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Chiara Moroni, o lo scandalo.
di Marco Ottanelli
Mentre si
discuteva dell’Alitalia, alla Camera è scoppiata una gazzarra
apparentemente tutta interna al centro-destra, nello specifico tra la Lega
e il Nuovo (vecchio) Partito Socialista. A dire il vero, la miccia è stata
accesa da un intervento di Intini, dello SDI, l’altro Vecchio_Nuovo Partito
Socialista, accomunato con i confratelli ogni volta che c’è da difendere la
storia craxiana. Come si sa, parte dello scandalo è stato per le parole
rivolte nei confronti di Chiara Moroni. Esse sono state giudicate offensive
e tutte le forze politiche le hanno espresso la loro solidarietà. Ma noi
crediamo che sia il caso di esaminare la discussione del 31 luglio, e di
fare delle osservazioni laddove necessario.
Il tema, come accennato, è la legge sul
prestito-ponte alla compagnia di bandiera. La Lega è contraria, pur essendo
il decreto voluto dal governo. A questo punto, parla Ugo Intini dello SDI,
che spara senza riserve sulla gestione leghista della vicenda. Ecco parte
delle sue parole: “la Lega vuole affossare Alitalia, vuole lasciarla
fallire … la Lega è passata alle lottizzazioni in questi anni in modo più
spregiudicato di quanto abbia fatto la prima Repubblica. La Lega ha preteso
la presidenza di Alitalia, ha voluto che Alitalia fosse cosa propria, ha
imposto ad Alitalia un presidente leghista, cioè il dottor Bonomi. Cosa ha
fatto Bonomi? Perché non è intervenuto per cancellare le mostruose
inefficienze che oggi la Lega denuncia? Perché, se non è riuscito ad intervenire,
non si è dimesso? Non ha fatto né l'una né l'altra cosa. La Lega, dunque,
ha gestito Alitalia con una logica di potere e adesso denuncia le
inefficienze che non ha contrastato.”
Il colpo è duro, e, a nome della Lega, replica l’on.
Ugo Parolo, che afferma: “Signor Presidente, mi corre l'obbligo di
rispondere al ributtante intervento del collega Intini. Ho ascoltato una
filippica che non finiva più, una chiamata in causa della Lega, ma vorrei
chiedere all'onorevole Intini, che interviene sempre con tanta enfasi
contro la Lega: dov'era lei qualche anno fa? Non era forse uno dei massimi
dirigenti di un partito che usava proprio la compagnia di bandiera, come se
gli aerei fossero dei charter, per portare in giro nani e ballerine
in tutto il mondo, magari con la scusa della cooperazione internazionale?
Lei, caro Intini, non era forse un massimo dirigente di quel partito che
aveva creato la «Milano da bere», dove le opere pubbliche per scelta
politica costavano il cento per cento in più rispetto al loro costo reale!”
A questo punto, ecco che la onorevole Chiara Moroni,
pur non essendo nello stesso partito di Intini, ma nella stessa famiglia
politica sì, decide di dire la sua, e la dice senza risparmio di retorica:
“Signor Presidente, intervengo per ricordare all'onorevole e amico Parolo
che quel partito socialista che oggi lui dileggia e oltraggia ha
contribuito a fare grande questo paese e a diffondere nel mondo ideologie
di libertà, di solidarietà, di uguaglianza e di fratellanza. Quando la Lega
sventolava in quest'aula i cappi, oltraggiando il luogo e le istituzioni,
c'era gente che moriva per sostenere la propria innocenza e per tenere alta
la bandiera delle proprie idee e del socialismo!” A questa – per noi molto
storicamente discutibile- affermazione, scatta l’applauso, come riportano
le cronache parlamentari, di coloro che evidentemente approvano e
condividono: PSI, SDI, Forza Italia e DS (!).
I leghisti non mollano: riparte alla carica Dario
Galli, che afferma lapidario, riferito a Chiara Moroni e al fatto che sia
stata eletta sull’onda emotiva del suicidio del padre Sergio, deputato
socialista indagato per tangenti: “Ci sono persone giovani che sono qui,
non si capisce per quali meriti, che evidentemente hanno la memoria
abbastanza corta…” a queste parole, “la sinistra” reagisce, protesta
addirittura con veemenza Marco Boato, che viene ripreso da Casini. Ma Galli
imperterrito: “Ricordo che nel periodo aureo, ricordato dalla collega, il
debito pubblico è passato dal 75 per cento al 120 per cento. Ancora oggi i
contribuenti padani stanno pagando l'IRPEF superiore al 20 per cento della
media europea, oltre a tutte le tasse doppie rispetto alla stessa media
europea per coprire il debito pubblico che gli scienziati della politica e
della cultura statale hanno creato in quegli anni.”
