| Giuseppe Lo
Bianco e Sandra Rizza, “L’agenda rossa di Paolo Borsellino”, (Chiarelettere editore) mi ha preso all’inizio di
un pomeriggio e non mi ha più mollato sino a sera quando l’ho
terminata.
Sono passati,
quando scrivo questa mia, 5493 giorni dalla fine degli ultimi 56
giorni di vita di Paolo Borsellino, più di quindici anni, e la
lettura del libro mi ha riportato alla
mente fatti e loro scansioni temporali che pur avendoli vissuti non
mi erano presenti alla memoria.
Come quello
che al momento della strage di Capaci fossimo senza presidente della Repubblica eletto
(dimissionario Francesco Cossiga) e con un
Presidente della Repubblica supplente, il Presidente del Senato
Giovanni Spadolini, e che solo dinnanzi al
feretro di Falcone, il Parlamento trovò dopo quarantasei ore e
quarantanove minuti di seduta distribuiti in 12 giorni, la capacità
di eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro.
Come il fatto che il Governo, il 7° Governo Andreotti, fosse anch’esso dimissionario e in
carica per il disbrigo degli affari correnti, e che solo a giugno,
il 28, sarebbe nato il 1° Governo Amato.
Come non
ricordavo che l’accorato appello di Rosaria
Schifani, che mi è rimasto indelebile per
la parte in cui diceva “mafiosi, io vi perdono, solo dovete mettervi
in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare, di cambiare, dovete
cambiare, cambiare, cambiare radicalmente i progetti di morte che
avete”….. si concludeva con le tragiche e poi confermate parole (che
in tutti i 5493 passati da allora sono state appunto solo
confermate): “ma loro non cambiano, non cambiano”.
Ma la
tragedia ancora più grande che la lettura
di un libro come questo di cui sto parlando, mette angosciosamente
in evidenza, è che non solo i mafiosi non sono cambiati, ma
nemmeno tutta la classe dirigente, che solo a parole, dice di
ergersi a contrasto della mafia.
Addirittura,
i “depistaggi” che allontanano l’opinione
pubblica dalla verità si sono fatti vieppiù
sofisticati. Se un tempo ci si gingillava con la negazione stessa
dell’esistenza della mafia, cui la Cassazione
del giudice Carnevale per anni ha apposto il suo autorevolissimo
sigillo, oggi, non solo Carnevale è stato reintegrato nei ranghi
della Cassazione stessa, ma escono pareri che indicano
la
Camorra e la 'Ndrangheta più
pericolose di Cosa Nostra, negando quella distinzione che vuole sì
pericolosissime tutte le organizzazioni mafiose, ma solo Cosa Nostra
infiltrata nello Stato al punto di condizionarne l’esistenza
dall’interno, e per questo, comunque, ancora la più pericolosa di
tutte.
E tanto più
pericolosa oggi, quando si mostra capace di
una tattica di gestione delle “sue cose” senza clamorosi spargimenti
di sangue.
Il due
agosto, il Presidente del Consiglio Prodi,
parlando a Bologna ventisette anni dopo la strage della stazione, ha
detto secondo me parole da cui mi sono sentito deriso, e che per
questo considero vergognose. Ha detto che non dobbiamo
cercare vendetta, ma verità. Viviamo in un paese, per usare
parole non mie, che ha infitti “i suoi
pilastri nel sangue versato da tanti uomini dello stato, magistrati
e poliziotti”, e di mio aggiungo, nel sangue di una infinita teoria
di cittadini inermi massacrati in ogni contrada, da Portella delle Ginestre sino ai giorni nostri.
Trovo insultante che il Presidente del Consiglio venga a dire, anche
a me ultimo dei cittadini, che non devo
volere vendetta. Mai, ho pensato di avanzare una simile e
stupidissima e barbara richiesta. Da sempre chiedo solo di conoscere
la verità, e da sempre, questa mi viene negata.
E da sempre
la classe dirigente di questo Paese, si passa di mano in mano la
consegna del silenzio, senza soluzione di continuità, solo
aggiornando i modi con cui ingannare noi cittadini, da ultimo,
facendoci credere che è stato tolto il
segreto di stato, dietro il quale però, continua a rimanere fra gli
altri reperti, anche quell’agenda rossa di
Borsellino dove sono descritti pezzi dell’anima nera del Paese. Loro
non cambiano, non cambiano!!! |