|
|
|
|
|
home page Link Redazione Archivio Editoriali Documenti Speciali IpseDixit Lettere Incontri&Iniziative Interviste |
|
15
settembre 2006 |
|
Se vuoi essere salvato, paga Il futuro della lotta alle calamità di Naomi Klein dal sito Nologo ( http://www.nologo.org/ ) 29.8.2006 La Croce Rossa ha annunciato di recente una nuova
partnership nella lotta alle calamità naturali con Wal-Mart (1).Quando infurierà il prossimo
uragano, avremo una co-produzione tra Grande Soccorso e Grande Cassaforte. Questa sembra essere la lezione che abbiamo appreso dalla disastrosa risposta del
governo all'Uragano Katrina: gli affari rendono migliori le calamità."Alla
fine sarà solo impresa privata," ha detto in aprile Billy Wagner,
dirigente della gestione dell'emergenza per le Florida Keys, che attualmente
sono in fase di allarme per la Tempesta tropicale Ernesto, "loro hanno
la competenza, loro hanno le risorse." Ma prima che si prosegua
ancora in questo nuovo entusiasmo,
forse è ora di guardare a come è iniziata la privatizzazione delle calamità,
e a dove inevitabilmente porterà. Il primo passo è stata l'abdicazione del governo
alla propria fondamentale responsabilità di proteggere la popolazione dalle
calamità. Sotto l'amministrazione Bush interi settori del governo, in
particolare il Department of Homeland Security, sono stati trasformati in
apprezzatissime agenzie di lavoro interinale, con lo scopo di affidare molte
funzioni essenziali alle compagnie private. La teoria è che gli imprenditori,
spinti dalla motivazione del profitto, sono sempre più efficienti ( per favore, trattenete quella
risata isterica). Abbiamo visto i risultati a New Orleans un anno
fa: Washington si è dimostrata debole ed inetta ad un livello impressionante,
in parte perché i suoi esperti di gestione dell’emergenza erano passati al settore
privato e la sua tecnologia e le sue strutture erano diventate decisamente
obsolete. In confronto, il settore privato sembrava moderno e competente (un
opinionista del New York Times suggerì perfino di dare la FEMA (2) in gestione a Wal-Mart). Ma la luna di miele non dura a lungo: “Dove sono
finiti tutti i soldi?” si chiede disperata la gente, da Baghdad a New
Orleans, da Kabul allo Sri Lanka colpito dallo tsunami. Uno dei posti in cui
è finita una buona quantità di denaro sono le enormi spese per questi
appaltatori privati. In larga misura sotto gli occhi del pubblico, miliardi
di dollari dei contribuenti sono andati spesi per la costruzione di qualche
struttura anti-calamità privatizzata:
il quartier generale nuovo di zecca dello Shaw Group a Baton Rouge;
l’esercito di macchine per lo spostamento di terra della Betchel; il
complesso di 6000 acri della Blackwater USA in North Carolina (completo di
campo di addestramento paramilitare e pista di 6000 piedi). Io lo chiamo il
Complesso Capitalistico delle Calamità. Di qualsiasi cosa abbiate bisogno in
una emergenza, questi appaltatori ve la forniscono: generatori, serbatoi
d’acqua, lettini e toilette da campo, case mobili, sistemi di comunicazione,
elicotteri, medicinali, guardie armate. Questo stato nello stato è cresciuto quasi
esclusivamente col denaro degli appalti pubblici, compreso l’addestramento
del personale (in larga misura ex dipendenti pubblici, politici e militari).
