Graziano Cioni assessore coinvolto Cioni inchiestal Comune di Firenze
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Giovedì, 20 Novembre, 2008 20:11
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Se il problema è "l'immagine"
di Roberta Anguillesi
Dichiara Graziano Cioni ai giornalisti prima della covention a sostegno della sua candidatura alle primarie per la carica di sindaco: «La magistratura fa il suo dovere ma risponderò alle bassezze di chi ha creduto di colpire la mia immagine,quella del Pd e quella delle primarie. I nomi? Li farà la magistratura».
Comincia la Covention e dal palco , portandosi alle nari le carte dela magistratura, il toscanaccio gigioneggia : «Questi puzzano. Non per colpa della magistratura» e insinuante incalza tra gli applausi «Ma se non mi fossi candidato alle primarie, sarebbe successo tutto questo?».
Allora, noi non sappiamo cosa insinuasse l'assessore, chi si sia tanto dato d'affare per offuscarne l'immagine, impresa per altro più facile che quella di migliorarla ,perchè il Cioni non è certo il più
amato dai fiorentini e , a torto o a ragione da tanti, tanti, anni la sua immagine non è proprio splendente. Allora a quale 'immagine' si riferisce il Cioni? E quel puzzo chi lo ha sparso e per ammorbare chi?
Cioni continua a collegare l'inchiesta che lo riguarda alla sua partecipazione alle primarie, continua ad ammiccare a una sorta di complotto, pur intercalando con la litania della 'totale fiducia nella magistratura'. Proviamo a riflettere, magari calandoci in quelle atmosfere d'alchimie e intrugli tanto care alla nostra politica.
La candidatura Cioni è stata un esperimento di marketing niente male. Il vecchio assessore, un tempo odiato per le zone a traffico limitato e indicato come l'eminenza grigia dietro a ogni provvedimento impopolare della giunta, ha intuito e subito cavalcato la tigre 'sicurezza', questo lo ha riabilitato quel poco che basta per diventare digeribile al distratto popolo Pidiessino e a quel punto lo ha rafforzato tanto da consentirgli di fare l' improvvisata (più per giocare sul colpo di scena che sulla reale improvvisazione) della candidatura a sindaco. Veltroni aveva indicato e benedetto altri nomi, non deve aver gradito molto : Cioni è troppo legato a Domenici, e Domenici è troppo legato a D'Alema, e D'Alema è troppo D'Alemiano per lasciare la guida di una città in cui si sta cementificando e affareggiando fino al parossismo, a un qualsiasi veltroniano dell'ultima ora.
Un altra candidatura 'strana' , ha movimentato le primarie fiorentine, quella di Matteo Renzi, giovane presidente della provincia di Firenze, eletto in quota Margherita anche per le sue indiscusse capacità di ex giovanissimo democristiano. candidatura improvvisa, seguita da polemiche interne ai palazzi, un'altra sorpresa per Veltroni che evidentemente non si rassegna a ammettere a se stesso la propria assoluta mancanza di autorità interna a quella coalizione di squali che si ostina a chiamare Pd. Una soprpresa anche per Pistelli il margherito designato a correre per amor di coalizione, per dare un pò di colore insomma.
Ultima Daniela Lastri in quota rosa, una comparsa, ma vogliamo ricordarla per una questione di pari opportunità.
Questa la situazione, questo lo scenario in cui qualcuno avrebbe reagito alla candidatura di Cioni cercando tramite la magistratura di 'colpirne l'immagine', spargendo puzzo e falsità.
Considerando che al Pdl non interessa governare Firenze perchè sarebbe una complicazione inutile vista la trasversalità garantita in ogni anfratto, allora il complotto deve essere per forza interno. Cioni stesso, ricordiamocelo, indica la sua candidatura come elemento scatenante.
Tutto questo ragionamento però sta in piedi solo a una condizione, ovvero che la magistratura si sia prestata a mettere in opera una congiura contro il Cioni, che la magistratura fiorentina abbia accettato l'incarico di portare avanti un attacco al corretto svolgimento di elezioni primarie interne a un partito, procedendo al fine di offuscare l'immagine di uno dei candidati, o che - nell'ipotesi migliore - la magistratura abbia agito con una superficialità che rasenta il dolo, permettendo che l'attacco avvenisse senza porsi il problema della caducità effettiva delle accuse, predendo per buone chiacchiere e denunce livorose.
Solo accettando questo postulato il ragionamento del mandante politico regge, è inutile che Cioni continui ad appiccicare in ogni discorso la manfrina del rispetto per la magistratura, se come dice e ripete nelle carte non c'è prorio niente che giustifiche neppure il sospetto, allora che lo dica, che faccia come Berlusconi e accusi la magistratura di essere politicizzata, oppure - nella migliore delle ipotesi - composta da grulli che scrivono sotto dettatura senza neppure accorgersene.
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