<%@LANGUAGE="VBSCRIPT" CODEPAGE="1252"%> lo scambio scelerato
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«Uno scambio scellerato»
di Vittorio Melandri

Nel paese del “rovescio” ai cittadini non solo tocca in sorte il danno, ma da tempo e sempre più, anche la beffa.

Chi parla di “scambio scellerato” infatti è l’avvocato onorevole Nicolò Ghedini (esponente del Pdl ed anche uno degli avvocati del premier Silvio Berlusconi), che in ragione dello “scambio” che una opposizione compromessa e oscena (che cioè sa stare ormai solo fuori scena) ha invocato, e che certo non potrà non accettare, veste lui i panni (falsi ma esibiti e sicuramente creduti dai più come fossero veri) di chi vorrebbe  “tutelare tutti i cittadini” con la “blocca processi” e si dovrà accontentare del lodo Maccanico-Schifani-Alfano, che prevede che anche il capo del governo italiano, insieme ad altri due o tre “sultani superstiti” nel mondo occidentale, goda di una immunità totale, con effetti retroattivi anche a copertura di delitti commessi prima di salire il soglio.

Nel paese dove la mafia “regna” su quattro intere regioni e spadroneggia nell’economia reale dalle Alpi a Lampedusa, nel lontanissimo 1994 un poeta, Paolo Volponi, ebbe a dire che quel nome, mafia, gli suggeriva innanzi tutto tre parole: smarrimento, sopraffazione, servaggio.

Oggi nell’anno di disgrazia 2008, ad essere smarrita ormai è rimasta una minuta minoranza di cittadini; la sopraffazione è almeno tentata da tutti su tutti; di servaggio, puzza la sola divisa indossata, anche dell’opposizione. Nel paese del rovescio, di scambio scellerato in scambio scellerato, siamo arrivati al punto che sarebbe preferibile almeno il solo danno, tanto brucia insieme alla beffa.

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