Periodico on line registrato presso tribunale di Firenze n°5375
home page  Link     Redazione     Archivio      Editoriali      Documenti      Speciali     IpseDixit       Lettere     Incontri&Iniziative  Interviste

giovedì 16 marzo 2006 17.50.53

Qualcuno si è accorto che c’è solo una capitale,

Dal volgare mito di Roma ladrona a Roma locomotiva d’Italia

 di Valerio Longo

14 marzo 2006 – Roma, via della Conciliazione, il grande viale figlio del ventennio che porta dritti in front of cupolone. Al numero 2  c’è l’Auditorium Pio (già di Santa Cecilia).

Qui si tiene la prima convention dei “democratici de Roma capoccia”, quelli che si riconoscono nella Lista Civica di Walter Veltroni. Il Kennedy de’ noantri si ricandida a governare la Capitale nei prossimi cinque anni e ad ascoltarlo non c’è solo la base di militanza diessina, ma anche gente comune, gente che semplicemente vive, studia o lavora a Roma. Già alle 16 capannelli di cittadini e aspiranti consiglieri, municipali e comunali, si mescolano davanti all’ingresso, cercando di riannodare storie, riavviare programmi, in realtà anche intralciando il passaggio agli ignari pellegrini venuti a rendere omaggio al papa teutonico. Il popolo di Veltroni riempie rapidamente l’enorme sala dell’Auditorium. Gli organizzatori parlano di 2.000 intervenuti la questura dirà meno di mille. Scherzi a parte, la partecipazione è spontanea, la gente c’è ed è calorosa. La festa comincia alle 17 e ci si spella subito le mani ascoltando alcuni degli assessori che fanno parte della squadra di Veltroni. Seduti in semicerchio sul palco - tipo Maurizio Costanzo show per intenderci - si lasciano addomesticare dallo scherzoso Michele Mirabella per raccontare di una città che in questi cinque anni è cresciuta più del resto del paese (6,8% secondo il Censis e addirittura 13,7% in termini occupazionali) è risultata più sicura del resto del paese, è stata più solidale e più aperta verso gli immigrati, ha costruito molti parcheggi, ha completato importanti opere ed ha attirato più turisti rispetto al resto d’Italia, il tutto senza avvalersi dei poteri speciali di cui tutte le grandi capitali europee dispongono. Roma restituisce l’ottimismo al resto d’Italia. Ne danno atto il Sole24 Ore e il presidente di Confindustria, Luca Corsero di Montezemolo che così ha commentato i dati – “Queste cifre ci dicono che in Italia ce la possiamo fare”. Insomma una città modello di sviluppo che aspira a fare da traino al paese, altro che Roma ladrona. La Gente dei  canti de-gregoriani (per dirla con Rosario Fiorello) diventa protagonista della campagna elettorale di Veltroni; il leit-motiv dei manifesti è  “La gente che lavora per la gente” e “I cittadini siamo noi”, una boccata di ossigeno rispetto all’opprimente “Giù le mani da An” con cui la destra si difende sui muri di Roma dagli effetti della Spy Connection all’amatriciana.

Dal gruppo di giovani che sostiene il sindaco di Roma all’Auditorium non arrivano solo i freddi numeri di un bilancio che appare indubbiamente positivo, ma arriva anche molto entusiasmo, molta spontaneità e molta voglia di fare e di continuare a fare. Il vulcanico assessore all’infanzia, che ha promosso lodevoli iniziative, ma soprattutto ha aperto nuovi asili nido, incita il pubblico a sostenerla alla maniera di Francesco Totti; c’è anche l’assessore all’urbanistica che ripete come un disco rotto di essere il più giovane assessore del Comune di Roma, il più giovane assessore del Comune di Roma e promette che Roma cambierà volto con la frequenza di Parigi.

E infine c’è lui, Walter Veltroni, ingresso trionfale e discorso interrotto da continue ovazioni. Ricorda la storia del suo mandato, ricorda il suo passo indietro da parlamentare deciso per indicare in modo chiaro la volontà di dedicarsi in modo esclusivo alla sua città. Rivendica il clima di dialogo che ha voluto portare avanti in questi anni con gli immigrati, con le istituzioni nazionali e con le forze dell’ordine, per dare ai cittadini diritti e sicurezza. Si dispiace soltanto del tono aggressivo con cui la destra sta iniziando una campagna elettorale ufficialmente non ancora aperta. Cita ad esempio le critiche biliose ricevute per la Notte Bianca, uno dei tanti fiori all’occhiello di questa amministrazione.

C’è anche dell’altro. C’è anche un manipolo di sopravvissuti di vecchie battaglie per la legalità. C’è fra questi, ad esempio, chi nel ’94 ha inventato per Di Pietro le saponette per la pulizia e la legalità. Questo gruppo che vuole raccogliere l’invito del sindaco a creare un tavolo per la legalità nelle assemblee consiliari capitoline si è radunato dietro all’unico striscione della convention - Con Veltroni per la legalità. Tutti lo hanno visto tranne il sindaco che forse lo ha dovuto ignorare per non pestare i piedi a nessuno all’interno della sua lista. E già!! La legalità non sempre unisce, anzi spesso rischia di creare divisioni fra persone che reclamano e tutte a buon diritto, di potersi rivolgere ai cittadini onesti in nome dell’etica.

 

Dulcis in fundo c’è giusto davanti a me la bella e simpaticissima Veronica Pivetti che se solo fossi più svelto a sollevare il mio casco da motociclista sarebbe seduta vicino a me, ma soprattutto c’è la tensione del prepartita per quello che Johnny Palomba, alias Valerio Mastrandrea ha presentato sul sito di Veltroni ed in stretto dialetto romanesco come Il fatto del giorno. Siamo davvero in molti a guardare l’orologio e a sperare che er Kennedy de’ noantri non ci faccia perdere il calcio d’inizio della supersfida. In pochi forse a notare che non gli scappa neppure una mezza allusione al candidato premier che pure lo ha portato a Palazzo Chigi nel 1996. Ecco anche questa è la politica a Roma; per un sindaco conta di più interessarsi al ginocchio del Pupone (alias Francesco Totti) che dare un segnale di unità rispetto alla coalizione, come se il Palalottomatica non fosse all’Eur e la Gente non si fosse sgolata, lì come in altre occasioni, per reclamare dai suoi leader Unità, unità.

Forse poteva, forse doveva addirittura farlo visto che in mattinata la signora Lario aveva detto di preferirlo a Prodi come sfidante di suo marito – “Sì, avrei preferito una sinistra con un'immagine meno impersonale. Veltroni, come sindaco di Roma, ha dato un'immagine di concretezza, che ha cercato di tenere conto anche di un tema di attualità come quello della qualità della vita”. Per molto meno dalla destra piovono accuse di seminare zizzania e invece il JFK de’ Via Velletri decide di sorvolare sul fatto del giorno, sul momento storico del paese, come se Roma fosse un comunello qualsiasi della Ciociaria e come se il 9 aprile si decidessero i preliminari della Champions League e non le sorti di questo malandato paese.

 

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line