Eppure è tutto di proprietà privata: i contribuenti non hanno su di esso né controllo
né diritti. Finora questa situazione
non è precipitata perché quando i conti di queste società sono pagati dai
contratti col governo, il Complesso Capitalistico delle Calamità può offrire
i suoi servizi al pubblico senza farlo pagare. Ma ecco il guaio: il governo USA sta per andare
in fallimento, in buona misura grazie a questo tipo di spese folli. Il debito
nazionale è di 8000 miliardi di dollari, il deficit di bilancio federale è di
almeno 260 miliardi di dollari. Questo significa che più prima che poi i
contratti sono destinati a prosciugarsi, e nessuno lo sa meglio delle società
appaltatrici. Ralph Sheridan, dirigente della Good Harbor Partners, una delle
centinaia di nuove società anti-terrorismo, spiega che “le spese del governi
sono episodiche e si manifestano a bolle”. Gli addetti ai lavori la chiamano
la “bolla della homeland security”. Quano la bolla scoppierà, ditte tipo Betchel,
Fluor e Blackwater perderanno la loro principale fonte di finanziamento.
Avranno ancora la loro attrezzatura high-tech che li renderà capaci di
affrontare le calamità, (mentre il governo avrà disperso questa preziosa
risorsa), ma ora forniranno le loro strutture pagate dalle tasse al prezzo
che piacerà a loro. Ecco un’istantanea di quello che può essere in
serbo per noi in un futuro non troppo lontano: salvataggio in elicottero da
tetto di casa in città allagata ($ 5000 a testa, $ 7000 a famiglia animali
inclusi), acqua in bottiglia e “pasti pronti” ($ 50 a persona, caro, ma è la
domanda e l’offerta), letto da campo in rifugio con doccia portatile
(mostraci il tuo documento d’identità biometrica, elaborato in seguito ad un
lucroso contratto della Homeland Security, e ti faremo avere il conto più
tardi. Non temere, sappiamo come raggiungerti: anche lo spionaggio è stato
dato in appalto). Naturalmente il modello è il sistema sanitario americano, nel
quale il ricco può ricevere un super trattamento in ambienti simili a
stabilimenti termali di lusso, mentre 46 milioni di americani non hanno una
copertura sanitaria. Come esempio di lotta all’emergenza, il modello è gia in
funzione nella pandemia globale dell’AIDS: l’impegno del settore privato
produce dei farmaci salvavita (con sostanziosi sussidi pubblici), poi impone
prezzi così alti che la grande maggioranza dei malati nel mondo non può
permettersi le cure. Se è questo il massimo successo in una calamità a
lenta evoluzione, perché dovremmo aspettarci risultati diversi
nell’affrontare disastri fulminei, come gli uragani o addirittura gli
attacchi terroristici? Vale la pena
di ricordare che mentre le bombe israeliane cadevano sul Libano, non tanto
tempo fa, il governo americano ha tentato in un primo tempo di far pagare ai
suoi cittadini il costo della loro
stessa evacuazione. E naturalmente in Libano nessuno senza un passaporto
occidentale aveva speranza di essere messo in salvo. Un anno fa, la classe operaia e i cittadini
poveri di New Orleans erano abbandonati sui tetti delle loro case, aspettando
un aiuto che non è mai venuto, mentre coloro che potevano pagarsi una via di
fuga si sono salvati. I leader politici del paese dicono che è stato tutto un
terribile errore, un collasso nelle comunicazioni che è in corso di
riparazione. La loro soluzione è di proseguire ancora sulla strada delle
“soluzione del settore privato”. A meno che non si reclami un radicale cambiamento
di percorso, New Orleans ci appare come un’occhiata su di un futuro distopico
(3), un futuro di apartheid dell’emergenza,
in cui i ricchi si salvano e tutti gli altri sono lasciati al loro destino. Note 1. La più grande catena di
vendita al dettaglio al mondo, e la seconda corporation al mondo dopo Exxon
Mobil (ndt). 2. La Protezione Civile
americana (ndt). 3. Per distopìa… si intende una società
indesiderabile sotto tutti i punti di vista. Il termine è stato coniato come
opposto di utopìa
ed è soprattutto utilizzato in riferimento ad una società fittizia (spesso
ambientata in un futuro prossimo) dove le tendenze sociali sono portate ad
estremismi apocalittici (Wikipedia). |
|
Pubblicazione a cura di
democrazialegalita.it periodico on line |