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venerdì 12 maggio 2006 16.26.17

U.Aldrovandi,totano?,sec.XVIAttenti a quei due, ovvero, il nuovo che avanza a Roma fa venire il mal di pancia anzi il mal d’Africa.

di Valerio Longo

Veltroni non aveva ancora presentato la sua lista per le elezioni amministrative del 28 e 29 maggio, che già il presidente forzista del secondo municipio, Antonio Saccone, si dimetteva per passare dalla sua parte. “Ho messo a segno il 70% degli obiettivi che mi ero prefisso nel 2001”. Dunque per aver mantenuto meno impegni dello stesso Berlusconi la Lista civica per Veltroni gli ha liberato subito un posto d’onore. Non sarà per caso che il giovane ex forzista invece delle sue doti di amministratore porti in dote un cospicuo pacchetto di voti??

Il Kennedy de’noantri, già meritorio inventore del metodo Ciampi, adesso propone ai romani il metodo Saccone-Michelini. Il sindaco di Roma è restio a prendersi la paternità dei metodi che inventa, ma non c’è dubbio che nella ricerca di nuove intese istituzionali egli sia una delle massime autorità. Mentre l’interpretazione autentica del metodo Ciampi costringe D’Alema a recitare ancora una volta la parte del Gambero Rosso lasciando spazio a Giorgio Napolitano, il Principe Rosso, il ‘Kennedy de’noantri’ si porta avanti il lavoro nell’esplorazione di nuove frontiere al fine di ottenere la riconferma al Campidoglio. Il caso Bologna, come è stato presentato dai media, gli deve aver insegnato che un sindaco di sinistra deve dimostrare innanzitutto di saper tenere a bada l’ala radicale della coalizione. Sennonché la soluzione a questo problema ogni sindaco la trova a modo suo. Cofferati l’ha trovata confermando la linea “ultralegalitaria” che Sansonetti tanto gli rimprovera dalle colonne di Liberazione – che tradotta significa legge uguale per tutti e zero speculazioni sui ricatti di un’eventuale sinistra eversiva. Veltroni invece in modo più pragmatico e kennediano l’ha trovata aprendo al centro ai moderati. Per l’esattezza ai moderati capitanati da Alberto Michelini, soprannumerario dell’Opus Dei, ex conduttore del tg1, ex deputato di Forza Italia e per questo ancora in corsa alla Camera dei Deputati. Risulta, infatti, primo dei trombati, pardon, dei non eletti in Lombardia. Giura il Michelini che rinuncerebbe al seggio parlamentare in caso di ripescaggio e che ora vuole occuparsi solo di Roma, così come nel 1995 decise che voleva occuparsi solo della regione Lazio. Allora glielo impedì Piero Badaloni, il candidato del centrosinistra, che vinse di misura, ma tuttora Michelini  va sostenendo che – “Badaloni, vinse in seguito a evidenti brogli e governò illegittimamente, attraverso i suoi supporter, per cinque anni”; un antesignano delle grida ai brogli berlusconiane che adesso si allea con i suoi carnefici di allora.

Un tale campione del berlusconismo come si fa a metterlo alla porta? Non sarà che anche lui porta in dote un cospicuo pacchetto di voti tanto da aver accarezzato l’idea di una candidatura in proprio? Sennonché lo sventurato aveva puntato sul Polo vincente alla Camera, ma causa gli stessi brogli che lui già denunciava 11 anni fa, il Polo ha perso e il nostro si trova momentaneamente senza poltrona. Vuoi non tendergli la mano?, vuoi rinunciare all’apporto di quei moderati ex forza italia fra le cui file si è infilato lestamente qualche margheritino e qualche Udeur? Passi per i mastelliani che a quella lista lavoravano da tempo, ma i margheritini non dovrebbero stare nella lista Ulivo per Veltroni?

