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In occasione dell'elezione di Ratzinger al soglio di Pietro.
Roberta Anguillesi
Dopo che la nostra pazienza è stata messa a dura prova dal totalitarismo mediatico che ha ‘coperto’ l’agonia, l’attesa e la morte e poi l’assenza, la folla che rincorreva se stessa sotto gli obbiettivi , cercando santità e risposte nella ‘immediatezza’ degli accadimenti, da consumare, da fruire, da condividere a livello planetario, con la fretta dello zapping che chiede ‘santo subito ’ perché così non si rischia di distrarsi con un telefilm su un altro canale.  Dopo che noi laici, atei, agnostici e -perché no- anticlericali ci siamo sentiti  confinati  e diversi con l’onta della diversità e quella ancor più gravosa della pertinace  libertà di pensiero; senza voce, travolti e messi a tacere, senza un appiglio; perché destra e sinistra, i nostri e i loro,  tutti ma proprio tutti, hanno voluto, in nome di valori che non sanno trovare in sè stessi e nella loro pratica quotidiana, delegare  a chi dell’assoluto a fatto professione. Dopo tutto questo ecco  Ratzinger,  l’uomo delle invettive, l’uomo che entra nelle camere da letto, che compila graduatorie di fedi religiose, e che soprattutto ha condiviso, con l’ultimo Woitila, la condanna del relativismo di pensiero, base e genesi del pensiero moderno e laico, base e genesi di conquiste come l’uguaglianza degli uomini davanti a loro stessi e non solo davanti al dio delle speranze.
Questo Papa che, intendiamoci, non è una svolta ma è il compimento del progetto di rilancio del cattolicesimo assolutista e supestizioso di Giovanni Paolo II, che si dice custode della radici cristiane e della infallibilità del dogma, che ha combattuto tutti i fermenti interni alla chiesa stessa fino all'annientamento della Teologia della Liberazione in ossequio di una religiosità tutta romana, tutta nera e porpora, tutta rito e ortodossia, dogma e culto; questo Papa forse spegnerà con teutonico gelo gli ardori mistici della nostra sinistra senza identità, che dovrà scegliere , finalmente da sola di farsi carico dei propri no alle guerre e dei propr si alle scelte di libertà e progresso civile, senza delegarle a vicari di alcun genere.