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26/10/2006

riceviamo, e pubblichiamo, questa nota della consigliera comunale di Locri Anna Broussard

Gentilissimo Direttore,mi presento:sono la signora Capilongo Broussard Annarosa,sono nata,cresciuta ed attualmente vivo e vegeto nel comune di Locri;eletta (ultima consigliera per numero di voti)nella lista di minoranza "Locri Positiva"nelle ultime elezioni del suddetto comune.Stamani,leggendo le notizie Ansa..delitto Fortugno,ho notato il sito di democrazia e legalita'..per farla breve,ho scaricato la dettagliata relazione finale dell ASL n. 9 pubblicata on line dal suo  periodico,domenica 15 c.m.;le scrivo per farle i miei personali complimenti,nonche' per dirle che tale documento mi tornera' utile in quanto domani,17/10 ci sara'  proprio un Consiglio Comunale aperto sull'ordine pubblico.Cosa dirle?Personalmente,quando si parla di mafia,ndrangheta ecc ecc,mi viene  in mente quella giovane vedova di un poliziotto della scorta di Falcone,che,all'interno della Cattedrale di Palermo,alla fine di una dramamtica testimonianza ebbe a dire,tra le lacrime..."no...no...questi  non cambieranno mai,niente cambiera'....mai...."! Personalmente non mi sento battuta...mi sento sola! Cordiali saluti! Anna Broussard

 

 riceviamo, e pubblichiamo, questa nota dello Studio Legale Contestabile relativa ad uno dei  citati nel documento ufficiale d'inchiesta da noi pubblicato in originale.

AL DIRETTORE RESPONSABILE DEL SITO DEMOCRAZIALEGALITA’ DOTT. ELIO VELTRI

Scrivo nell’interesse del dottor Francesco De Matteis, che sottoscrive per ratifica e mandato ed in riferimento al testo integrale della relazione redatta dalla commissione di accesso azienda sanitaria n. 9 di Locri apparsa sul sito www.democarzialegalita.it in data odierna.

Nel corpo del testo – tra le pagine 122 e 124 – vengono riportate le vicende giudiziarie del mio assistito che, agli occhi del malevolo lettore, potrebbe essere scambiato come un tristo figuro dedito all’illegalità e mantenuto in auge professionale dalla vicinanza (perniciosa) con ambienti più o meno malfamati.

E sarebbe questo anche il mio pensiero se non fosse che conosco – ed apprezzo – da anni il dottore Francesco de Matteis come galantuomo e persona perbene.

E costui è persona, talmente specchiata e trasparente che non appena ha letto il testo della relazione, si è premurato di recarsi immediatamente presso la prima caserma dei carabinieri per denunciare l’intera commissione di accesso per il sesquipedale danno di immagine subito.

Ciò ha fatto per la semplice ragione che è rimasto disgustato dalla parzialità della notizia diffusa e dal suo contenuto tanto incompleto quanto inesatto.

Additare taluno al pubblico ludibrio per tutta una serie di spiacevolissime vicende processuali, non autorizza il Redigente la nota a trascurare la circostanza che non si rende un buon servizio alla Verità dei fatti se non si va a vedere che fine hanno fatto tutte quelle denunce che con sapiente espediente grafico sono state collazionate nel corpo del testo.

Se solo si fosse andati alla ricerca della Verità, si sarebbe scoperto che tutte quante quelle vicende giudiziarie sono state seppellite con altrettante assoluzioni per la palese inconsistenza delle tesi accusatorie.

La documentazione di riferimento, il mio cliente la mette a disposizione di chiunque volesse verificarne le ragioni.

Resta, l’episodio – dolorosissimo al solo ricordo – del processo per mafia che ha visto coinvolto Francesco De Matteis.

Certe sensazioni, certe voragini di depressione, non si possono raccontare se non si vivono: allorquando i Carabinieri arrestarono Francesco De Matteis, i titoli dei mass media si sprecarono per condannare (prima del processo) l’untore. E così il noto cardiologo, il medico al servizio della gente, l’uomo politico impegnato, venne sbattuto in carcere a rimordere la propria coscienza per cercare di capire cosa di male avesse fatto e quali reati avesse commesso. Soprattutto per cercare il coraggio di incontrare lo sguardo delle quattro figlie minori che potevano pensare, al pari di molti altri, che loro padre fosse un mafioso senza scrupoli.

Un bravo manzoniano, per meglio intendersi, autore di prevaricazioni e vessazioni ai danni della povera gente.

