Attenti
a quei due, ovvero, il nuovo che avanza a Roma fa venire il mal di pancia
anzi il mal d’Africa.
di Valerio Longo
Veltroni non aveva
ancora presentato la sua lista per le elezioni amministrative del 28 e 29
maggio, che già il presidente forzista del secondo municipio, Antonio
Saccone, si dimetteva per passare dalla sua parte. “Ho messo a segno il 70%
degli obiettivi che mi ero prefisso nel 2001”. Dunque per aver mantenuto
meno impegni dello stesso Berlusconi la Lista civica per Veltroni gli ha
liberato subito un posto d’onore. Non sarà per caso che il giovane ex
forzista invece delle sue doti di amministratore porti in dote un cospicuo
pacchetto di voti??
Il Kennedy de’noantri, già meritorio
inventore del metodo Ciampi, adesso propone ai romani il metodo
Saccone-Michelini. Il sindaco di Roma è restio a prendersi la paternità dei
metodi che inventa, ma non c’è dubbio che nella ricerca di nuove intese
istituzionali egli sia una delle massime autorità. Mentre l’interpretazione
autentica del metodo Ciampi costringe D’Alema a recitare ancora una volta la
parte del Gambero Rosso lasciando spazio a Giorgio Napolitano, il Principe
Rosso, il ‘Kennedy de’noantri’ si porta avanti il lavoro nell’esplorazione
di nuove frontiere al fine di ottenere la riconferma al Campidoglio. Il caso
Bologna, come è stato presentato dai media, gli deve aver insegnato che un
sindaco di sinistra deve dimostrare innanzitutto di saper tenere a bada
l’ala radicale della coalizione. Sennonché la soluzione a questo problema
ogni sindaco la trova a modo suo. Cofferati l’ha trovata confermando la
linea “ultralegalitaria” che Sansonetti tanto gli rimprovera dalle colonne
di Liberazione – che tradotta significa legge uguale per tutti e zero
speculazioni sui ricatti di un’eventuale sinistra eversiva. Veltroni invece
in modo più pragmatico e kennediano l’ha trovata aprendo al centro ai
moderati. Per l’esattezza ai moderati capitanati da Alberto Michelini,
soprannumerario dell’Opus Dei, ex conduttore del tg1, ex deputato di Forza
Italia e per questo ancora in corsa alla Camera dei Deputati. Risulta,
infatti, primo dei trombati, pardon, dei non eletti in Lombardia. Giura il
Michelini che rinuncerebbe al seggio parlamentare in caso di ripescaggio e
che ora vuole occuparsi solo di Roma, così come nel 1995 decise che voleva
occuparsi solo della regione Lazio. Allora glielo impedì Piero Badaloni, il
candidato del centrosinistra, che vinse di misura, ma tuttora Michelini va
sostenendo che – “Badaloni, vinse in seguito a evidenti brogli e governò
illegittimamente, attraverso i suoi supporter, per cinque anni”; un
antesignano delle grida ai brogli berlusconiane che adesso si allea con i
suoi carnefici di allora.
Un tale campione del berlusconismo come
si fa a metterlo alla porta? Non sarà che anche lui porta in dote un
cospicuo pacchetto di voti tanto da aver accarezzato l’idea di una
candidatura in proprio? Sennonché lo sventurato aveva puntato sul Polo
vincente alla Camera, ma causa gli stessi brogli che lui già denunciava 11
anni fa, il Polo ha perso e il nostro si trova momentaneamente senza
poltrona. Vuoi non tendergli la mano?, vuoi rinunciare all’apporto di quei
moderati ex forza italia fra le cui file si è infilato lestamente qualche
margheritino e qualche Udeur? Passi per i mastelliani che a quella lista
lavoravano da tempo, ma i margheritini non dovrebbero stare nella lista
Ulivo per Veltroni?
