Trofei
di Vittorio Meandri
La rassegna stampa del 9 giugno 2006, per un cittadino
italiano che si riconosce nella sinistra, sia intesa politicamente parlando
nella sua accezione più ampia possibile,
sia estesa anche ad un senso culturale, scandisce una sequenza agghiacciante.
1- Si comincia dai titoli di
tutti i giornali, che, a parte il manifesto, inneggiano al “giusto” uccidere.
Giustizia è fatta, avendo ucciso
il barbaro Al Zarqawi, e se ci sono “rimasti” anche altri esseri umani, questo
si chiama: effetti collaterali indesiderati. Non dovevano starsene accanto al
mostro, che fossero anche bambini con poca possibilità di scelta, è
assolutamente irrilevante. Quando ad uccidere era lui, era chiaramente perché
era un barbaro assassino, quando siamo noi, è perché siamo dei “giusti”.
2- Nel frattempo, si va
ovviamente ricomponendo nel nuovo Parlamento, quell’alleanza trasversale e solo
nobile, che ha visto anche pezzi di centro-sinistra (in forza della libertà di
coscienza gentilmente concessa dalla dirigenza), che si propone la difesa della
vita sin da quando non c’è. In sostanza, va bene uccidere il barbaro, in quel
caso si difende Abele, ma guai a mettere le mani sull’embrione, in quel caso si
sta dalla parte di Caino. Ci penserà comunque la commissione Amato a mettere le
cose a posto.
3- Giuseppe D’Avanzo su la
Repubblica scrive un pezzo di inusitata importanza, e da quel radicaloide che
è, parlando di giustizia arriva a scrivere:
“Sembra di poter dire – si
scuserà la nettezza un po´ brutale – che le ragioni della giustizia non sono
oggi in cima alle preoccupazioni del Quirinale e del governo.”
Si riferisce alla tecnica soft,
consigliata dal Quirinale a quell’estremista di Mastella nuovo Guardasigilli,
per por mano ai disastri provocati da cinque anni di gestione
Berlusconi-Castelli sull’apparato giudiziario italiano, che non godeva prima
del loro avvento di buona salute, e che dopo la loro cura, si è ulteriormente
aggravato. Ma il gentiluomo napoletano, e l’estroso amico campano, sanno come
muoversi, con cautela e senza smuovere troppo acque che non devono certo
schiarirsi di colpo.
4- Prodi, per non essere da meno
rispetto al suo predecessore, al quale nel frattempo è stata trovata una
sistemazione logistica alla Camera, degna del suo rango, smentisce una
intervista appena rilasciata. Forse perché intanto che la rilasciava, pensava
agli ammonimenti appena dati ai suoi ministri, di stare attenti a rilasciare
interviste.
5- È stata commemorata alla
Camera, in occasione del 60° anniversario del voto alle donne, quella gran
donna che fu Nilde Iotti. In prima fila, a nobilitare il parterre degli
omaggianti, accanto al capo della Stato e alla sua gentile consorte, quella
squallida figura di Andreotti.
6- E per restare ad una donna,
Lidia Menapace, 82 anni, partigiana, parlamentare di lunga esperienza, è stata
bocciata come candidata alla presidenza della commissione difesa del Senato,
grazie un mercanteggiamento di voti di uno squallore pazzesco. Il Presidente
eletto al suo posto, grida vendetta per il suo pedigree di voltagabbana docg, e
siede in Parlamento grazie all’acutissima vista di Di Pietro. Giulietto Chiesa
e Federico Orlando, notano che dei 35 parlamentari che nel ’96 gli furono
vicini …….è successo come ai dieci piccoli indiani di Agatha Christie …. Non ne
rimase nessuno.
7- Massimo L. Salvadori, rivolge
la sua attenzione ai “vincenti” Chiamparino e Veltroni, che si chiamano,
ciascuno a suo modo, fuori dalla obsoleta “sinistra”. I due stimatissimi
sindaci, dichiarano la loro volontà di essere sindaci per tutta la loro città
di competenza, e ci mancherebbe altro che non fosse così, ma nei panni di
politici di sinistra, che evidentemente considerano frusti e da dismettere al
più presto, si mettono nelle condizioni di sentirsi dire da Salvadori:
“ ….. a me pare che
l'osservazione dei fatti in Italia, in Europa e nel mondo suggerisca che la
situazione pone problemi ovviamente non risolvibili con il guardare e
l'ascoltare, con il richiamo ai valori della libertà degli individui e delle
opportunità aperte al maggior numero. La realtà che nelle società contemporanee
domina sopra tutti gli altri aspetti è quella costituita dalle PROFONDISSIME
DISUGUAGLIANZE NELLA DISTRIBUZIONE DELLE RISORSE CULTURALI E MATERIALI. I dati
più recenti confermano che in Italia come in Europa e negli Stati Uniti negli
ultimi anni il reddito delle classi alte è andato inesorabilmente crescendo
rispetto a quello dei lavoratori dipendenti, così da creare sperequazioni
enormi a partire dalle zone più sviluppate del mondo…”
La maiuscola è la mia: e qui mi
fermo, anche se potrei continuare ancora più a lungo con questa lista di
doglianze che colpiscono al cuore le speranze di cambiamento che si dovrebbero
nutrire almeno per i primi giorni di vita di una nuova maggioranza al potere.
Il fatto purtroppo è che,
indipendentemente dal colore che assume il “potere” dominante, la distanza fra
le classi alte e le classi altre, è molto maggiore della
consonante che le separa, e se le classi alte continuano a rimanere alte, le altrrre…sono…sempre…più..altrrre,
e pure con il dovere di portare con dignità la grave colpa, grave ed
esclusivamente loro, di non riuscire a migliorare.