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14 settembre 2006  

Un occhio dal cielo

di Marco Ottanelli

Quello che vedete, è il mercato paesano di un villaggio di montagna. Si trova in Afghanistan, per precisione a 150 km in linea d’aria dalla capitale, Kabul, e a 35 km dal confine con il Pakistan. Come potete notare, (clikkate sulla foto per ingrandirla) ci sono alcune auto parcheggiate disordinatamente su un piazzale non asfaltato, mentre una gran folla si accalca tra quei palazzoni a serpentone e i campi arati retrostanti. Da nord, dalla strada, arrivano ancora molte persone, che andranno ad ingrossare le file dei compratori delle bancarelle dal tetto bianco o rosso del mercato.

Sento già fischiare il “chi se ne frega”, eppure, questa immagine potrebbe essere la più grande notizia del decennio, se opportunamente infiocchettata. Invece pare che la notizia del decennio sia un’altra, ovvero che, dopo l’11 settembre 2001, i due supercapi della superorganizzazione Al Qaida, ovvero il Mullah Omar e Osama Bin Laden, siano scomparsi dalla scena, nascosti-cissà-dove; Poi, prosegue la notizia, si è saputo che a aiutare quei due mascalzoni era stato nientemeno che il regime di Saddam Hussein, il quale stava contestualmente farcendo il suo paese di terribilissime armi di distruzione di massa. Quindi, ecco che la Nato parte all’attacco dell’Afghanistan per scovare i responsabili delle stragi di New York e Washington, e poi la coalizione dei volenterosi occupa l’Iraq a seguito delle prove inconfutabili in possesso della CIA e del governo USA.

C’è da scriverci e riscriverci la storia dell’umanità.

Poi, visto che (e di questo dovremmo essere orgogliosi), viviamo in paesi liberi e democratici, arrivano alla spicciolata alcune smentite. Il capo degli ispettori dell’agenzia nucleare, Blix, ancor prima dell’attacco di terra all’Iraq, se ne va sbattendo la porta e denunciando che ha subito pressioni inaudite dagli americani per trovare razzi, missili, uranio e schifezze batteriologiche, mente, in realtà, gli ispettori hanno solo trovato tubi di acquedotti e fabbriche mezze scassate di fertilizzanti. Nessuna reazione.

Tony Blair presenta in parlamento una relazione dei servizi segreti su regimi mediorientali e terrorismo, che si scopre dopo poco essere una tesi di laurea piuttosto fantasiosa che l’intelligence ha pigramente scaricato da internet.

Dopo qualche anno, e dopo qualche decina di indiscrezioni, Giorgino Bush ammette candidamente che le armi di distruzione di massa non c’erano, non c’erano mai state, non c’era neanche la possibilità che l’Iraq se le potesse mai fabbricare. Anzi, proprio non ne aveva alcuna intenzione. “ci siamo sbagliati”, dice Bush. E parte una piccola rissa tra dipartimento della difesa , Cia, esercito, sicurezza interna e amministrazione presidenziale per capire chi ha mentito a chi, ma soprattutto chi ha mentito più di tutti gli altri.

Nel gorgo finisce anche il sempreamato Sismi italiano, e tutta una pletora di giornalisti e politici anche di governo, che hanno dato credito alla ulteriore bufalazza dell’uriano arricchito del Niger (fandonia che suona come la Rosa Purpurea del Cairo), anch’essa ampiamente smentita a livello planetario.

Poi, pochissimi giorni fa, arriva la conferma a quello che già tutti (riperto: tutti) sapevamo, e cioè che non solo Saddam Hussein e il partito Baaht non avevano né hanno mai aiutato né Al Qaida né i Talebani, né la famiglia Bin Laden, ma anzi, che sia gli studenti islamici afgani sia i fondamentalisti sauditi ed egiziani erano visti come pericolosissimi destabilizzatori dal regime (sanguinario ma laico) di Bagdad, e che esso era uno dei primi obiettivi nel mirino dell’estremismo religioso (esattamente come lo fu il regime democratico algerino negli anni ’90).

Una sporca, sudicia, criminale montagna di menzogne e di bugie rovesciata sulla testa del mondo che è rimasta e rimarrà impunita, nonostante sia stata completamente – e ufficialmente!- smascherata. Conseguenze per i responsabili? Nessuna.

Anzi, le superpotenze mondiali rilanciano, tanto per alzare un po’ l’emozione intorno all’anniversario dell’attacco all’America: il 9 settembre ’06 arriva a tutte le agenzie la notizia, certificata “intelligence alleata”, che il Mullha Omar si trova in Pakistan (per la precisione nella città di Qetta), mentre il super ricercato Osama si trova ancora “al confine tra il Pakistan e l’Afghanistan”. Loro lo sanno. Glielo ha detto un uccellino, o forse un torturato in una oscura prigione della CIA, poco cambia.

A noi viene il dubbio che forse Bin Laden, il giorno in cui fu scattata la foto che vi abbiamo proposto, fosse a far la spesa al mercatino in questione. Doveva comprar polenta e castagne per la clandestinità. Ora, con i mezzi gratuiti e pubblici che noi abbiamo, non siamo riusciti a riconoscerlo. Non si vedeva bene, ammettiamolo.

Ma se con delle foto satellitari a gratuita disposizione di chiunque siamo riusciti a mostrarvi un giorno di mercato sulle montagne afgane, non è forse lecito domandarsi quale grado di precisione  e di accuratezza posseggano i mezzi a disposizione dell’esercito e dei servizi di sicurezza angloamericani?

