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Ultimo Aggiornamento Lunedì, 6 Agosto, 2007 13:10

 

 
Il Piacere dell'Onestà
Di Vittorio Melandri
 

Penso che la “casta” di cui si parla di questi tempi anche grazie alla fortuna editoriale del libro di Rizzo e Stella, sia comprensiva non solo dei disonesti e dei colpevoli, ma anche degli onesti e degli innocenti, che comunque, quando si fanno “casta”, alias cittadini con la pretesa di essere al di sopra di ogni sospetto, fanno un cattivo uso della propria onestà ed espongono la propria innocenza al peggiore degli esiti, quello di dover essere assunta per fede.

Arriva a conferma di questo mio pensiero, non già “l’autoassoluzione degli unti dal popolo” di cui ci informano Giuseppe D’Avanzo, “la Repubblica” del 6 agosto, e Andrea Fabozzi e Sara Menafra,  “il manifesto” del 3 agosto, ma proprio il silenzio che con levità ha accompagnato tale autoassoluzione. Silenzio appena scalfito dagli interventi che ho ricordato. Sembra proprio che il piacere dell’onestà sia ormai confinato in esercizi solipsistici, o meglio, che l’onestà non sia più un piacere, ma all’occorrenza solo un’etichetta da esibire a discarico per difendersi da accuse puntualmente infondate e ovviamente, in quanto tali infamanti.

Non paia arbitrario questo mio accostamento. Giorni fa è accaduto che  nello stesso giorno, siano stati espulsi dal Tour de France per frode, la maglia gialla e un corridore che navigava nelle retrovie della classifica, senza nessuna ambizione di vincere alcunché.

Qual è la morale che se ne può trarre, se non quella che la prassi della disonestà è penetrata così a fondo nella nostra società da condizionare anche comportamenti che potrebbero essere facilmente “onesti”? Restando sempre sul dubitativo, e pensando all’onestà intellettuale innanzi tutto (a mio parere madre di tutte le altre), penso ad un tempo che sia la sola ancora di salvezza della nostra specie, ma allo stato delle cose, vedo il prevalere del suo contrario che a mio parere altro non è che la zavorra che ci porterà (la specie, intendo) ad annegare.

Ed a proposito di “onestà intellettuale”, mi sono chiesto chissà quale ragione abbia ispirato Nicola La Torre (uno degli “unti dal popolo” in attesa di  autoassoluzione per settembre), quando ha chiamato dalla prima pagina del Corriere della Sera del 27 luglio u.s. , a difesa di sé stesso e in danno dell’operato del Gip Clementina Forleo, anche il giurista Franco Cordero, che il 25 dello stesso mese su la Repubblica parlando del “pasticcio procedurale” e spiegando quanto accade in queste ore, ha scritto fra l’altro:  “….nei tardi anni Novanta, ….. la XIII legislatura, dominata dal centro-sinistra, incuba già filosofemi berlusconiani.” E di seguito, riferendosi al voto parlamentare che dovrà respingere o accettare le richieste del Gip Forleo, concludeva: “Come voteranno i partiti del centrosinistra? L’unica risposta pulita è «sì», senza clausole: se il pubblico ministero ritiene sostenibile l’ipotesi d’una corresponsabilità e l’udienza preliminare porta al dibattimento, tribunale e corti diranno quanto fondamento abbia; frapporre ostacoli sarebbe ignobile e politicamente stupido. Gl’italiani sensibili al bisogno d’un minimo etico nella cosa pubblica non hanno combattuto la pirateria berlusconiana per installarne una solidale, pseudoliberal-bolscevica. Ma povera procedura penale, contraffatta da ignoranti chierici del garantismo bicamerale.

Ma La Torre non ha esitato, per difendersi, anziché ad esporre le ragioni della propria onestà, ad attaccare la Gip Forleo, e ha chiamato Cordero in suo soccorso. Avendo letto Cordero, l’unica spiegazione che mi sono dato è stata quella che La Torre confidi nel fatto che molti, Cordero sanno chi è, soprattutto da quando scrive su la Repubblica, ma faticano a leggerlo, e se è vero che il noto giurista ha anche formulato di passaggio un rilievo alla Forleo, “….ha sbagliato .. tuttavia, l’errore appare veniale rispetto agli sgorbi normativi dai quali nasce”, è pur vero che l’uso di Cordero fatto da La Torre, lascia a dir poco interdetti. E la cosa mi dispiace assai, perché continuo a considerarmi dalla stessa “parte” di La Torre e della “disonestà intellettuale” e non, di quelli dell’altra parte…. me ne basta e avanza.

 

 

 

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