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Ultimo Aggiornamento Venerdì, 29-06-2007 2:24 Registrazione Tribunale di Firenze N°5375

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Il tesoretto? era un folletto
di Marco Ottanelli

 

La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabiliti dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito. (art. 100, comma 2, della Costituzione Italiana)

Pensioni. Una tantum. Bonus. Soldi che sbucano dal niente, e che nel niente ritornano nello spazio di una sera: tramontano. Ministeri e parti politiche che si contendono il tesoretto, e Padoa Schioppa che deve [fa finta di] resistere e risparmiare. A quanto ammonti, come possa e/o debba essere speso 'sto tesoretto ancora non si è capito. Perchè esso sfugge, si nasconde, dispettoso fa capolino fra le pieghe di bilancio, ammicca, scompare, poi ricompare sullo sfondo, ma per un attimo. Un folletto, inafferrabile e per questo molto, molto irritante. Ma i folletti, esistono?

il giorno 27 giugno 2007, il presidente della Corte dei Conti, Fulvio Balsamo, ha letto pubblicamente la sua relazione sulla situazione economica del Paese. Una relazione che è, al contempo, una sorte di analisi contabile ed un inevitabile (anche se tecnico) giudizio sullo stato delle cose. Essendo la stessa un po' lunga (ma per completezza di informazione, la linkiamo proprio qui) , ve la riassumiamo schematicamente, e, da parte nostra, ci mettiamo anche un po' di commenti.

Si comincia dalle buone notizie: nell'ultimo anno l'economia europea ha corso, e ha trascinato quella italiana. Addirittura, "sia la dinamica del prodotto interno lordo che i saldi di finanza pubblica sono risultati nettamente migliori delle originarie previsioni governative". Tuttavia "i favorevoli risultati conseguiti non consentono di esprimere un giudizio positivo sulle modalità attraverso le quali gli stessi sono stati conseguiti. "

Ahia. Quindi il problema è nel metodo. Vediamo di che si tratta.

"Il miglioramento è, infatti, da attribuire per intero ad una impennata, né programmata né prevista, della pressione fiscale (passata dal 40,6 per cento del 2005 al 42,3 del 2006) e ad un ulteriore inopportuno contenimento delle spese (...) in particolare degli investimenti pubblici. L’incidenza sul Pil della spesa corrente al netto degli interessi ha, invece, raggiunto il 40 per cento, con un continuo aumento a partire dal 2000."

Traducendo: le tasse sono aumentate, eccome! nonostante tutti i dinieghi. E le spese sono calate proprio nel settore vitale degli investimenti, mentre continuano a salire le spese ordinarie, che appaiono ormai senza freno: l'apparato statale costa sempre di più!

Inoltre, dice la Corte,  "le misure di controllo hanno funzionato solo per i consumi intermedi (diminuiti dello 0,8 per cento), un’area limitata e poco suscettibile di ulteriori limature." Insomma, la dove si è tagliato, non si può più far nulla.  C'è poi il rischi che, nei bilanci, si possano nascondere " debiti sommersi di numerose amministrazioni centrali" (pubblico impiego, pensioni e spesa sanitaria), cioè buchi veri e proprio che salteranno fuori chissà-come-chissà quando.

Il rischio è talmente alto che, o si passa a  "decisioni più incisive" o , "si prospetta uno scenario di mantenimento della pressione fiscale su valori difficilmente tollerabili sul piano sociale e causa di effetti distorsivi sul piano economico". Insomma, o il debito viene frenato, o le tasse si mangeranno la ripresa, il potere d'acquisto e lo stesso equilibrio sociale italiani.

Rimane il fatto che il gettito è effetivamente aumentato, nell'ultimo anno. Ma da dove arrivano, 'sti soldi? In parte (forse) da qualche norma approvata di recente, ma la causa è sostanzialmente sempre lì, nell'aumento delle imposte! Poi c'è una quota dovuta alla rivalutazione dei beni d'impresa, un complesso sistema di tassazione che, se per quest'anno ha portato denaro nelle casse dello Stato, è però "destinato a seguire una contrazione permanente di gettito a partire dal 2009, per effetto dei maggiori ammortamenti che potranno essere portati in deduzione." Insomma, una vacca grassa che sarà divorata dalle vacche magre prossime venture.

E poi c'è una quota residua di extra gettito che non si spiega bene. Anzi, il Governo la ha spiegata attribuendola alla volontaria partecipazione al rispetto della legge e alla diminuizione dell'evasione fiscale, effetti dovuti alla fiducia dei cittadini in questa maggioranza (lo ha sostenuto, ad esempio, Prodi nella conferenza stampa di fine anno, il 28 dicembre 2006). Ma la Corte non ci crede ed isinua un dubbio: quella della fiducia nell'opera del nuovo esecutivo di centrosinistra è "un’attribuzione incerta, quanto meno nelle dimensioni, posto che, come dimostrano precedenti indagini della Corte, sulla formazione del residuo potrebbero aver inciso anche approssimazioni ed errori in cui è facile incorrere in sede di stima."  Quindi, non solo non c'è stata la corsa alla tassazione volontaria, ma non si sa neanche se quei soldi sonoreali o solo frutto di immaginazione. Qualche altro spicciolo è stato raccattato, poi....dai giochi (lotto, superenalotto, gratta e vinci....).

Ma eccoci al fantomatico tesoretto. Dice con chiarezza Balsamo:

"Nonostante i più recenti risultati ottenuti in materia di entrate, resta tuttavia molto difficile l’accertamento del grado di permanenza del maggiore gettito derivante dalla lotta all’evasione. Di conseguenza, sembra alla Corte che debbano essere escluse forme di copertura di maggiori spese basate su stime di risorse di dubbia affidabilità. E ciò soprattutto in corso d’anno."

