È passato l'indulto. Sollevazione contro l’inclusione dei “reati finanziari”. Giusto: mai visto un colpaccio di spugna più sfacciato per gli amici e gli amici degli amici. In una intervista che mi ha concesso per www.democrazialegalita.it,
Alessandro Maran dell’Ulivo definisce i reati di corruzione et similaria “non poi così gravi”, e quindi naturalmente meritori di sconto della pena. Ed insiste, come hanno insistito tutti con una abbondante dose di ipocrisia postprandiale (chè intanto la scorpacciata è già avvenuta), sulla urgenza irrimandabile di risolvere la drammatica e penosa “questione carceraria”.
Il carcere è sovraffollato. Questo è innegabile. La popolazione carceraria è cresciuta negli ultimi anni fino a 61.000 unità, in condizioni di indecente e disumano accalcamento. Dice bene Giancarlo Caselli: in questa situazione ogni speranza di reinserimento e di recupero, come prevederebbe la Costituzione, è semplicemente inimmaginabile.
Personalmente, io sono contrario all'indulto per qualunque reato. Così come a suo tempo sono stato contrario all’ipotesi di amnistia, che la proponesse Pannella o il Papa. Sono contrario a forme perdonistiche generalizzate che sono un’ulteriore attentato al già traballante concetto di certezza della pena. Sono contrario alla liberazione di piccoli e piccolissimi delinquenti che, nel loro piccolo, hanno invece compiuto violenze spesso devastanti, come può essere uno scippo ad una anziana o l’aggressione ad un adolescente, o il furto in un appartamento di una persona in difficoltà: episodi marginali per la società nel suo complesso, ma terribili per le vittime che li hanno subiti, che sono distrutte, talvolta, nel fisico e nell’animo da simili fatti. E l’Italia diventerebbe ancor più il Paese del Bengodi per ladruncoli, spacciatori, sfruttatori, marmaglie varie, che sanno perfettamente che la nostra è una macchina repressiva degna di Pulcinella, che acchiappa e punisce un reo su cento. E quando questo avviene, ecco che scatta un indulto, una amnistia, un colpetto di spugna, e via, tutti liberi. Fra la cocente frustrazione dei magistrati e delle forze dell’ordine.
Mi si chiederà dunque come affrontare con umanità e con spirito democratico il problema di quei 60 mila e passa detenuti. Innanzi tutto, e questo dovrebbe essere compito di una classe politica SERIA, chiedersi
perché da 20 siamo passati a 60 mila prigionieri. Se nessuno si chiede questo, se nessuno fa una severa disamina di quanto avvenuto nella legislazione sulla giustizia negli ultimi dieci anni, indulti e amnistie provocheranno solo grotteschi effetti fisarmonica di svuotamento-riempimento nello spazio di pochi mesi se non settimane. È già successo, risuccederà.
Gli organi preposti, Magistratura, CSM, Procuratore Generale della Repubblica, si sono sgolati nel denunciare le cause del rallentamento della macchina giudiziaria e degli effetti sulla popolazione carceraria, ma nessuno li ha mai voluti ascoltare. Sarebbe stato auspicabile che questo nuovo governo, e questo nuovo parlamento, si fossero immediatamente impegnati nel capire le cause del dramma e nel risolverle. Invece, si fa una operazione cosmetica accompagnata da una generosa impunità per potenti e sodali dei potenti. L’ipocrisia è svelata.
Si chiede Maran, si chiede Bertinotti, si chiede Brutti, si chiede la Rosa nel Pugno, si chiede l’Ulivo: ma, nel frattempo, non dovevamo forse doverosamente intervenire?
Mi permetto di dare una risposta, che pongo all’attenzione del Cantiere: sì, era doveroso intervenire subito, e con provvedimenti di urgenza, ma, appunto, sulle cause, non sugli effetti. Posso porgere qualche suggerimento?
Abrogazione immediata delle norme della Fini-Bossi e della Turco-Napolitano che portano in galera migliaia di disgraziati che hanno commesso il solo reato di essere stranieri.
Blocco istantaneo e abrogazione immediata della oscena riforma dell’ordinamento giudiziario, blocco peraltro promesso e poi sparito nel dimenticatoio
Abrogazione immediata della ex-Cirielli.
Abrogazione immediata di tutte quelle leggi, berlusconiane o uliviste, che da decenni i magistrati copiosamente denunciano.
Pensare a qualche atto di coraggio, che dovrebbe essere una caratteristica della sinistra, e, secondo me, anche della parte cattolica della coalizione, rivedendo – ad esempio- certi fanatici proibizionismi e pensando, sulla scorta delle sorprendentemente positive esperienze europee, a determinate legalizzazioni di sostanze e abitudini.
E pensare, senza orrorifici retropensieri da Stato di polizia, ad una moderna e razionale politica di edilizia carceraria.
Senza scandalo, senza anatemi, e con un vero spirito riformatore. E senza la disgustosa ipocrisia salva - furbetti del quartierino