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20/11/2006 |
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Per un nuovo
Partito Socialista Italiano Mostrando malcelata invidia (che faccio mia) per delle primarie vere, che in Francia hanno consentito ai militanti socialisti di scegliere Segolene come loro candidata all’Eliseo, Elio Veltri chiede: perché le novità arrivano solo dai socialisti? E subito risponde, «perché “le dure repliche della storia” hanno dato ragione al liberalismo e al socialismo». Sarei meno tassativo di lui, e sarei per togliere dalla domanda, quel “solo”, ma sulla risposta, per quel che la mia opinione può valere, concordo al mille per mille.
In Italia però, lo stesso giorno in cui Veltri ci propone questa sua ultima “bazzecola”, Mimmo Lucà sull’Unità afferma senza sfumature: “Il nuovo soggetto politico che dobbiamo costruire in Italia non è un nuovo partito socialista.”!!!
Ecco finalmente un politico che parla chiaro. Mi sono detto leggendolo, ma neanche una riga e mezzo dopo, è ricomparso nel suo dire, il più puro politichese, quello che serve da sempre a permettere di smentire a sera quello che si è detto a mattina, e che da sempre è un linguaggio volutamente oscuro innanzi tutto per i politici, figuriamoci per noi cittadini. Infatti Lucà afferma che si deve costruire un nuovo partito per: “ricomprendere socialisti e democratici in una nuova, grande formazione riformista.”
E qui mi sono chiesto io: da quando in Italia i socialisti non sono democratici, per doverli distinguere da questi?, da quando i democratici sono diventati un sostantantivo, dopo essere stati da sempre un aggettivo?, da quando una grande formazione riformista è tale in quanto sedicente tale, e non (solo ed esclusivamente) alla luce delle riforme che strenuamente persegue? E per sovrappiù, da quando essere credenti collide con la possibilità di essere di sinistra?, al punto di farci un titolo in puro politichese anche lui, con cui ci si chiede, “di sinistra e cristiani?”, solo per rispondere con l’ovvio: che male c’è?
In Italia, in ultimo anche a ragione di una vera e propria ordalia cui il PSI si è sottoposto, a mio parere con le sue sole mani, un “grande partito socialista”, non è mai esistito, se non per due brevissimi momenti, all’inizio del XX secolo e poi a metà dello stesso. Oggi però, l’ostinazione con cui si continua a volerne fare a meno, forse affonda le radici anche nella psicanalisi, oltre che nel fatto che il “potere”, nel nostro Paese, è schiacciato da un lato dalla criminalità organizzata, e dall’altro dalla propria ottusa incapacità di immaginare se stesso in modo diverso da come si è sempre visto. Un “potere” inchiodato sul punto, da quel cinismo che è proprio di chi crede di essere “Mandrake”, e non si accorge di ipnotizzare solo se stesso. Anche per questo resto più che mai convinto che per metterci davvero in pari con il resto d’Europa, di cui siamo parte così rilevante, il nuovo soggetto politico che dobbiamo costruire in Italia è proprio: un nuovo Partito Socialista Italiano.
Capace come ci ricordava ancora Veltri, di fare proprio il dire di Riccardo Lombardi, per il quale “le riforme( quelle vere) avvantaggiano i più e svantaggiano i privilegiati”; frase che quando l’ho riletta, ha rimandato il mio pensiero di non credente, a quello di un credente tutto d’un pezzo, quel Don Lorenzo Milani, che nella lettera che scrisse ai giudici che lo avevano tratto in giudizio, (Lettera ai giudici, Barbiana, 18 ottobre 1965) affermava che le leggi…..
“….che non sono giuste (sono quelle che …. sanzionano il sopruso del forte)”. Intanto che si rispettano sin ché sono in vigore, occorre battersi perché siano cambiate e trasformarle così in leggi che….“sono giuste (cioè quando sono la forza del debole).”
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democrazialegalita.it periodico on line |