Eppure Francesco De Matteis ha affrontato con dignità il carcere ed ha continuato a credere nello Stato e nella Legalità. Ed ha iniziato a lottare per difendere la propria innocenza.

Che è stata consacrata in due sentenze di assoluzione “perché il fatto non sussiste” che sono a disposizione della Commissione di accesso, qualora volesse per davvero conoscere con completezza la vicenda umana e processuale del dottore De Matteis.

Le dirò di più Egregio Direttore: per questi fatti Francesco De Matteis è stato risarcito anche per l’ingiusta detenzione.

Analogamente, la proposta misura di prevenzione è stata oggetto di compiuto rigetto da parte del competente Tribunale di Reggio Calabria, per la palese inconsistenza degli assunti accusatori.

Il che tradotto in termini pedestri significa che il dottore Francesco de Matteis, superate le forche caudine della Giustizia, continua ad essere persona incensurata.

Duole parecchio, dover ricorrere a tale durezza di intendimenti per tutelare la dignità di una persona per bene, ma sono del tutto convinto che per cercare di interrompere sin da subito il discredito nascente dalla notizia diffusa, occorra mostrare fermezza.

Mi verrebbe da chiedere come mai la Commissione non ha accertato questi dati – oggettivi e facilmente conoscibili – che, oggi, Le metto a disposizione, ma preferisco tenere per me i miei cattivi, pessimi, pensieri e lasciare che ognuno si formi un proprio giudizio.

D’altronde, il dottore De Matteis ha già fatto il primo passo, denunciando i fatti alla Procura della Repubblica, proprio perché non ha nulla da temere e proprio perché (nonostante tutto quello che gli è successo), continua ad avere fiducia nella Giustizia e nei Suoi Organi.

In fondo, credo che il problema – in Calabria – sia molto più serio di quello che si percepisce all’esterno, se davvero si deve ricorrere all’anacoluto dei processi intentati ai danni di un onesto cittadino, per ristabilire la Legalità.

Nel ringraziarLa per l’ospitalità che vorrà darmi, Le lascio l’immagine che focalizzo ogni volta che entro nello studio del dottore De Matteis: vedo Enzo Tortora condotto in manette in carcere. Mi domando per quanto tempo ancora dovrò continuare a sentirmi a disagio, sapendo che in Italia ti può capitare di finire in carcere da innocente. Con l’aggravante – decisamente sgradevole – che ci sia sempre qualcuno che sia disposto a lasciare trasparire il contrario.

Con stima.

Cittanova, 16.10.2006
 

Dott. Francesco De Matteis

Avv. Guido Contestabile

riceviamo, e pubblichiamo, questa lettera di un parente di uno dei citati nel documento ufficiale d'inchiesta da noi pubblicato in originale.

Buongiorno, sono Rosario Nastasi,
sono nato e cresciuto a Benestare (RC), locride, zona che ho dovuto mio malgrado abbandonare presto per non farvi più ritorno data l'impossibilità di qualsiasi crescita personale e professionale per lo sconvolgente e asfissiante ruolo che giocano nel conteso locale i fenomeni cui sempre più spesso ci si riferisce con un qualunquismo impressionante. Scrivo a proposito della Vs puntuale pubblicazione della RELAZIONE CONCLUSIVA della COMMISSIONE D'ACCESSO IN ORDINE AGLI ACCERTAMENTI EFFETTUATI PRESSO L'A.S.L.NR. 9 DI LOCRI (RC).
in tale relazione si legge a pagina 125 della partecipazione di un medico in servizio presso la stessa Azienda Sanitaria ai funerali di "Noti Pregiudicati" tra i quali viene testualmente citato con tanto di dati anagrafici Nastasi Domenico, mio nonno, persona che ha passato un terzo della sua vita tra argentina e australia in fabbrica e fonderia, per consentire alla sua famiglia di sopravvivere, e che ha avuto come unica colpa quella di essere nato e cresciuto a San Luca.
Vengo al dunque: leggendo la relazione noi tutti abbiamo appreso di essere carnefici in un sistema nel quale pensavamo di essere state vittime.
Tralasciando di descrivere l'amarezza che si prova, che è difficile rendere a parole, per di più rivolgendosi a persone che con il contesto che cercano di studiare e/o descrivere non hanno nulla a che vedere, il che rende il tutto più complicato (citare le parole di Falcone sarebbe superfluo...), la questione è un'altra.
Come si fa a inserire una persona in un elenco di "noti pregiudicati" senza fermarsi a pensare al significato delle parole?  Non ci si riferisce a termini come "mafiosi" "'ndranghetisti" "boss" che possono essere etichette giornalistiche o frutto di indagini sul campo di natura non giudiziaria, e pertanto possono al limite essere utilizzate in attesa di essere verificate. Quando si parla di pregiudicati ci si riferisce a soggetti investiti da provvedimenti assunti dalla magistratura giudicante in sede processuale.  Questo nel caso di mio nonno, semplicemente non è vero. Non solo non è mai stato processato, ma mai fatto oggetto di alcuna indagine nè provvedimento di garanzia o altro. La mia domanda è molto semplice: come è possibile che su dati che dovrebbero essere certi e oggettivi ci possano essere marchiani abbagli, come in quasto caso, per di più non da parte di giornalisti zelanti o uomini "della strada", ma di coloro che dovrebbero in prima persona risolvere i problemi di cui parlano? Sparare nel mucchio non è mai una soluzione! Non saper o non voler distinguere tra vittime e carnefici, toglie forza a qualsiasi azione di contrasto al fenomeno mafioso, perchè mina alla base (presso le persone per bene) la già debolissima credibilità delle istituzioni.
Siamo un paese RIDICOLO, leggendo quelle carte ho provato amara consolazione nel pensare che certe persone non ci sono più: almeno non vedono quanto in basso siamo finiti! Verrebbe voglia di dare ragione a chi si difende e si tutela con altri mezzi! ma la nostra etica ce lo vieta...
cordialmente
Rosario Nastasi
 

