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Periodico on line registrato presso tribunale di Firenze n°5375

Rutelli e gli articoli scolpiti

di Valerio Longo

 Domenica 27 novembre si è chiuso il Big Talk della Margherita e Rutelli ha concluso: “Noi intendiamo governare cinque anni con questo premier e con questa maggioranza”. Se invece si sfoglia l’album del suo 2005 si potrebbe nutrire qualche legittimo sospetto.

A maggio, infatti, il leader dei Dl ha tentato di silurare la lista unitaria, a settembre ha tentato di silurare i Pacs e adesso sta tentando di silurare le primarie in Sicilia per evitare alla Margherita guai peggiori. Andiamo con ordine.

Settembre 2005. Prodi ed i Ds propongono una legge sui Pacs, spiegando che con i Pacs vogliono assicurare una tutela per le coppie di fatto e non una loro omologazione alla famiglia. I vescovi, tuttavia, insorgono e il leader della Margherita propone i Ccs (contratti di convivenza solidale, accordi di natura puramente privatistica). Su Europa, quotidiano della Margherita, se ne disserta a lungo. Dopo qualche giorno e diversi articoli la conclusione è che fra Pacs e Ccs “la distinzione è piuttosto nominalistica”. Tutto chiarito allora? No, difatti la Cei non interviene su un argomento così delicato solo per questioni nominalistiche. Per la Cei la proposta di legge che mira ad istituire i Pacs minaccia il cosiddetto favor matrimonii, stabilito dall’art. 29 della nostra Costituzione poichè le unioni di fatto verrebbero sancite da un accordo stipulato dinanzi ad un pubblico ufficiale. Rutelli perciò si lancia in questa fiera battaglia accanto ai vertici della Cei ed  in un’intervista a Bruno Vespa su Panorama ribadisce di essere contrario a forme di unione paramatrimoniale ammonendo che “non possiamo considerare alcuni articoli della Costituzione come intangibili e trattare altri come se fossero di chewing gum. L'articolo 29 è scolpito”.  Poco importa per lui che la Corte Costituzionale abbia da tempo chiarito  che il riconoscimento del valore del matrimonio da parte dell'articolo 29 non impedisce al legislatore di disciplinare situazioni giuridiche, affettive, familiari, solidaristiche non vincolate dal legame matrimoniale.

La situazione all’interno dei Dl risulta imbarazzante persino per esponenti come Rosy Bindi che può vantare un curriculum di osservanza cattolica decisamente più credibile di quello di Rutelli. Secondo l’ex ministro, la Margherita, nel farsi interprete della conferenza dei vescovi rischia di compromettere il risultato elettorale dell’Unione. D’altra parte, indebolire la posizione di Prodi agli occhi dell’elettorato cattolico può servire ad intercettare i voti del centro in fuga da Forza Italia per farli confluire sui Dl. Sembra infatti che molti moderati, i quali nel 2001 avevano dato la propria fiducia al partito di Follini, stiano traslocando armi e bagagli nella Margherita. Un caso per tutti sarebbe rappresentato dagli iscritti della Cisl già sostenitori dell’Udc. L’Udc fu fondato, tra gli altri, dall’ex leader Cisl Sergio D’Antoni già passato da tempo alla Margherita. D’Antoni ci porta al secondo punto.

Il problema di Rutelli in questi giorni ha un nome: le primarie. In tempi non sospetti Rutelli affermava: “alle prossime elezioni del 2006 il candidato premier dovrà essere scelto con un sistema democratico, dovrà scaturire dalle primarie”. In quel caso, correva l’anno 2002, il problema erano Nanni Moretti ed i suoi girotondini. La soluzione:  fare le primarie - anche se con due anni di ritardo - mettendo i movimenti alla porta. Le primarie di ottobre consacrano la leadership di Prodi e rilanciano l’idea della lista unitaria frettolosamente bocciata da Rutelli a maggio. L’investitura di Prodi era comunque scontata e la sua affermazione non disorienta nessuno. Il discorso dei Dl e di Rutelli cambia quando si parla di elezioni amministrative. In vista delle primarie in Sicilia, infatti, una parte della base della Margherita è pronta a sostenere Rita Borsellino - presentata da DS, Rifondazione, Verdi, Comunisti italiani e Udeur – in contrapposizione a Ferdinando Latteri, il candidato sostenuto da Rutelli e D’Antoni. Dunque lo stesso sistema democratico che va bene  con Prodi rischia di non andare bene con Rita Borsellino in Sicilia (e neanche con Dario Fo a Milano). Il fatto che non piaccia a molti colonnelli della Margherita (De Mita e Marini non hanno usato mezzi termini in proposito) spinge Rutelli a pretendere dagli alleati regole certe per le primarie a costo di aprire uno scontro interno con Arturo Parisi, il quale da sempre ne è fautore. Comunque vada a finire la vicenda risulterà difficile spiegare agli elettori del centro-sinistra - siciliani e non - quali regole infrange la sorella di Paolo Borsellino quando decide di candidarsi alle primarie dell’Unione. A Rutelli che ama gli articoli della Costituzione scolpiti su pietra (ti do un’idea per Natale cara Barbara) ci permettiamo di segnalare l’articolo 49 che recita: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Siano essi parenti di magistrati, premi Nobel o cittadini qualunque - aggiungeremmo noi – a costo di risultare polemici col nostro vecchio sindaco.

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Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line