Una mazzata! Una mazzata a Padoa, a Schioppa, a Ferrero, a Prodi, a chiunque parlasse di tesori, risorse, surplus e i loro eventuali utilizzi! Il tesoretto non solo non c'è, e se c'è non è un granchè, ma è bene, nel caso beneaugurato che qualche euro avanzi, non spenderne neanche uno perchè non è possibile in alcun modo sapere se quegli spiccioli saranno recuperabili in futuro, e servono, tutti, per ripianare  il deficit. E sarebbe il caso di ricominciare ad investire, perchè (ed è la seconda volta che Balsamo ci torna su) "Si è accentuato il divario negativo dell’Italia in tema di infrastrutture, con conseguenze non lievi sullo sviluppo economico e sulla competitività del nostro apparato produttivo. Mentre le indicazioni programmatiche hanno ripetutamente privilegiato gli obiettivi di sviluppo, nella pratica le politiche di riequilibrio dei conti, non trovando le soluzioni per una stabile riduzione delle spese correnti, hanno seguito la via più facile sacrificando le spese di investimento. " Alla faccia della ripresa strutturale dell'economia...

Neanche la riduzione del 5% delle spese delle amministrazioni locali è vista con serenità: a quanto pare, quasi tutto è dovuto al peso crescente delle società di servizi, ovvero alla precarizzazione selvaggia!

Al titolo VIII, il presidente della Corte lamenta una crescete e quasi strutturale confusione che da anni caratterizza il bilancio dello Stato: a furia di trasformare, rimodellare (riformare, direbbe un riformista) gli apparati dello Stato stesso, non si capisce più niente, e prima o poi saltano fuori "sacche di debiti pregressi in numerose amministrazioni, ripianati episodicamente e parzialmente attraverso fondi variamente denominati" (cioè, le amministrazioni fanno debiti e noi li ripaghiamo tramite operazioni dai nomi di fantasia! ndr) "Nel frattempo continuano a svolgersi "operazioni gestionali parallele", che non trovano riscontro nelle risultanze annuali e che finiscono per prenotare risorse degli esercizi successivi. " Come rendere questa frase in linguaggio corrente? Corruzione, ruberia, malaffare, spreco, spese fuori controllo alcuno? Scegliete voi.

Oltretutto, e siamo al titolo IX, il 95% delle spese è ormai rappresentato da "spese di urgenza". E "è proprio questa la tipologia normativa che determina più frequentemente elementi di criticità: spesso infatti, in sede di conversione, gli emendamenti non sono supportati da relazioni tecniche e i necessari chiarimenti richiesti, come risulta dagli atti delle Commissioni bilancio, vengono forniti dalle amministrazioni in modo per lo più sommario e comunque non aderente alle precise ed articolate osservazioni formulate."

Insomma, si spende e si spande senza giustificazione e attingendo a fondi che, nelle previsioni di bilancio, erano destinati tutt'altro uso. Un esempio significativo è "il finanziamento della partecipazione italiana alla missione UNIFIL in Libano, per la cui copertura è stata utilizzata parte delle maggiori entrate tributarie correlate al più favorevole andamento del gettito rispetto alle previsioni di bilancio."

La Corte poi richiama al rigore nel trattamento dei pubblici impiegati, e ad evitare l'accumulo di privilegi, magari derivanti da un trasferimento da un ruolo all'altro. 

Le Regioni, le Province e i Comuni, come già accennato, hanno contenuto le spese, attendosi più o meno al Patto di Stabilità, ma spesso si tratta solo di "dilatazioni delle gestioni extra bilancio degli Enti locali e dei fenomeni di esternalizzazione nella gestione dei servizi.", trucchetti contabili che "implicano una riduzione solo apparente delle spese."

Per non parlare poi della mossa furba di molte amministrazioni che, per reperire risorse, si sono fatte fare un prestito. Adesso, con i tassi bancari in ascesa, rischiano di pagare fior di quattrini (ovviamente non preventivati) di soli interessi.

Nel 2006, la spesa sanitaria è aumentata ben oltre le previsioni, e Balsamo sospetta sprechi a gogò: non si razionalizza la Sanità senza "il potenziamento dei controlli e dei monitoraggi dei processi in corso di realizzazione."

Per quanto riguarda le pensioni, le soluzioni fin qui approvate preoccupano la corte: leggi, provvedimenti, normative sono troppo poco rigorose, assai complesse e farraginose, e che rendono quasi impossibile calcore coefficenti, adeguamenti, allocazioni di risorse tanto nel breve quanto nel medio e nel lungo periodo. Alla obiezione che una troppo rapida e radicale riforma delle pensioni creerebbe povertà e squilibri, Fulvio Balsamo, Presidente della Corte dei Conti, risponde con fermezza che  " costruire da oggi le condizioni per la messa a punto di un sistema di welfare più adeguato, capace di contrastare fenomeni di povertà e di esclusione sociale, significa essere rigorosi gestori delle finanze pubbliche, condizione imprescindibile per preparare un contesto in cui previdenza integrativa, da un lato, e percorsi lavorativi meno discontinui, dall’altro, possano ridurre alla base il rischio di dover erogare ai pensionati del futuro trattamenti inadeguati."

In parole povere: sprecate meno, gettate meno soldi al vento, non opprimete i lavoratori con il precariato eterno, e i soldi ci saranno per tutti. Amen.