A far chiarezza è la notizia che la
grande passione che accomuna Veltroni e Michelini non è tanto Roma con i
suoi mille problemi, bensì l’Africa; è stata proprio la “comune passione per
l'Africa, anzi il vero e proprio mal d'Africa” uno degli elementi che ha
dato forza alla scelta di Michelini, già delegato da Berlusconi per i
problemi dell’Africa in seno al G8. A ben vedere anche questa è una mezza
verità perché anche sulla soluzione dei problemi dell’Africa i due la
pensano diversamente. Michelini sposa la tesi del papa tedesco, fermamente
contrario alla contraccezione come metodo per fermare l’Aids, mentre
Veltroni, poverino, invoca da anni una svolta del Vaticano su questo
argomento. Riusciranno i due a far confluire il loro terzomondismo
all’interno del raccordo anulare? È una delle sfide più affascinanti che ci
attendono dopo le amministrative del 28 e 29 maggio.
Prima però di demonizzare l’alleanza fra
Michelini e Veltroni bisognerebbe leggere la storia dell’ex giornalista. La
storia di Michelini è tutta giocata sullo stretto crinale fra centrosinistra
e centrodestra, “trasversale” diremmo come l’Avvenire ha bollato la
coalizione di Veltroni. Eletto nel 1994 nel Patto Segni Michelini entrò da
subito in rottura con Mariotto che non prometteva poltrone, ma
un’opposizione netta al governo Berlusconi. Trasmigrò al centrodestra in
compagnia di Tremonti per portare sotto le insegne di una effimera
Federazione Liberaldemocratica, presto dissolta in forza italia, i voti
necessari per la fiducia al cavaliere. Memorabile il grido di “traditori
venduti, Giuda, ascari” che salutò la loro defezione dal Patto Segni,
maturata tre giorni dopo il voto e consumata nonostante i nobili tentativi
di mediazione di Giuliano Amato. Si capisce meglio perché, ora che il salto
della quaglia lo ha fatto nella direzione opposta, Michelini sia stato così
perentorio nel respingere le accuse di tradimento e di incoerenza ricevute
da parte di Alemanno. L’ex ministro dell’Agricoltura, infatti, non l’ha
presa affatto bene, una campagna elettorale la sua già funestata da colpi di
scena con la disavventura dei finanziamenti al settimanale Area. Alemanno ha
ricordato innanzitutto il suo appoggio alla campagna elettorale di
Michelini per le regionali del 1995, poi vinte da Badaloni, e ha
pronosticato che la “fantomatica lista dei moderati” non porterà fortuna al
sindaco in quanto “Michelini rappresenta poco più che se stesso”. Il
presidente della federazione romana di An è stato ancora meno diplomatico –
“Complimenti è evidente che le sconfitte sviluppano la riflessione politica,
ma quando si vira di 180 gradi, nascono legittimi i sospetti o di uno
schieramento di comodo, oppure, in questo caso di una sindrome
psicopatologica”.
A margine della discesa in campo
veltroniano Michelini ci ha tenuto anche a far sapere che fra Marini e
Andreotti il suo voto sarebbe andato al senatore a vita, già prescritto per
associazione mafiosa fino al 1980. Per la cronaca l’unica posizione chiara
in proposito l’ha presa, udite udite, la Fiamma tricolore che ha affisso
nella Capitale un manifesto che recitava No ad un presidente colluso con la
mafia. Silenzio della sinistra. E Veltroni? Inaugurato il new deal moderato
non ha ritenuto di dover replicare e tacendo ha acconsentito all’ingresso
nella coalizione del celebratore di papi, di fondatori dell’Opera e ora
anche di senatori a vita. Accanto al divo Giulio, in effetti, Michelini
partecipò ai festeggiamenti per il centenario della nascita del fondatore
dell’Opera, Josè Escrivà del Balaguer. Non erano soli in quell’occasione,
c’era anche il Gambero Rosso e scatenò un putiferio a sinistra. Si ricordò
il coinvolgimento di Escrivà con il regime franchista e i ministri prestati
dall’Opera al dittatore spagnolo. “D’Alema non poteva non sapere” arrivò a
dire qualcuno, ma anche quella è acqua passata.
In tema di legalità il sindaco e il
neo-con Michelini sembrano divisi proprio su tutto. Riguardo all’ex senatore
Previti, ad esempio, Veltroni il 20 gennaio 1998 votò per l’arresto mentre
il soprannumerario Michelini votò contro. Bisognava davvero arrivare in
Africa per trovare qualcosa in comune fra le loro storie.
