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Ultimo Aggiornamento Venerdì, 3 Agosto, 2007 14:14
                                   
 
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L'agenda rossa di Borsellino
di Vittorio Melandri
 
Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, “L’agenda rossa di Paolo Borsellino”, (Chiarelettere editore) mi ha preso all’inizio di un pomeriggio e non mi ha più mollato sino a sera quando l’ho terminata.

Sono passati, quando scrivo questa mia, 5493 giorni dalla fine degli ultimi 56 giorni di vita di Paolo Borsellino, più di quindici anni, e la lettura del libro mi ha riportato alla mente fatti e loro scansioni temporali che pur avendoli vissuti non mi erano presenti alla memoria.

Come quello che al momento della strage di Capaci fossimo senza presidente della Repubblica eletto (dimissionario Francesco Cossiga) e con un Presidente della Repubblica supplente, il Presidente del Senato Giovanni Spadolini, e che solo dinnanzi al feretro di Falcone, il Parlamento trovò dopo quarantasei ore e quarantanove minuti di seduta distribuiti in 12 giorni, la capacità di eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro.

Come il fatto che il Governo, il 7° Governo Andreotti, fosse anch’esso dimissionario e in carica per il disbrigo degli affari correnti, e che solo a giugno, il 28, sarebbe nato il 1° Governo Amato.

Come non ricordavo che l’accorato appello di Rosaria Schifani, che mi è rimasto indelebile per la parte in cui diceva “mafiosi, io vi perdono, solo dovete mettervi in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare, di cambiare, dovete cambiare, cambiare, cambiare radicalmente i progetti di morte che avete”….. si concludeva con le tragiche e poi confermate parole (che in tutti i 5493 passati da allora sono state appunto solo confermate): “ma loro non cambiano, non cambiano”.

Ma la tragedia ancora più grande che la lettura di un libro come questo di cui sto parlando, mette angosciosamente in evidenza, è che non solo i mafiosi non sono cambiati, ma nemmeno tutta la classe dirigente, che solo a parole, dice di ergersi a contrasto della mafia.

Addirittura, i “depistaggi” che allontanano l’opinione pubblica dalla verità si sono fatti vieppiù sofisticati. Se un tempo ci si gingillava con la negazione stessa dell’esistenza della mafia, cui la Cassazione del giudice Carnevale per anni ha apposto il suo autorevolissimo sigillo, oggi, non solo Carnevale è stato reintegrato nei ranghi della Cassazione stessa, ma escono pareri che indicano la Camorra e la  'Ndrangheta più pericolose di Cosa Nostra, negando quella distinzione che vuole sì pericolosissime tutte le organizzazioni mafiose, ma solo Cosa Nostra infiltrata nello Stato al punto di condizionarne l’esistenza dall’interno, e per questo, comunque, ancora la più pericolosa di tutte.

E tanto più pericolosa oggi, quando si mostra capace di una tattica di gestione delle “sue cose” senza clamorosi spargimenti di sangue.

Il due agosto, il Presidente del Consiglio Prodi, parlando a Bologna ventisette anni dopo la strage della stazione, ha detto secondo me parole da cui mi sono sentito deriso, e che per questo considero vergognose. Ha detto che non dobbiamo cercare vendetta, ma verità. Viviamo in un paese, per usare parole non mie, che ha infitti “i suoi pilastri nel sangue versato da tanti uomini dello stato, magistrati e poliziotti”, e di mio aggiungo, nel sangue di una infinita teoria di cittadini inermi massacrati in ogni contrada, da Portella delle Ginestre sino ai giorni nostri. Trovo insultante che il Presidente del Consiglio venga a dire, anche a me ultimo dei cittadini, che non devo volere vendetta. Mai, ho pensato di avanzare una simile e stupidissima e barbara richiesta. Da sempre chiedo solo di conoscere la verità, e da sempre, questa mi viene negata.

E da sempre la classe dirigente di questo Paese, si passa di mano in mano la consegna del silenzio, senza soluzione di continuità, solo aggiornando i modi con cui ingannare noi cittadini, da ultimo, facendoci credere che è stato tolto il segreto di stato, dietro il quale però, continua a rimanere fra gli altri reperti, anche quell’agenda rossa di Borsellino dove sono descritti pezzi dell’anima nera del Paese. Loro non cambiano, non cambiano!!!