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Oblò |
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Dal sito: Johnpilger.com
(
http://pilger.carlton.com/page.asp?partid=406 ) del 17. 8. 2006 Traduzione di Bernardino
Tolomei La vera
minaccia che abbiamo di fronte in Gran Bretagna è Blair di John Pilger * Se il presunto
complotto per gli attentati agli aerei in
partenza da Londra è vero, (ricordiamo le bugie che portarono
all'invasione dell'Irak, e al raid contro una "cellula
terroristica" nell'est di Londra), allora la responsabilità ultima è di
una sola persona, come lo era stata il 7 luglio dell'anno scorso. Quelle
furono le bombe di Blair: chi può dubitare che 52 londinesi ora sarebbero
vivi se il primo ministro avesse rifiutato di unirsi a Bush nel suo piratesco
attacco all'Irak? Una commissione parlamentare ha affermato proprio questo,
così come anche l'MI5 (il controspionaggio britannico, ndt), il Foreign
Office, Chatam House (sede delRoyal Institute of International Affairs a
Londra, ndt) e vari sondaggi popolari. Un alto
funzionario della Polizia Metropolitana, Paul Stephenson, afferma che il
complotto di Heathrow "mirava a compiere un omicidio di massa su una
scale inimmaginabile". Le più attendibili indagini indipendenti stimano
il numero di civili morti in Irak , in conseguenza dell'invasione di Bush e
Blair, sopra i 100.000. La differenza tra la minaccia di Heathrow e l'Irak
sta nel fatto che l'omicidio di massa su una scala inimmaginabile in Irak è
davvero avvenuto. Secondo tutti i
parametri del diritto internazionale, da Norimberga agli accordi di Ginevra,
Blair è un caso lampante di criminale di guerra di primo piano. Ci sono sempre più prove contro di lui.
L'ultima sta nella sua collusione con lo stato di Israele nel deliberato,
criminale, attacco alla popolazione civile. Mentre dei bambini libanesi
venivano seppelliti sotto le bombe israeliane, lui rifiutava di condannare
gli assassini o almeno di invitarli a smettere. Il fatto che si sia negoziato
un cessate il fuoco non lo si deve a lui, se non per il deplorevole ritardo.
Non solo è chiaro che Blair conosceva i piani di Israele, ma egli ha fatto
anche riferimento, approvandolo,
all'obbiettivo ultimo, l' aggressione all'Iran: leggete il suo ossessivo
discorso di Los Angeles, in cui disegna un "arco dell'estremismo",
che va da Hezbollah all'Iran. Non fa il minimo riferimento a quell'arco
dell'ingiustizia e dell'illegalità che è l'occupazione della Palestina e la
devastazione del Libano da parte di Israele. Ne' ha cercato di contrastare
l'intolleranza che si sta diffondendo nei confronti di tutti gli arabi, da
parte dell'occidente e del regime razzista di Tel Aviv. Il suoi riferimenti
ai "valori" sono un messaggio cifrato per una crociata contro
l'Islam. L’estremismo di Blair, come quello di Bush, è radicato
nella virtuosa violenza di un potere messianico rampante, in conflitto con la
Gran Bretagna moderna, multiculturale, secolare. Lui disprezza questa
società. Provando non tanto diffidenza quanto disgusto per il suo tempo, ci
mette in pericolo e ci tradisce con il suo servile idillio con il fanatismo religioso di Washington e la pulizia biblo-etnica di Israele.
Diversamente da lui gli israeliani sono almeno onesti: “Dobbiamo ricorrere al
terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle terre e il
taglio di tutti i servizi sociali per sbarazzare la Galilea della sua popolazione
araba”, disse il primo ministro fondatore di Israele Ben Gurion. Mezzo secolo
dopo Ariel Sharon disse: “E’ dovere dei leader israeliani di spiegare all’
opinione pubblica … che non ci può essere sionismo, colonizzazione o stato
ebraico senza la cacciata degli arabi e l’esproprio delle loro terre”.
L’attuale primo ministro, Ehud Olmert, ha detto al Congresso americano:
“Credo nell’eterno e storico diritto del nostro popolo a questo intero territorio” ( enfasi sua). Blair ha appoggiato con entusiasmo questa barbarie. Nel
2001 la stampa israeliana rivelò che egli aveva dato segretamente “semaforo
verde” a Sharon per la sanguinosa invasione della West Bank, i cui piani
preparatori gli erano stati mostrati.
Palestina, Irak, Libano: c’è da stupirsi se ci sono stati gli
attentati del 7 luglio e la minaccia di Heathrow di questo mese? La CIA lo
chiama “contraccolpo”. Il 12 agosto il Guardian ha pubblicato un editoriale
(“La sfida per tutti noi”), che blaterava di come “un significante numero di
giovani sono stati allontanati dalla cultura [musulmana]”, ma non spendeva
una parola su come il disastro di Blair in Medio Oriente sia stato l’origine
di questo allontanamento. Si sceglie sempre qualche educata falsità per
descrivere la politica britannica, usando “sbagliato” e “inappropriato” ed
evitando ”comportamento criminale”. Andate nelle regioni musulmane e rimarrete colpiti da un
senso di paura, che fa tornare alla mente l’incubo dell’antisemitsmo per
ebrei negli anni ’30, e da una collera causata quasi esclusivamente dalla
“percezione di un uso di due pesi e due misure nella politica estera dei
governi occidentali”, come riconosce il Ministero degli esteri
britannico. Tutto questo è sentito profondamente da molti giovani orientali
che, lungi dall’essersi ”allontanati dalla loro cultura”, credono di stare
difendendola. Per quanto ancora siamo noi tutti pronti a sopportare la
minaccia alla nostra sicurezza che arriva da Downing Street? O stiamo
aspettando l’”inimmaginabile”? * John Pilger è un giornalista,
scrittore e regista di documentari. Australiano, lavora dagli anni ’60 a
Londra. I suoi articoli compaiono regolarmente su The New Statesman. pubblicato il 31/8/2006 |
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Pubblicazione a cura di
democrazialegalita.it periodico on line |