Ma veniamo ai programmi. Michelini,
infatti, ha impiegato sette secondi e mezzo a presentare una lista per il
Comune più una per ogni municipio (roba da far invidia al giudice Metta), ma
non ha avuto tempo di stendere un programma. In compenso le sue priorità le
riassume così – “Il mio principale impegno a Roma sarà in difesa della
famiglia quella naturale fondata sul matrimonio come recita l'art. 29 della
Costituzione. Sono un cattolico e un moderato e sui valori fondanti come la
difesa della vita dalla nascita alla morte, quindi contro l'aborto e
l'eutanasia, non posso venir meno”. Bene, bravo, bis. Proprio come diceva la
sua mamma – “Nostro figlio diceva sempre che non avrebbe mai sopportato una
donna vicino per tutta la vita. Per questo con mio marito maturammo la
convinzione che sposandosi faceva una buffonata”. Beh! la buffonata come
dice chi lo conosce bene l’ha fatta ben due volte. In mezzo un
provvidenziale annullamento ottenuto nel 1989 dalla Sacra Rota davanti alla
quale gli sfuggì questa affermazione che poco sarebbe piaciuta al beato
Escrivà – “L’uomo deve essere libero e non legarsi mai con alcun vincolo”.
Forse è per questo che Oltretevere non hanno fatto i salti di gioia alla
notizia della sua candidatura. Per l’Avvenire, malgrado i suoi documentari
su papa Wojtyla e le sue perorazioni in difesa della famiglia, Michelini è
ancora un “ex mezzobusto del tg1” al punto che viene da credere che la
coerenza tra vita pubblica e privata sia considerata ancora un valore
aggiunto negli ambienti ecclesiastici che pesano. Michelini, in effetti,
pensa e si comporta da disobbediente, ma poi parla da integralista
cattolico, un po’ come molti suoi ex compagni del Polo, cultori
dell’identità, cristiana, come il povero Casini che fatica ancora per avere
quel provvidenziale annullamento. Quanto ai vincoli di appartenenza
politica, invece, bisogna dare atto al nostro Michelini di essersene
liberato da un pezzo.
Il problema quindi non sembra tanto di
Michelini che nelle sue scelte politiche – sarebbe meglio dire dorsopiroette
- ha sempre avuto le spalle coperte e non solo dall’Opera – se è vero che fu
lanciato in politica da un Ciriaco De Mita all’apice della carriera e che
subito dopo ricevette la benedizione del Papa polacco per la sua nuova
missione. Il problema semmai è del Kennedy de’noantri che prima di chiamare
al cellulare il Michelini – quanti danni fanno questi cellulari ai ds!! –
aveva già presentato le sue linee programmatiche cui si è vincolato fino al
2011 quando finalmente comunicherà al mondo cosa vuol fare da grande – “Pari
opportunità vanno offerte, inoltre, alle persone che fanno parte delle
unioni di fatto, indipendentemente dal genere dei conviventi e dai loro
orientamenti sessuali .…. il Comune di Roma non ha mai operato, né dovrà mai
operare, discriminazioni nei confronti delle convivenze non formalizzate,
per quanto riguarda l’accesso ai servizi, comprese le graduatorie per
l’accesso agli alloggi popolari”. Parole sante verrebbe da dire e buon senso
vorrebbe che l’ultimo arrivato Michelini sia obbligato a prenderne atto,
sempre che nella giunta capitolina, si accontenti di fare, anziché l’ago
della bilancia, il rappresentante dell’Africa entro il raccordo anulare.
Purtroppo per il Kennedy
de’noantri a Roma ci sono parole più sante delle sue, per esempio, quelle
del papa tedesco che l’11 maggio ha dettato la linea ai moderati – “Evitare
la confusione con altri tipi di unione basate su un amore debole si presenta
oggi come una speciale urgenza; solo la roccia dell'amore totale e
irrevocabile tra uomo e donna è capace di fondare la costruzione di una
società che diventi casa per tutti gli uomini”. Speriamo sinceramente che
fra campioni dell’amore debole e rocce dell’amore totale l’unico a farsi
male non sia proprio Walter Veltroni che, per quello che ha fatto per Roma
in 5 anni, continua giustamente ad essere apprezzato dalla stragrande
maggioranza dei romani, ivi compresi molti elettori del centrodestra.
|