Ricordare l’immenso buco e le ruberie degli anni ’80,
però, sembra essere un tabù universalmente distribuito. Tutti rumoreggiano,
tutti protestano, qualcuno definisce il dibattito “lunare”, Intini cerca di
replicare… infine, interviene Giachetti della Margherita, che, invocando il
regolamento della Camera, chiede giustizia per la giovane collega infamata
dai leghisti cattivi: “esiste una parte dell'articolo 59 che afferma che,
se un deputato pronunzia parole sconvenienti, oppure turba col suo contegno
la libertà della discussione o l'ordine della seduta, il Presidente lo
richiama nominandolo…le parole rivolte, non nei confronti miei o di un
deputato dell'opposizione, ma di uno di noi, qualunque egli sia, come
quelle pronunciate dall'onorevole Dario Galli, a mio avviso sarebbero state
degne di un richiamo”.
Apriticielo: tutto degenera: Galli e i padani
gridano, il capogruppo Cè definisce Giachetti “pezzo di m…”…Casini cerca di
calmare le acque, e ricorda che ci son stati scambi ben più forti, in
passato …Ma no: quasi tutta l’aula è in piedi e grida giustizia: non è
tollerabile che si sia alluso ai motivi della elezione di Chiara Moroni,
non è –evidentemente- tollerabile che si ricordino le cifre della gestione
craxiana della cosa pubblica. Dai banchi della Lega, con maschia virulenza,
si passa ai fatti: Camparini si getta su Ghiachetti, incontra l’altro
margherito Lusetti e lo colpisce allo stomaco. Urla, grida, espulsione di
Camparini, e la seduta viene sospesa. Sono le 11.50. Una vergogna.
Dieci minuti dopo, la seduta
riprende. E’ tutto un susseguirsi di solidarietà e di scuse a Chiara
Moroni, colpita nell’onore. Esprimono la loro partecipazione commossa
Casini stesso, Castagnetti, Elio Vito, in parte Violante; poi riparte il
consueto tiro incrociato di accuse e insulti reciproci tra destra,
sinistra, e lega. Ma, al termine della serata, Rifondazione Comunista
conclude con quella che poi sarà la condotta informativa dei telegiornali
della sera, cioè che la Lega ha calunniato la Moroni e ha aggredito tutti
quanti; parla Giovanni Russo Spena: “Signor Presidente, desidero soltanto
aggiungere che esprimiamo la nostra solidarietà alla collega Moroni. Abbiamo sentito pronunciare parole
persino volgari! Il punto è che è stata aggredita una parlamentare, una
donna, una figlia! Scandalizza che sia stata aggredita una figlia! Le è
stato detto, più o meno: «Lo sappiamo perché sei qui in Parlamento!». È
gravissimo! Non indignarsi di fronte a simili comportamenti nei confronti
di una donna, di una figlia, è gravissimo (Applausi dei deputati dei
gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo,
della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-socialisti
democratici italiani)! “
E qua è
necessaria una breve ricostruzione storica.
La prima cosa che ha scatenato l’ira dei deputati, è
stata la citazione del malgoverno stile prima repubblica, in relazione,
specialmente, alle ruberie. Diamo alcune cifre:
Deficit dello Stato: nel 1980. il deficit pubblico era
circa l’85% sul PIL; nell’1981-82, era schizzato al 100%; nel 1984, era già
al 110% ; nel 1985 raggiunse il record del 125% (una cifra impressionante),
per poi ridiscendere un po’ negli anni seguenti. Ma nel 1988, ricominciò a
salire, fino al 109% circa del 1991-92. Ed eccoci a Mani Pulite. La curva
del debito comincia a calare, e il debito arriva al 65% (cioè, dimezzato
rispetto a nove anni prima) nel 1994. Poi, il Berlusconi 1.
Furti e ruberie: quanto è stato sottratto dalla corruzione alla
Paese? La cifra totale, probabilmente, non la sapremo mai. Ma possiamo dare
dei parziali oltremodo interessanti. Nel periodo esaminato dalla sola
inchiesta Mani Pulite, si parla di 10/15 mila miliardi di lire incassati
illegalmente a vario titolo. All’anno. Solo considerando il periodo
1984-1994, avremmo dunque un bottino di 100-150 mila miliardi. Cifre
da capogiro. Entriamo nel dettaglio:
- le tangenti per la metropolitana milanese
ammontarono a 50 miliardi;
- quelle dell’Atm, 33 miliardi
- quelle per la metropolitana di Roma a 300 miliardi!