A far chiarezza è la notizia che la grande passione che accomuna Veltroni e Michelini non è tanto Roma con i suoi mille problemi, bensì l’Africa; è stata proprio la “comune passione per l'Africa, anzi il vero e proprio mal d'Africa” uno degli elementi che ha dato forza alla scelta di Michelini, già delegato da Berlusconi per i problemi dell’Africa in seno al G8. A ben vedere anche questa è una mezza verità perché anche sulla soluzione dei problemi dell’Africa i due la pensano diversamente. Michelini sposa la tesi del papa tedesco, fermamente contrario alla contraccezione come metodo per fermare l’Aids, mentre Veltroni, poverino, invoca da anni una svolta del Vaticano su questo argomento. Riusciranno i due a far confluire il loro terzomondismo all’interno del raccordo anulare? È una delle sfide più affascinanti che ci attendono dopo le amministrative del 28 e 29 maggio.

Prima però di demonizzare l’alleanza fra Michelini e Veltroni bisognerebbe leggere la storia dell’ex giornalista. La storia di Michelini è tutta giocata sullo stretto crinale fra centrosinistra e centrodestra, “trasversale” diremmo come l’Avvenire ha bollato la coalizione di Veltroni. Eletto nel 1994 nel Patto Segni Michelini entrò da subito in rottura con Mariotto che non prometteva poltrone, ma un’opposizione netta al governo Berlusconi. Trasmigrò al centrodestra in compagnia di Tremonti per portare sotto le insegne di una effimera Federazione Liberaldemocratica, presto dissolta in forza italia, i voti necessari per la fiducia al cavaliere. Memorabile il grido di “traditori venduti, Giuda, ascari” che salutò la loro defezione dal Patto Segni, maturata tre giorni dopo il voto e consumata nonostante i nobili tentativi di mediazione di Giuliano Amato. Si capisce meglio perché, ora che il salto della quaglia lo ha fatto nella direzione opposta, Michelini sia stato così perentorio nel respingere le accuse di tradimento e di incoerenza ricevute da parte di Alemanno. L’ex ministro dell’Agricoltura, infatti, non l’ha presa affatto bene, una campagna elettorale la sua già funestata da colpi di scena con la disavventura dei finanziamenti al settimanale Area. Alemanno ha ricordato  innanzitutto il suo appoggio alla campagna elettorale di Michelini per le regionali del 1995, poi vinte da Badaloni, e ha pronosticato che la “fantomatica lista dei moderati” non porterà fortuna al sindaco in quanto “Michelini rappresenta poco più che se stesso”. Il presidente della federazione romana di An è stato ancora meno diplomatico – “Complimenti è evidente che le sconfitte sviluppano la riflessione politica, ma quando si vira di 180 gradi, nascono legittimi i sospetti o di uno schieramento di comodo, oppure, in questo caso di una sindrome psicopatologica”.

A margine della discesa in campo veltroniano Michelini ci ha tenuto anche a far sapere che fra Marini e Andreotti il suo voto sarebbe andato al senatore a vita, già prescritto per associazione mafiosa fino al 1980. Per la cronaca l’unica posizione chiara in proposito l’ha presa, udite udite, la Fiamma tricolore che ha affisso nella Capitale un manifesto che recitava No ad un presidente colluso con la mafia. Silenzio della sinistra. E Veltroni? Inaugurato il new deal moderato non ha ritenuto di dover replicare e tacendo ha acconsentito all’ingresso nella coalizione del celebratore di papi, di fondatori dell’Opera e ora anche di senatori a vita. Accanto al divo Giulio, in effetti, Michelini partecipò ai festeggiamenti per il centenario della nascita del fondatore dell’Opera, Josè Escrivà del Balaguer. Non erano soli in quell’occasione, c’era anche il Gambero Rosso e scatenò un putiferio a sinistra. Si ricordò il coinvolgimento di Escrivà con il regime franchista e i ministri prestati dall’Opera al dittatore spagnolo. “D’Alema non poteva non sapere” arrivò a dire qualcuno, ma anche quella è acqua passata.

In tema di legalità il sindaco e il neo-con Michelini sembrano divisi proprio su tutto. Riguardo all’ex senatore Previti, ad esempio, Veltroni il 20 gennaio 1998 votò per l’arresto mentre il soprannumerario Michelini votò contro. Bisognava davvero arrivare in Africa per trovare qualcosa in comune fra le loro storie.

