<%@LANGUAGE="VBSCRIPT" CODEPAGE="1252"%> commissione di viglianza rai, il 'caso' Villari
 
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Que viva Villari
di Marco Ottanelli
 
E' simpatico, tragico, buffo, atroce e tanto tanto vomitevole sentir le grida che giungono dal PD (dalle strutture del partito e dall'elettorato) contro la persona del senatore Riccardo Villari. "Traditore!", gli urlano. "Voltagabbana!", "saltafossi, banderuola!". E poi, l'accusa delle accuse: "democristiano! Sei passato dalla DC a Mastella alla Margherita! Democristiano eri, e democristiano rimani!".
 
Ma chi ha tradito chi? Villari ha forse nascosto il suo passato? Ha forse negato di essere (senatore, ci passi il termine) un vecchio arnese democristiano ed un fondatore dell'Udeur? Ha mai fatto abiura dei suoi principi, delle sue idee, del suo modo di agire, e del suo modo di intendere la politica? Non è forse egli, con quel carico di storia partitica sul groppone, l'uomo più esplicito, evidente, trasparente della Terra? Non è forse quel suo essere democristiano, quel suo essere democristiano campano, quel suo essere democristiano demitiano, gaviano, pomiciniano, scottiano, mastelliano che lo caratterizzava, lo ha caratterizzato e lo caratterizza tutt'ora con una encomiabile e pluridecennale coerenza? E allora, cosa si aspettavano, nel PD, da Villari? Cosa si aspettavano che la sua candidatura comportasse, quali valori pensavano che portasse, per quali istanze credevano che si battesse, con quale modus operandi immaginavano che compisse il suo mandato elettorale? Con quale, se non con quello pluridecennale mastelliano, demitiano, pomiciniano e profondamente, autenticamente democristiano? Nessuno, dico, nessuno mi venga a dire che è colpa della legge elettorale e delle preferenze che non ci sono più, perchè gli elettori del PD hanno entusiasticamente votato ex democristiani nelle loro liste dalle Alpi (ultimo esempio: l'alleanza PD- UDC a Trento) alla Calabria (la on. Laganà, così, per fare un esempio). Il fatto è che il PD è (quanto e come, e forse più e meglio del PDL) la camera di compostaggio di tutti i rifiuti della prima repubblica, lo sa, lo vuole, ne è consapevole, agisce, reagisce e produce risultati di conseguenza.
 
Villari è la conseguenza, non la causa.
 
Villari ha la sua storia, la sua mentalità, e ne ha abbondantemente, copiosamente approfittato, in quel terreno umido ed appiccicoso che è il mondo degli accordi e dei patti tra partiti per occupare le poltrone.
 
La presidenza della commissione di vigilanza, a chi "spetta"? Per legge, ad un parlamentare, niente di più specifico. Dice che spettasse ad Orlando. Bhe, sicuramente sarebbe  assurdo che all'IDV non vada neanche una commissione, in quanto tutti i gruppi parlamentari ne hanno diritto, per questione di equilibrio democratico, ma da nessuna parte c'è scritto che la tal commissione spetti al tal partito e, all'interno di questo, al tal deputato. Il nome del presidente dovrebbe, dico, dovrebbe essere scelto dai commissari nella più totale e serena autonomia. Invece i nomi dei presidenti delle commissioni li scelgono le segreterie. Anche per Orlando è stato così. Questa è la prassi, o la solita minestra, ma non è che ciò faccia venire meno la gravità del fatto che il parlamento, i parlamentari, ed i commissari di ogni specifica commissione siano puntualmente esautorati dai partiti. La partitocrazia è la malattia debilitante e lenta che mortifica il corpo della nostra Repubblica e ottunde la mente della nostra democrazia. La partitocrazia è la sifilide che si è infiltrata nei meccanismi costituzionali italiani, e nessuno se ne scandalizza più, tutti la inoculano e la sniffano, la spargono, e ungono ungono ungono. Per poi scandalizzarsi quando qualcosa di diverso dai loro patti (patti incostituzionali) si realizza.
 
Che brutta scena, quella di un blitz furbetto come quello del duo Veltroni-Casini che scrivono una letterina a quattro mani per silurare Orlando, e che poi piangono sulle sue spoglie. Che brutta scena. Perchè i segretari di due partiti prima fanno e poi disfanno una candidatura? Ma la commissione di vigilanza, per la sua stessa natura, non dovrebbe essere la più lontana possibile dalle segreterie? Si dirà che non è mai stato così, nei fatti. Risponderemo: che schifo.
 
E che brutta scena il balletto tristo e demodè di Villari, che non riesce a mollare la maschera da piddino neanche quando il suo volto democristiano emerge in tutte le sue fattezze antiche, che dice "mi dimetterò immediatamente", e poi "domani", e poi "la prossima settimana" e ora "mai".
 
Che brutto spettacolo i portavoce delle destre, che inneggiano ad un presunto avversario in nome di una presunta loro individuale libertà, libertà che si è espletata solo dopo la lettera-siluro di Veltroni e Casini.
 
Ma che orrore, che orrore, che offesa senza fine all'autonomia del Parlamento quel susseguirsi di appelli, di preghiere, di umilianti richieste che adesso si levano verso la Presidenza del Consiglio, che ci pensi essa, anzi, Lui, a far dimettere il ribelle, colui che non ha voluto rispettare la regola che non c'è.
 
Sì, siamo paradossali e patetici idealisti che ricordano ancora l'esistenza della separazione dei poteri, che ricordano che l'esecutivo non deve non può (no: non può) esercitare alcun potere, alcuna funzione, alcun influsso sul parlamento e men che mai sulle sue commissioni, e men che mai su quelle di "garanzia", e che riteniamo già sufficientemente mostruoso il fatto che in effetti questi poteri e questi influssi li abbia, per poter tollerare che il capo del maggior partito di opposizione, mazziato dalla stessa democristiana consuetudine che lui stesso ha mantenuto viva e vigorosa, adesso questo potere, questa  funzione, questo influsso vada pietendo. 
 
Chi denuncia la dittatura, poi tende il cappello. No, non è tollerabile.
 
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