questo l’allarme nei nostri porti?). Il buon Serraj, grazie all’appoggio americano, un po’ più forte nei confronti dell’infido Haftar, che sbarra la strada dell’unificazione del paese. Vero, anche questo. Ma la verità (della cronaca) si può discutere, anzi si deve confrontarla con quel che è successo prima e chiedersi quali scenari si apriranno dopo. È il lavoro dell’informazione, per impedire che i fatti siano mobili “qual piuma al vento”, e che la storia si faccia alla fine come vuole il più forte, il più determinato, che non è per forza sempre il più giusto.
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Due membri della Commissione di vigilanza della Rai, Federico Fornaro e Miguel Gotor (conosco meglio il secondo perchè, prima di far politica, ha scritto libri importanti su buy cialis in canada no prescription Aldo Moro che è al centro di miei vecchi e nuovi interessi di storico) hanno deciso di lasciare quella commissione di fronte alle recenti nomine di direttori dei telegiornali della Rai che mostrano la debolezza dell’attuale presidente del Consiglio Renzi di fronte al vicino referendum costituzionale. Al di là di quello che sta dicendo negli ultimi giorni quella del referendum è stato negli ultimi mesi una questione da cui l’ex sindaco di Firenze ha mostrato di voler far dipendere addirittura la fine o la prosecuzione della sua carriera politica. E non a caso nella dichiarazione che gli onorevoli Fornaro e Gotor hanno fatto il giorno della loro dichiarazione di voto emergono con chiarezza le ragioni di fondo del dissenso dalla maggioranza.” E’ del tutto evidente – hanno detto – che le nomine dei nuovi direttori generali rispondono a una logica di normalizzazione dell’informazione pubblica, alla vigilia di importanti scadenze politiche e viagra for women istituzionali e nulla hanno a che vedere con il progetto di una “nuova Rai” promosso dal PD e dall’attuale governo e oggi platealmente disatteso.

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