“Paura” è parola indicata dal vocabolario in qualità di sostantivo femminile, che sta a significare innanzi tutto uno “stato emotivo consistente in un senso di insicurezza, di smarrimento e di ansia di fronte a un pericolo reale o immaginario”.
Che il pericolo
sia reale o immaginario non importa, sempre “paura”
è quella che nasce.
Sempre avvalendomi di un semplice vocabolario, anche se in questo caso specificatamente etimologico, posso affermare che la parola in questione deriva dal verbo latino “pavere”, corrispondente al termine “pavire”, il quale a sua volta significa “battere il terreno per livellarlo”.
La nostra umanissima “paura”, in origine altro non è quindi che il timore di essere “battuti”, alla stregua di un terreno da livellare, da ridurre a “pavimento”.
Accade da sempre che sullo stato emotivo chiamato paura si speculi, ma oggi più che mai vi si stanno realizzando “investimenti” enormi, nella convinzione comprovata, di ricavarne tassi di utilità altissimi, dei cui benefici in molti casi si può godere anche senza le cosiddette “prese di beneficio”.
In altri termini, se oggi si investe nei vari titoli “paura”, non è nemmeno necessario vendere gli strumenti finanziari equivalenti, per incassare “plusvalenze”, perché su questi titoli i “dividendi” non si pagano semestralmente e tanto meno una volta l’anno, ma si pagano tutti i giorni.
Non mi si venga a dire a questo punto che scrivo “difficile”, perché quella che
ho sin qui esposto in guisa di metafora, si avvale di termini nella disponibilità della “gente” che si vede in fila sempre più numerosa e impaurita, dinnanzi ai monitor che le banche espongono ad ogni angolo di strada, per fornire in tempo reale, minuto per minuto, 24 ore su 24, le variazioni di borsa.
Torno quindi ai titoli “paura”, da considerarsi ormai alla stregua di tutti gli altri, che una volta trovavamo raggruppati per settore, assicurativi, bancari, etc. ed oggi invece sono in rigoroso ordine alfabetico.
Su questi “titoli” sostengo che sia in corso una speculazione al rialzo che dire vergognosa è poco, e meriterebbe un responsabile intervento per sospenderne la trattazione.
Purtroppo, l’organo preposto alla bisogna, che non è una qualsiasi
Consob, ma in prima persona la “politica tout-court”, è lei la prima a speculare sulla “paura”, in modo vergognoso, in
modo che non esito a definire “vigliacco”.
Il reato che si commette, previsto e sì punito dal codice, ma puntualmente e bellamente ignorato quando a violarlo sono i maggiorenti e non la “ggente”, è quello di “insider trading”; “uso illegale di informazioni riservate, da parte di addetti ai lavori, per speculare in borsa”.
Infatti la politica tutta, accertato l’enorme potenzialità del titolo “paura”, anziché sminuirne il valore come suo compito istituzionale, attraverso un uso sapiente di informazioni riservate ne alimenta la crescita, ne fomenta l’aspettativa, e puntualmente, perché conveniente, ne dirotta la visibilità in modo di giustificarla con i lavavetri, le puttane di strada, i balordi che non sanno usare meglio il proprio tempo se non imbrattando muri, i petulanti zingari che non si limitano più a volerti leggere la mano, ma ti anticipano il malocchio se non metti mano prontamente alla borsa.
Al contrario di ciò, sempre la nostra politica, lascia in un quanto mai opportuno cono d’ombra: i lavacontifiscali; le puttane d’alto bordo e d’alto borgo; i mafiosetti che non sanno usare meglio il proprio tempo se non imbrattando i muri con il sangue delle loro malcapitate vittime; i mafiosi di terza generazione plurilaureati che imbrattano con sempre più enormi masse di denaro riciclato, l’economia legale dell’intero Paese; gli “zingari” della politica, che nomadi da uno schieramento all’altro mettono a profitto soluzioni legislative in apparenza legalissime, ma, come scrive da anni il professor Sartori sulla prima pagina del Corriere, anche e soprattutto “intrinsecamente stupide e legalmente incostituzionali”. A tutto questo sembra proprio non esserci rimedio, noi cittadini elettori, battuti, livellati allo stato di pavimento, compriamo la nostra “paura” quotidiana che ci vendono, e poi finiamo con il rivolgerci agli stessi che
ci imbrogliano per chiedere loro di sopire la nostra “paura”, e il cerchio si chiude inesorabile sulla nostra condizione di sudditi impauriti.
E l'amarezza cresce.
Lo stato confusionale in cui si dibatte la “sinistra”, da me vagheggiata senza aggettivi di sorta, non fa che aumentarla ogni ora di più.
Ho cominciato da qualche giorno il mio sessantesimo anno di vita; sono convinto da tempo che viviamo in un mondo “bastardo” inteso nella peggiore accezione possibile del termine, e tendente a peggiorare con moto uniformemente accelerato.
Sono per altro consapevole che lo stesso mondo è ricolmo di cose bellissime, anche se imbrattate in tutti i modi possibili ed esaltate ormai solo dai poeti.
Se fossi coerente con questa mia intima e profonda convinzione, avrei tolto il disturbo che reco agli altri e a me stesso, da tempo, ma non sono coerente come vorrei.
Posso dire di essere soltanto un mediocre esemplare della specie, anche se non abbastanza mediocre per nascondere a me stesso quel tanto che riesco a capire della realtà nella quale siamo immersi e così, continuo ad arrabattarmi come posso e come so.
A volte vengo dipinto come un pessimista, ma credo al contrario di essere un inguaribile ottimista, perché solo un ottimismo connaturato alla mio patrimonio genetico e oggi incontrollato da quel tanto di ragione di cui dispongo, può consentire a chi vede le cose come le vedo io, di non dare le dimissioni da essere umano.
Ci si può arrovellare quanto si vuole, ma il rumore di fondo del nostro vivere quotidiano, e le numerose eccezioni stanno solo a confermarlo, è quello descritto a suo tempo da Giuseppe Gioacchino Belli e che il poeta fissava con implacabile sintesi e lucidità, sin dal Gennaio 1832, anche se allora, stando ai suoi versi, lo credeva provenire da “li soprani der monno vecchio”, mentre oggi sappiamo venire da tutte le classi sociali o dai fantasmi delle stesse: «Iö sò io, e vvoi nun zete un c a z z o….».