Ma veniamo ai programmi. Michelini, infatti, ha impiegato sette secondi e mezzo a presentare una lista per il Comune più una per ogni municipio (roba da far invidia al giudice Metta), ma non ha avuto tempo di stendere un programma. In compenso le sue priorità le riassume così – “Il mio principale impegno a Roma sarà in difesa della famiglia quella naturale fondata sul matrimonio come recita l'art. 29 della Costituzione. Sono un cattolico e un moderato e sui valori fondanti come la difesa della vita dalla nascita alla morte, quindi contro l'aborto e l'eutanasia, non posso venir meno”. Bene, bravo, bis. Proprio come diceva la sua mamma – “Nostro figlio diceva sempre che non avrebbe mai sopportato una donna vicino per tutta la vita. Per questo con mio marito maturammo la convinzione che sposandosi faceva una buffonata”. Beh! la buffonata come dice chi lo conosce bene l’ha fatta ben due volte. In mezzo un provvidenziale annullamento ottenuto nel 1989 dalla Sacra Rota davanti alla quale gli sfuggì questa affermazione che poco sarebbe piaciuta al beato Escrivà – “L’uomo deve essere libero e non legarsi mai con alcun vincolo”. Forse è per questo che Oltretevere non hanno fatto i salti di gioia alla notizia della sua candidatura. Per l’Avvenire, malgrado i suoi documentari su papa Wojtyla e le sue perorazioni in difesa della famiglia, Michelini è ancora un “ex mezzobusto del tg1” al punto che viene da credere che la coerenza tra vita pubblica e privata sia considerata ancora un valore aggiunto negli ambienti ecclesiastici che pesano. Michelini, in effetti, pensa e si comporta da disobbediente, ma poi parla da integralista cattolico, un po’ come molti suoi ex compagni del Polo, cultori dell’identità, cristiana, come il povero Casini che fatica ancora per avere quel provvidenziale annullamento. Quanto ai vincoli di appartenenza politica, invece, bisogna dare atto al nostro Michelini di essersene liberato da un pezzo.

Il problema quindi non sembra tanto di Michelini che nelle sue scelte politiche – sarebbe meglio dire dorsopiroette - ha sempre avuto le spalle coperte e non solo dall’Opera – se è vero che fu lanciato in politica da un Ciriaco De Mita all’apice della carriera e che subito dopo ricevette la benedizione del Papa polacco per la sua nuova missione. Il problema semmai è del Kennedy de’noantri che prima di chiamare al cellulare il Michelini – quanti danni fanno questi cellulari ai ds!! – aveva già presentato le sue linee programmatiche cui si è vincolato fino al 2011 quando finalmente comunicherà al mondo cosa vuol fare da grande – “Pari opportunità vanno offerte, inoltre, alle persone che fanno parte delle unioni di fatto, indipendentemente dal genere dei conviventi e dai loro orientamenti sessuali .…. il Comune di Roma non ha mai operato, né dovrà mai operare, discriminazioni nei confronti delle convivenze non formalizzate, per quanto riguarda l’accesso ai servizi, comprese le graduatorie per l’accesso agli alloggi popolari”. Parole sante verrebbe da dire e buon senso vorrebbe che l’ultimo arrivato Michelini sia obbligato a prenderne atto, sempre che nella giunta capitolina, si accontenti di fare, anziché l’ago della bilancia, il rappresentante dell’Africa entro il raccordo anulare.

Purtroppo per il Kennedy de’noantri a Roma ci sono parole più sante delle sue, per esempio, quelle del papa tedesco che l’11 maggio ha dettato la linea ai moderati – “Evitare la confusione con altri tipi di unione basate su un amore debole si presenta oggi come una speciale urgenza; solo la roccia dell'amore totale e irrevocabile tra uomo e donna è capace di fondare la costruzione di una società che diventi casa per tutti gli uomini”. Speriamo sinceramente che fra campioni dell’amore debole e rocce dell’amore totale l’unico a farsi male non sia proprio Walter Veltroni che, per quello che ha fatto per Roma in 5 anni, continua giustamente ad essere apprezzato dalla stragrande maggioranza dei romani, ivi compresi molti elettori del centrodestra.

 

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line