Caro Rosario,
intanto, grazie per l'attenzione e per la sua preziosa lettera.
come è stato specificato e scritto più volte dai nostri redattori, quella che abbiamo pubblicato, senza cambiarne una virgola, è la relazione del Prefetto Basilone e della commissione interna alla ASL, facente capo al Ministero degli Interni. Un documento, quindi, che si basa- che dovrebbe basarsi- su dati certi, aquisiti presso gli organi preposti (magistratura, polizia, carabinieri ecc ecc). Abbiamo comunque anche specificato che tale relazione non è, nè potrebbe essere, una verità processuale. "Noto pregiudicato" non è, come lei nota, un termine vago (così come mafioso o ndranghetista, ci perdoni, non sono espressioni giornalistiche ma precise definizioni penali e giuridiche), ma indica che, appunto, il tal pregiudicato è noto alle forze dell'ordine. E così la commissione ha classificato suo nonno . Lei sostiene che  non solo non è mai stato condannato, ma non è neanche stato mai indagato. Evidentemente, le due verità non sono compatibili. Essendo oltretutto il sign. Domenico deceduto, (assassinato, per la precisione), ogni pendenza eventuale è decaduta, e quindi l'unica strada che le rimane, per affermare la più completa realtà dei fatti, è farlo presente, tramite esposto, alle autorità, girando a loro la domanda del perchè lo abbiano dunque inserito nella lista. Saremmo felici di poter confermare, documenti alla mano, la sua versione, e saremmo anche noi interessati a sapere in che modo un cittadino senza macchia sia erroneamente potuto finire fra i "noti pregiudicati". Se ci permette un paio di domande: si è saputo chi uccise suo nonno, e perchè? Sono mai stati condannati i responsabili, è stato definito il movente?

replico a stretto giro alle questioni poste. Non solo i colpevoli dell'assassinio non sono mai stati scoperti (come penso per il 90% dei casi), ma nemmeno è stato ipotizzato dalle autorità inquirenti un movente, nonstante noi (in particolare ovviamente mio padre) abbiamo cercato di riproporre la questione in ogni modo possibile, venendo anche allo scoperto in contesti pubblici (es. manifestazioni pubbliche alla presenza di componenti della commissione antimafia, politici, ecc.) per gridare di essere vittime, quasi a voler scongiurare con terrore quello che oggi diviene realtà: l'essere accomunati ad individui i cui sistemi e le cui regole ci sono da sempre estranee, ed alle quali ci accomuna la sola provenienza geografica, che non può essere una colpa! Chiudo con un particolare, mio nonno faceva il benzinaio a settantanni nel comune di San Luca, alla sua morte avvenuta in un tristissimo giorno di aprile di quasi 20 anni fa aveva ancora le mani sporche di olio e i vestiti unti, perchè aveva appena smesso di lavorare per noi e per il futuro di questa terra. che non può essere questo! un futuro senza luce e senza dignità! Rosario Nastasi

 

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line