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lunedì 12 dicembre 2005 13.26.42

Periodico on line registrato presso tribunale di Firenze n°5375

 

Il tubo catartico

di Roberta Anguillesi

La sensazione, leggendo i giornali e seguendo i talkshow, è che Berlusconi stia subendo  una sorta di legge del contrappasso per cui lui, che dalla televisione è stato ‘creato’ come politico e imprenditore, adesso dalla televisione medesima possa essere distrutto. Ma siamo sicuri che sia proprio così? Tutto sembra cominciare con il caso Rockpolitik; eppure negli ultimi tempi molto è accaduto e lo spettacolo noioso e tristemente deja-vu di Celentano (chi può, ricordi il Fantastico del 1987) è solo il culmine di un lento processo.

Ad aprire le danze, il solito Giuliano Ferrara che, con la scusa di ‘riflettere’ sullo zapaterismo di una certa sinistra, ha invitato in trasmissione Sabrina Guzzanti e, sornione come un gatto che ha annusato il vento, l’ha pure lasciata parlare; “Striscia la notizia” ha affidato a Greggio un inedito siparietto a inizio trasmissione dove il noto guitto di regime non lesina sberleffi al governo e al cavaliere... si respira – insomma- in tutti palinsesti di tutte le televisioni del regno un aria più rilassata. Dopo un enorme battage pubblicitario orchestrato a regola d’arte, è arrivato Celentano. La prima puntata ha visto ospite un epurato e soprattutto vi viene mostrata la classifica sulla libertà si stampa con il nostro paese al 77°posto. Il cavaliere reagisce: una listina tiepida di 6 comici che fanno “battute contro il Presidente del Consiglio” di cui due recidivi ( i Guzzanti), tre presi a caso forse in ordine alfabetico ( Bertolino, Gnocchi, Vergassola) e una donna in quota rosa (Dandini), affidando la vera bagarre alla televisione stessa che per una settimana non parla di altro, monta il caso Celentano, la libertà di espressione, esiste una satira buona e una satira cattiva e via andare…arriviamo così alla seconda puntata della trasmissione del molleggiato Adriano, lo stesso che solo un anno fa aveva assolto Tony Renis chiedendosi retorico “chi non ha qualche amico mafioso?” e che adesso rischia di diventare un eroe della libertà e della giustizia, con l’ausilio anche di un Benigni che, dimenticati gli afflati paramistici, sembra tornato il toscanaccio di qualche premio fa.

Questa la parabola; se ne possono trarre svariate conclusioni: davvero Berlusconi rischia di vedere appannata la sua immagine da questo attacco mediatico, davvero stiamo assistendo a una curva discendente e chi di televisione ferisce di televisione magari perisce, davvero è soltanto mutato il vento per cui il probabile risultato elettorale del 2006 ha tranquillizzato i coraggiosi che stanno semplicemente prendendo la rincorsa per dar soccorso ai vincitori, oppure tutto questo potrebbe risultare utile proprio al Berlusconi della berlusconizzazione, al Berlusconi che sa benissimo di essere e di funzionare, nel bene e nel male solo nella dimensione virtuale televisiva, dimensione in cui, e ci dispiace per i molti che hanno applaudito al paladino Celentano, tutto si normalizza, tutto diventa fruibile secondo le regole peculiari del mezzo che tutto riduce a ‘evento’ a caduco ‘fenomeno’ privo dello spessore che ne permetta la sedimentazione nelle coscienze e nella ragione del pubblico e, soprattutto rende tutto vero solo nell’attimo in cui accade, deresponsabilizzando lo spettatore dalla comprensione del prima e del dopo, e collocando il tutto in un limbo di altra-realtà non vera come quella quotidiana e da essa autonoma ma vera per quanto esiste all’interno della televisione che la produce. Il pericolo peggiore per Berlusconi è quello di essere chiamato a rispondere nella realtà non catodica o virtuale, è quello di essere giudicato nella dimensione spazio-tempo, di dover rispondere secondo la logica dell'azione cui segue una reazione, del contenuto e non dell'apparenza, della dimostrabilità consequenziale e non della miracolistica.

La sensazione è che l'unica speranza per Berlusconi sia nel vecchio detto "parlatene male ma parlatene", con una aggiunta, "parlatene soprattutto in televisione", perchè solo lì, nel bene e nel male, Berlusconi può esistere e essere credibile.

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Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line