- I fondi neri Eni scoperti erano circa 600 miliardi
di lire
- Quelli Montedison, non meno di 400 miliardi
- La discarica di Cerro Maggiore era costata 200
miliardi di lire in tangenti. Paolo Berlusconi ne ha restituiti (quindi,
confessando) 170. (fonte: Mani Pulite, la vera
storia. Barbacetto, Gomez, Travaglio)
Potremmo continuare a lungo, ma, tra i mille reati,
troviamo quello di finanziamento illecito ai partiti, e troviamo, quindi, il
socialista Sergio Moroni. Il padre di Chiara.
La seconda cosa che ha scandalizzato i nostri
parlamentari, e ha addirittura meritato un intervento di Berlusconi, è
l’allusione che l’unico motivo per cui la parlamentare socialista sia stata
eletta è la tragica fine del padre. Tale allusione di Galli è stata
ritenuta inaccettabile, lesiva della dignità della deputata, volgare,
greve, calunniosa e ingiuriosa. Solo che, proprio lei, proprio la
ingiuriata, la calunniata, la offesa e vilipesa Chiara Moroni, non ebbe
dubbi, e, in una intervista piena di odio e veleno verso la inchiesta
milanese e i giudici che la condussero, ebbe a dire: “Io sto in
parlamento perché mio padre si è suicidato. È un fatto indubbio, che non ho
mai misconosciuto” Era il 17 gennaio 2003, ed il giornale che raccolse
tali parole era nientemeno che la Padania! Ah, beffardo destino! L’onorevole Russo Spena,
Castagnetti, Casini, tutti quanti smentiti dalla stessa Chiara, sul
quotidiano del nemico comune.
La terza colpa addossata alla Lega, non
esplicitamente ma fra le righe, è quella di aver offeso la memoria appunto
di Sergio Moroni, che la figlia ricorda essere persona “che moriva per
sostenere la propria innocenza e per tenere alta la bandiera del
socialismo”. La sua drammatica morte, però, il 2 settembre 1992, è
accompagnata da una lettera di ammissione che il parlamentare lasciò al
Presidente della Camera Napolitano. In essa, una dignitosa e rigorosa
spiegazione del suo gesto, oltre a rigettare il termine “ladro” e ad
affermare con forza di avere “la serena coscienza di non aver mai
personalmente approfittato di una lira”, l’esponente socialista milanese
dichiarava che “un grande velo di ipocrisia (condivisa da tutti) ha coperto
per lunghi anni i modi di vita dei partiti e i loro sistemi di
finanziamento…. C'è una cultura tutta italiana nel definire regole e
leggi che si sa non potranno essere rispettate, muovendo dalla tacita
intesa che insieme si definiranno solidarietà nel costruire le procedure e
i comportamenti che violano queste regole…. ho commesso un errore
accettando il "sistema", ritenendo che ricevere contributi e
sostegni per il Partito si giustificasse in un contesto dove questo era
prassi comune”
Insomma, aveva percepito tangenti non per sé, ma per
il partito, visto che così fan tutte. Nel terribile momento della
sua decisione di morire, Moroni non aveva però avuto modo di considerare
quanto devastate, in un sistema democratico, sia il finanziamento illegale
di un partito. Quanto forte fosse l’impatto sulla moralità e la funzionalità
stessa della politica, e come l’esistenza di introiti illegali obbligasse a
trattative illegali, appalti illegali, gestioni illegali, fiscalità
illegali, obbligasse infine a comportamenti costantemente illegali da parte
proprio dei legislatori, escludendo, di fatto, gli onesti, i puliti, i
retti, sia per impossibilità di inserimento, sia per, diciamo così,
concorrenza sleale. Sergio Moroni, e
poi dopo di lui, persino il presidente del Consiglio in carica,
hanno sempre tentato di attribuire al reato di finanziamento illecito ai
partiti un significato di venialità e quasi simpatia. Questo la dice lunga
sulla inadeguatezza etica e sulla meschinità personale dei rappresentanti
della nostra classe dirigente, incapace di condannare una politica drogata e
falsata anche nei suoi risultati finali da fiumi di denari sporchi, e
sempre pronta ad autoassolversi senza nessuna esitazione. E per lavacro,
l’elezione di un’orfana è inteso essere sufficiente.
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