<%@LANGUAGE="VBSCRIPT" CODEPAGE="1252"%> Convention Ulivo 2004, caduta ideologie, reality show
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La fine delle ideologie, il crollo delle dignità
Di Marco Ottanelli
 

Ripete da dieci anni, costretta a superarsi quotidianamente, la rubrica Blob: “non ho mai visto niente di più orribile”.

I flash che i telegiornali, insolitamente generosi in tempi e citazioni, hanno sparato dalla due giorni ulivista, sono stati tanti strali dolorosi al mio senso residuo di cittadinanza di questo Paese.

Se l’architetto-organizzatore si offendeva (molto amabilmente, però) al paragone con Panseca e le di lui piramidi (ben poca cosa, ben poca cosa…), fiotti di orgoglio tracimavano dai pori inesausti di Rutelli, D’Alema, Fassino, Boselli, e anche della Sbarbato.

Orgoglio di avere anche loro fatto, creato, avuto, gestito, gestato, un “event” dove la Politica muore, ma al suo posto sorge l’immagine. Che, ci ha insegnato assai bene il Presidente, è tutto.

Dopo il sudatissimo scamiciato Craxi con gli sfondi rossi, dopo il torrenziale e incravattatissimo sorridente Berlusconi con i cieli azzurri, ecco, infine, anche loro, anche noi (la sinistra!) dismettere la vecchia paludata assemblea, l’inutile orpello del congresso, il defatigante rito del dibattito, e tuffarsi nella esaltante, dopante, galvanizzante convention, che, in un mare di filmati, cantanti, bravi presentatori, ospiti non a sorpresa ma ancor più eccitanti che mai, ha raggiunto il punto più basso della vita politica italiana, fagocitando, in un impasto fangoso di retorica e commozione, anni di girotondi, di lotte sociali, di impegno civile, di passione e dignità.

Non è mancato nulla, proprio nulla, al festival del cattivo gusto.

Nulla tranne la Politica, quella vera, quella seria, quella programmatica e che, accogliendo e sostenendo istanze e contingenze, ricerca soluzioni e possibilità. Non è dunque mancato nulla, né l’uso improprio delle nostre più alte istituzioni (il Presidente della Commissione Europea e quello della Repubblica), né i figuranti che, con fare solenne, sbandieravano i vessilli dei Paesi Fratelli, né l’ardita incursione nel terreno sempre fertile de I Fatti Vostri, con intervista a Famiglia Italiana Povera Ma Dignitosa, né la cinica penetrazione nel Realty Show System, con le lacrime in megascreen pro patria mortis. Povero carabiniere, ucciso a Nassyria,e passato, suo malgrado, a far da strumento di propaganda politica prima a Bush, poi al Governo Italiano, poi ai saddamisti irakeni, ed infine, al Triciclo.

Che fine ingloriosa, povero carabiniere.

Ma, come in tutti i polpettoni tv, dopo le lacrime, si canta e si gioisce, ancora, insieme, tenendosi le mani, sotto la pioggia di lustrini e coriandoli. Un altro "morto giovane" cantava in sottofondo, Rino Gaetano, del quale l’astuta regia ha estrapolato un ritornello apparentemente ottimista da una delle canzoni più malinconiche mai composte, Il Cielo è Sempre più Blu, 1975. Ripeterlo tutti assieme in coro, una, due, dieci volte, ci fa dimenticare, credo abbiano immaginato in regia, tutto il resto.

Forse anche il fatto che Rino Gaetano, tre anni dopo, nel 1978, scrisse la altrettanto famosa Nuntereggae più il cui testo dice (grida) fra l’altro: "pci psi dc! dc pci psi pli pri dc!Nun te regg’ più, nun te regg’ più, nun te regg’ più". No, io non me lo sono dimenticato.