<%@LANGUAGE="VBSCRIPT" CODEPAGE="1252"%> Parole, Sabina Guzzanti, Gianni Riotta,Beppe Grillo
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Parole
di Vittorio Melandri

Nel film “Le ragioni dell’aragosta” Sabina Guzzanti che né è regista ed anche interprete fra gli altri, dedica una battuta al direttore Gianni Riotta, che ricordava come la guerra in Iraq scatenata da Bush fosse stata “studiata” da Clinton.

Ospitato sulle pagine dell’Espresso, Riotta ha replicato come suo diritto alla citazione; ospitata da Santoro in occasione della prima puntata di “AnnozeroGuzzanti ha ripreso il dialogo a distanza con il direttore del TG1 inserendolo in una altrettanto sacrosanta critica, rivolta al giornalismo televisivo praticato dalla “corazzata” dell’informazione italiana.

A questo punto ha parlato, in prima serata TV, ovviamente in difesa dell’onore di tutti, RAI, TG1, Riotta, e giù per li rami sino all’onore dell’umile e ultimo teleascoltatore italiano, il Cdr della “corazzata”, e prendendo le difese del novello direttore, ha replicato di par suo, non alle parole della regista e attrice, ma a quelle della soubrette Sabina Guzzanti.

Nell’ultimo episodio del film di Roberto Rossellini, Paisà, subito all’inizio ci appare la terribile immagine di un morto trasportato dalle acque del Po. Il corpo sorretto a pelo d’acqua da un salvagente e trascinato dalla corrente del grande fiume, come compare scritto su un cartello apposito appiccicatogli addosso, è quello di un “partigiano”, che su altri cartelli era anche definito “bandito”.

Il regista Lizzani, chissà, forse suggestionato da quelle immagini ci ha fatto un film suo, intitolato “Achtung! Banditen!”

Oggi leggendo le cronache del blitz dei reparti speciali inglesi in collaborazione con gli uomini del “Col Moschin”, reparto dell’esercito italiano abilitato ad operazioni non convenzionali in territorio nemico (custode della bandiera del X Reggimento Arditi –quelli della Prima Guerra Mondiale, sia chiaro), si apprende che sono stati liberati i nostri soldati prigionieri (anche se malconci, e sembra per “fuoco amico”) e sono rimasti sul terreno, uccisi, nove “banditi”.

Alfredo Reichlin dichiara con molta convinzione che il comico Beppe Grillo (per sfottere il quale altri sono arrivati a chiamarlo “Giuseppe Grillo”, cioè con il suo nome), non gli piace. Lo dichiara in un articolo sull’Unità (25/9) dedicato al PD, alle difficoltà che si stanno incontrando nella sua realizzazione, che Reichlin con il rigore intellettuale che lo contraddistingue non ignora affatto, spinto a farlo anche dalla sua convinzione che questo “partito nuovo, diverso…. è la sola risposta al sovversivismo e ai disegni di potere di certe forze che si intravedono dietro i guitti e i demagoghi.” E per essere chiaro (io, non Reichlin che lo è in modo stupefacente) riporto un passo precedente dell’articolo di Reichlin in cui dice del comico che non gli piace: “Grillo lasciamolo stare. Questo guitto è la febbre, non la malattia. Capito chi sono i “guitti” che si intravedono dietro le manovre contro il nuovo partito? 

Siamo alla “frutta” gente, in mano a “soubrette, banditi e guitti”, altro che “caste”, composte tutte da persone di alto lignaggio, e di altissima intelligenza, e pazienza se a volte telefonano troppo.