| venerdì 25 novembre 2005 11.41.42 |
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Che nessuno tocchi il soldato John Murthadi Valerio LongoQuesto articolo doveva raccontare dell’approvazione di una mozione presentata al Congresso degli Stati Uniti per il ritiro graduale delle truppe dall’Iraq. Dovrà invece raccontare della sua bocciatura. Il deputato John Murtha non è un ragazzino e non ha mai avuto paura della guerra. Ha combattuto in Vietnam ed è stato in Iraq nel 1991. L’11 settembre 2001 quando l’ultimo dei quattro aerei dirottati cadde quasi nel cortile di casa sua (a 15 miglia da Johnstown in Pennsylvania dove l’aeroporto è intitolato proprio al deputato democratico) fu fra i primi a recarsi sul luogo del disastro e con le sue parole accreditò la tesi del gesto eroico di alcuni passeggeri. Venerdì scorso però ha deciso di presentare al Congresso una mozione per il ritiro dall’Iraq. Motivo? “La guerra in Iraq non sta andando come annunciato” ha detto “È una strategia sbagliata avvolta in un’illusione”. Nelle sue accorate parole si può leggere tutta la delusione di un veterano dei Marines che ha inizialmente sostenuto l’occupazione in Iraq ma che al momento ne registra solo gli insopportabili lutti. La sua preoccupazione è rivolta alle truppe americane ed in particolare ai soldati feriti e mutilati, alcuni vittime del fuoco amico (ai quali per questo è impossibile conferire medaglie). “È ora di riportarli a casa” ha concluso quasi in lacrime. Immediata la reazione dell’amministrazione Bush. “Ma come John Murtha un falco, un campione dell’interventismo americano che parla come Michael Moore!!”. In quattro e quattr’otto i repubblicani hanno preparato una mozione che ha scavalcato e disinnescato quella del deputato Murtha, chiedendo il ritiro immediato che nessuno di loro si auspica veramente. Il Congresso sabato notte ha messo ai voti questa seconda mozione e l’ha respinta con un inappellabile 403 a 3. Persino l’anziano Murtha ha dovuto votare contro. Ciò vuol dire, fra le altre cose, che neppure i democratici sono politicamente pronti ad un ritiro immediato; la strada, tuttavia, è stata tracciata, il problema del ritiro è stato posto ufficialmente nell’agenda politica e questo comporterà notevoli sviluppi nell’immediato futuro (un ulteriore segnale è dato dal fatto che, già una settimana fa, è passata proprio al Congresso una risoluzione che prevede il ritiro entro il 2006). Insomma ritiro immediato no perché è da “codardi” - e laggiù ci sono i Marines che non si arrendono mai! – eppure entro il 2006 se ne può e se ne deve parlare. Abbiamo evidenziato la parola codardi perchè intorno ad essa si è aperto un piccolo caso molto istruttivo per noi italiani. Protagonista la deputato Mrs. Jean Schmidt che in aula durante il dibattito, contravvenendo ad una regola espressa del Congresso che impedisce di rivolgersi in modo diretto ad un collega parlamentare per criticarlo, ha citato una conversazione avuta con un colonnello dei Marines, per dare a J.Murtha del codardo. Il colonnello tirato in ballo ha immediatamente smentito la Schmidt e lei ha dovuto inviare una lettera di scuse al collega John Murtha nella quale ha tentato di spiegare che non intendeva esprimere un parere negativo sulla sua carriera di soldato. Dulcis in fundo la sera stessa la signora Schmidt è stata messa alla berlina su NBC-TV nella popolarissima Saturday Night live. L’attrice Rachel Dratch ne ha fatto l’imitazione indossando lo stesso abitino a stelle strisce indossato dalla parlamentare durante il dibattito. Ecco una delle battute della gag: “Si Signor Presidente le elezioni si sono svolte senza intoppi. Gli iracheni sono così pieni di libertà che possono scoppiarne. Un giorno di questi un iracheno sarà così pieno di democrazia che camminerà in mezzo alla folla ed esploderà”. Dalle nostre parti invece i deputati possono insultare chiunque (in particolare le donne ed i gay) e non sono mai costretti a chiedere pubblicamente scusa; quanto alla satira è addirittura vietata su RaiUno, come disse un bel giorno Fabrizio Del Noce (“La satira politica è vietata dalla linea editoriale della rete, è una tutela per la destra e per la sinistra”). Perciò ben venga distinguerci dagli americani ed anche criticarli ma non prima di aver bene appreso alcuni principi che regolano la loro vita democratica. |
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Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line |
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