 

E non è lecito chiedersi, oltre a quali dettagli possano essi individuare, perché non riescano a vedere quello che c’è effettivamente da vedere?

Perché posso trovare l’immagine dettagliata di un remoto mercatino, e loro non trovano, dopo 5 anni, le persone più ricercate  del mondo, o  i loro collaboratori, i loro collegamenti?

24 ore su 24 centinaia di satelliti spia girano vorticosamente sulle nostre teste, fotografando e filmando ogni momento della nostra vita. Ma certi fenomeni paiono sfuggire all’occhio totale, certe azioni paiono scomparire nella confusione dell’ignoto.

Pensiamo all’Iraq, e ai suoi centinaia di morti, colpiti ogni giorno da attentati, auto e camion bomba che giungono nel cuore delle città e massacrano cittadini ignari, poliziotti iraqueni  o soldati occidentali. Chi le porta, quelle auto? Da dove arrivano, quei camion? “non lo sappiamo” dicono americani e inglesi. Eppure, li vedono.

 

 L’immagine qua a fianco è un dettaglio di Bagdad (clikkate sulla foto per ingrandirla). Come potere notare, attorno al grande incrocio, si è formato un ingorgo niente male. Quando serve un vigile, non c’è mai, è proprio vero. Accanto alla grande aiuola,  piuttosto rinsecchita e con al centro una fontana, sono parcheggiati dei pullman chiari. Nelle strade laterali, c’è molta animazione. Centinaia di queste foto sono scattate in ogni istante. E colgono dettagli di ogni tipo, anche di tipo “militare”.

 

Guardate qua, a sinistra: ciò che si vede (clikkate sulla foto per ingrandirla) è un eliporto che si trova (si trovava?) a circa 450 metri dal palazzo presidenziale di Saddam Hussein. Protetti da un muretto, quattro elicotteri stazionano con le eliche aperte (se ne nota anche l’ombra proiettata sul terreno), mentre attorno la vita si svolge normale: l’incrocio (decisamente meno incasinato di quello di prima) da su un vialone che porta al fiume Tigri. Sulla destra, un’auto bianca lascia il parcheggio di quello che potrebbe essere un negozio, o magari una sorta di fast-food, il cui tetto di piastrelline color cotto si prepara a ricevere l’impietoso sole tropicale. Tutto questo è a disposizione, signori. Tutto gratis, tutto vostro.

 

Naturalmente, non solo i satelliti non hanno fotografato le armi di distruzione di massa, dato che non esistevano (e Rumsfield fu costretto a portare all’ONU, come “prove”, dei disegnigni di razzetti e fantomatiche rampe di lancio mobili), ma non fotografano neanche i kamikaze, i terroristi, i cattivi che scorrazzano ammazzando ad ogni ora del giorno e della notte. Non fotografano Bin Laden, non fotografano il Mullha Omar, non fotografano i campi di oppio che finanziano i Talebani.

 

Non fotografano neanche gli Hezbollah in Libano, evidentemente, se gli israeliani, per loro stessa ammissione, hanno dovuto sganciare migliaia di bombe a frammentazione ed annientare intere città per colpirne qualcuno. Non fotografano i loro razzi Katiusha, e neanche il più volte denunciato passaggio di armi dalla Siria. Che distratti. Ma, forse, si dirà, a Washington non ci hanno semplicemente pensato! Oppure non ritengono che tali immagini possano servire ad alcunché! Eppure, basta leggere una notiziola del 17 ottobre 2001 per dedurre  il contrario:

 

Il Pentagono blocca l'accesso pubblico alle immagini satellitari
Fonte The Guardian

Il Pentagono ha speso milioni di dollari per impedire che il pubblico possa visionare le foto di un satellite civile relative agli effetti dei bombardamenti in Afghanistan. Le immagini, riprese dalla società Space Imaging con Ikonos, un evoluto satellite privato lanciato in orbita nel 1999, sono le migliori disponibili per i civili. La decisione di interrompere l'accesso è stata presa l'11 ottobre, successivamente ai rapporti sulle pesanti perdite fra i civili causate dal bombardamento notturno dei campi di addestramento nei pressi di Darutha, a nord-ovest di Jalalabad. Il Pentagono, invece di invocare i propri poteri legali per esercitare il "controllo di chiusura" sui satelliti civili lanciati dagli USA, ha acquistato l'esclusiva sui diritti di tutte le fotografie di Ikonos relative all'Afghanistan.

I militari statunitensi non hanno bisogno delle foto a fini interni, poiché dispongono di sette satelliti di rilevazione in orbita. La decisione di utilizzare mezzi commerciali piuttosto che legali per sbarrare l'accesso a queste immagini probabilmente significa che quei poteri legali non potrebbero, e con probabilità non vorrebbero, misurarsi in tribunale contro il Primo Emendamento.
L'unica fonte alternativa di immagini satellitari è il sistema russo Cosmos: la Russia, tuttavia, non ha ancora deciso se ovviare al vuoto di informazione creato dall'accordo del Pentagono con la Space Imaging.

 

 

Allora, si desume, qualcosa dal satellite, si vede, perbacco! Però… Che strano! Si vede solo quel che conviene vedere: monumenti, splendide vallate, incredibili dettagli di Parigi, Roma, New York (anche in 3D!), e non si vedono morti, bombardamenti, attentatori e leader terroristi in fuga. Una volta si parlava di “armi intelligenti”… non è che i satelliti sono troppo furbi?

 

Le immagini sono state ottenute grazie al programma Google Heart, scaricabile dal sito www.google.it

 

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line