Democrazia e Legalità

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Correva l’anno 1922

di Roberta Anguillesi e Marco Ottanelli

 

Nel 1922 Mussolini andò al potere. Formalmente in modo legale, perché la marcia su Roma non fu un golpe, fu un "grande fratello" dell'epoca. Ricevette l'incarico dalle mani del Re, e formò un governo regolare. Il regime si instaurò solo tre anni dopo, con le leggi fascistissime del 1925.

 

Che cosa era accaduto nel frattempo, in quella lunghissima transizione di ben tre anni? Di tutto: l'Italia fu trasformata, plasmata, resa terreno fertile per ciò che sarebbe seguito: guerra, razzismo, dolore e morte, tutto legittimato dall'acclamazione delle 'oceaniche' folle.

 

I partiti ancora legali, ancora rappresentati in parlamento cosa fecero? Scelsero di dialogare col futuro Duce; dialogarono i popolari di Sturzo, dialogarono i liberali di Giolitti, dialogarono i socialisti moderati.

Anche i comunisti - a modo loro- dialogarono.

 

Dialogando dialogando, si fecero governi di coalizione ,si ottennero ministeri, sottosegretariati, e cariche locali.
Ma soprattutto, dialogando, si legittimò.

Arrivammo all'Aventino, coraggioso ed anche epico momento, destinato a fallire per via della sempiterna volontà di alcuni di parlare, di trattare, di discutere, e per l'inarrestabile forza centripeta esercitata da Montecitorio
Le opposizioni si divisero: ci fu chi tornò indietro, chi disse non "mescoliamoci" tra noi, chi disse "sono tanto sporchi questi come quelli".

Ci fu chi disse “la colpa di questa situazione è vostra”, chi disse "voi siete troppo intransigenti", chi disse "avete ideologie pericolose", chi disse "vi assomiglio e per questo non starò con voi".

 

E mentre i mille leciti distinguo nobilitavano le sinistre (perché, rispetto a Mussolini, erano tutti a sinistra: fu lui a sedersi nello scranno in alto a destra, scranno sul quale nessuno aveva mai voluto sedere, come racconta Emilio Lussu), i fascisti, il fascismo, il mussolinismo pascevano beati, godendo d'ogni parola che invitasse al dialogo.
Poi, maturati i tempi, spedirono al confino qualcuno, costrinsero all'esilio qualche altro (proprio coloro che avevano dialogato), ritirarono fuori le bottiglie d'olio di ricino, ci furono altri morti...e il partito diventò unico, lo stato regime, le istituzioni totalitarismo.

 

Si legge sui libri di storia: "Se le opposizioni avessero fatto fronte comune....." ma più correttamente si dovrebbe dire: se le opposizioni fossero state capaci di creare valori comuni, su questi e sull'antifascismo il nostro paese avrebbe potuto muovere i primi passi verso una democrazia compiuta.

 

Il paese spaccato a metà, la conquista-liberazione degli U.S.A, gli equilibrismi ideologici, le mafie e le bombe, le balene bianche e gli zoccoli duri, i gattopardi e le rostrate colombe, il papa-re, se non della cosa pubblica, di certo della pubblica morale, niente ha permesso a questo nostro paese di crescere e confrontarsi con le grandi questioni delle democrazie moderne, tutto questo ha ingessato l'Italia non permettendo agli italiani di diventare cittadini con i diritti e i doveri che tale 'contratto sociale' impone, diseducandoli alla costruzione per impegnarli in un eterno falso scontro improduttivo e caotico.

 

 Oggi ne paghiamo le conseguenze eleggendo l'espressione massima della nostra immaturità a capo di un governo, permettendo che alla faccia di tutte le regole e addirittura con regole inventate ad arte Silvio Berlusconi, divenga il primo ministro, il Premier, di una Repubblica che nella propria costituzione neppure contempla tale figura.


Berlusconi, politico e comunicatore, non è che il prodotto di un processo di finta, artificiale, modernizzazione del paese avviato nel '48 su basi preesistenti addirittura da millenni.

Abbiamo vissuto per decenni in un grande equivoco fomentato e foraggiato da destra da sinistra e dal centro, con la collaborazione della C.I.A, del kgb e la partecipazione straordinaria di santa romana chiesa, in una concertazione perfetta in cui si dava l'impressione che esistessero delle contrapposizioni e una dialettica, ognuno aveva i suoi buoni e i suoi cattivi, qualche treno saltava in aria, qualche carabiniere dilaniato e cordoglio e diretta televisiva dei funerali, bandiere rosse, rosa e nere, statisti ripiegati in bagagliai e la mafia è un'invenzione dei giornalisti. Nel frattempo il senso dello stato, il consolidamento della democrazia, la dialettica vera tra conservatorismo e progressismo, l'elaborazione del concetto di diritto e dovere, la legalità e le regole andavano ramengo, si facevano legislazioni fiscali ad hoc per insegnare a evadere ( se ti costringo a rubare 1000 lire e ti faccio pure sentire furbo immaginati quanto riterrai furbo me che ne rubo 1000 ma di miliardi!), si disattendevano i precetti costituzionali, si ritagliava e ci si spartiva il potere a destra a sinistra e pure al centro. C'erano i comunisti che cantando bandiera rossa firmavano le cambiali per la rover e preferivano i pranzi di gala alle rivoluzioni.


All'inizio fu Craxi, il socialista, a capire quanto la babele fosse fertile, i nani e le ballerine, la messe della cosa pubblica, la televisione. Craxi era amico fraterno, mentore e sovvenzionatore , con i soldi nostri, di un certo Berlusconi…che allora si definiva socialista, ed era pure amico di un Dell'Utri che non si definiva ma era, e resta, sospetto mafioso. Ecco, a grandi linee, chi è anzi cosa è il Berlusconi da avversare, è il risultato di un'operazione politico-culturale da non demonizzare ma da conoscere ed analizzare. D'Alema, non ha voluto capire, non ha voluto ascoltare la storia e si è messo prono con la sua K cucita sulla camicia offrendosi alle voglie dell'armata berlusconista, pur di giocare con i grandi, pur di non dire qualcosa , non di sinistra, ma di 'fuori dal coro', pur di sentirsi grande statista tra i "grandi" statisti italiani (da Mussolini a Craxi, passando per Cossiga) pur di continuare il "sistema" che ha permesso all'Italia di non crescere, accettando che le regole fossero decise, senza storia né tradizione, da chi ne aveva bisogno per proprio uso, lasciando che si eleggesse il premier in una repubblica che non lo prevede, che si confondessero ancora le lingue pensando di trarre beneficio dalla babele. Dialogando,dialogando eccoci qui. .   

 

a cura dello staff tecnico democrazialegalita.it