Democrazia e Legalità

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Senza clamore, ripartono le indagini sui mandanti occulti delle stragi del 92/93

di Marco Ottanelli

 

I fuochi, le minacce, i tiri incrociati di mille grandi e arrivati opinionisti e di mille piccoli politici arrivisti scatenati sul tribunale e la procura di Milano non si sono ancora pacati, anzi, la sentenza di condanna ad ulteriori 5 anni di prigione ha dato al Gruppo Previti il fiato per gridare vittoria ed invocare punizioni esemplari. La motivazione della sentenza della Cassazione che ha assolto Andreotti  dal delitto Pecorelli, motivazione che parla esplicitamente di “teorema accusatorio” scatenerà, ne siamo sicuri, un pandemonio ancora più gigantesco. Pare che tutto sia destinato a congelarsi, ad arrestarsi immobile in attesa di un assestamento definitivo ed inevitabile, lasciando per sempre irrisolte le questioni: chi ha ucciso Pecorelli, come era possibile l’esistenza di un sistema di corruzione dei giudici romani? Ancora una volta siamo destinati ad una italia senza verità, senza risposte. E preferibilmente senza domande. Ma, per fortuna, lontano dai clamori, qualcuno le domande, se le fa, e le risposte continua a cercarle. Come, ad esempio, a Caltanissetta.

Nella città siciliana, il procuratore Francesco Messineo, ha ordinato una serie, pare notevolissima, di accertamenti su uomini delle forze dell’ordine, su agenti dei servizi, su imprenditori e su uomini politici ai fini di individuare i cosiddetti “mandanti occulti” delle stragi di Capaci e di via D’Amelio del 1992. Le indagini , delle quali si occupa la DIA, interessano anche persone che nel passato non erano mai state prese in considerazione, o sulle quali non si era approfondito momentaneamente  l’interesse degli inquirenti. Sì, perché questa non è la prima volta che, per capire chi ha ammazzato Falcone e Borsellino, si aprono inchieste su politici e apparati dello Stato. È la terza volta. Si era indagato su importantissimi politici sia a Firenze che a Caltanissetta. Si può dire che, dal 1992 ad oggi, ci siano stati sempre elementi sufficienti per sospettare che dietro Brusca e Riina ci fossero, ci sono, interessi definiti e particolari nel mondo delle istituzioni e della lotta politica. E per due volte, le indagini erano state archiviate. Ma le archiviazioni non sono cancellazioni e sconfessioni: sono atti documentati e che affermano quanto emerso e quanto accertato. Affermano ad esempio che le stragi del 1992 in Sicilia sono in stretta, strettissima relazione con le stragi del 1993 a Roma, Firenze e Milano. E affermano che le persone, almeno due di loro, coinvolte in tutti tali avvenimenti, hanno intrattenuto rapporti non meramente episodici con i soggetti criminali cui è riferibile il programma stragista, anche se non è stato possibile evidenziare la responsabilità diretta nell’esplosione di quelle cinque bombe.

Ma per il procuratore Messineo c’è ancora molto lavoro da fare. Ci sono cose che non tornano, fatti che non si spiegano, come l’improvvisa accelerazione di Cosa Nostra nell’assassinare Borsellino poche settimane dopo aver massacrato Falcone, con la Sicilia praticamente in stato d’assedio. A tal proposito, l’inchiesta dovrà chiarire il come ed il perché  dellecarenze e apparenti ingenuità del sistema di protezione del dottor Borsellino, che avevano reso meno difficoltoso il compito degli esecutori materiali di una strage che a molti apparve annunciata''. Si suppone dunque che qualcuno, molto più in alto dell’organizzazione mafiosa, aveva insomma favorito l’opera dei killers. Ma c’è di più. Le nuove indagini partono proprio dalla precedente archiviazione nissena che, in una allarmante chiarezza, afferma che non è possibile “escludere l' esistenza di interessi esterni e distinti da quelli dell' associazione mafiosa che potessero, in un determinato momento storico, avere assunto una posizione convergente con questi ultimi”. I  punti oscuri ancora da chiarire e gli spunti investigativi, mai approfonditi e analizzati in precedenza da seguire fino in fondo, sono, per Messineo e la Dia di Caltanissetta, molti e molto interessanti. Le piste portano a personaggi che “avrebbero avuto un ruolo importante nel luglio del 1992”. Non sappiamo cosa ne verrà fuori. Non sappiamo se ne sentiremo neanche parlare. Perché, questa indagine partita senza clamore ha davanti il più pericoloso degli ostacoli: l’oblio.

 

 

 

 

a cura dello staff tecnico democrazialegalita.it