25.6.2007
Lettera a Jan Tamáš*
di Noam Chomsky
Traduzione: Bernardino Tolomei
*Jan Tamášè il presidente del Partito Umanista della Repubblica Ceca e il portavoce del Coordinamento contro le basi in costruzione in Repubblica Ceca e Polonia. Il 31 maggio scorso il sito ceco No Base Initiative ha pubblicato questa lettera a lui indirizzata da Noam Chomsky, e successivamente pubblicata sul ZNet].
L’installazione di un sistema difensivo missilistico nell’Europa dell’Est è praticamente una dichiarazione di guerra. Pensiamo a come reagirebbero gli Stati Uniti se la Russia o la Cina o l’Iran, anzi una qualsiasi potenza straniera anche solo osasse pensare di piazzare un sistema missilistico al confine americano, o nelle vicinanze, non parliamo di portare a compimento un tale piano. In tali inimmaginabili circostanze una reazione violenta degli Stati Uniti sarebbe non solo quasi certa, ma anche comprensibile, per ovvie ragioni.
E’ ben noto ovunque che una difesa missilistica è un arma di “first strike”, di attacco preventivo. Stimati analisti militari americani descrivono la difesa missilistica come “non un semplice scudo, ma uno strumento che rende possibile un attacco da parte americana”. Esso “faciliterà un più efficace utilizzo della potenza militare americana all’estero”. “Proteggendo il paese dalle rappresaglie, essa garantirà la capacità e la volontà degli Stati Uniti di ‘modellare’ il quadro globale degli altri paesi”. “ La difesa missilistica non è pensata davvero per proteggere l’America. E’ uno strumento di dominio globale”. “La difesa missilistica serve a mantenere la capacità dell’America di esercitare il proprio potere all’estero. Non riguarda la difesa. Riguarda l’offesa. Ed è esattamente per questo che ne abbiamo bisogno”. Tutte queste sono citazioni da rispettate fonti liberali e ufficiali, favorevoli a sviluppare questo sistema ed ad installarlo agli estremi limiti del dominio globale americano.
La logica è semplice e facile a capirsi. Un efficace sistema difensivo missilistico dice al suo bersaglio potenziale: “al momento opportuno vi attaccheremo, e voi non potrete reagire, quindi non ci potete dissuadere”. Il sistema è stato propagandato in Europa come una difesa dai missili iraniani. Anche se l’Iran possedesse armi nucleari e missili a lunga gittata, le probabilità che le usi per attaccare l’Europa sono meno di quelle che l’Europa sia colpita da un asteroide, quindi, se il motivo è la difesa, la Repubblica Ceca dovrebbe installare un sistema per difendersi dagli asteroidi. Se l’Iran dovesse dare anche la più piccola avvisaglia di una tale mossa, il paese verrebbe disintegrato. Il sistema è davvero puntato contro l’Iran, ma come arma di first strike. E’ parte delle crescenti minacce americane di attaccare l’Iran, minacce che sono di per sé una grave violazione della Carta dell’ONU, anche se bisogna riconoscere che questo non è un problema per i paesi che sono fuori dalla legalità.
Quando Gorbačëv permise che una Germania unificata aderisse ad una alleanza militare ostile, accettava una minaccia molto seria alla sicurezza russa, per ragioni che sono anche troppo note. In cambio il governo americano prese l’impegno solenne di non espandere la NATO verso est. L’impegno fu violato qualche anno dopo, sollevando pochi commenti in occidente, ma facendo affiorare la minaccia di un confronto militare. La cosiddetta “difesa missilistica” fa alzare di un bel po’ di gradi l’indice del percolo di guerra. La “difesa” che offre consiste nell’aumentare la minaccia di aggressione in Medio Oriente, con conseguenze incalcolabili, e la minaccia di una guerra nucleare finale.
Più di mezzo secolo fa Bertrand Russel e Albert Einstein rivolsero uno straordinario appello ai popoli del mondo, ammonendoli che erano di fronte ad una scelta che è “drastica, terribile ed inevitabile: vogliamo mettere fine alla specie umana, o vogliamo che l’umanità rinunci alla guerra?” Accettare un cosiddetto “sistema difensivo missilistico” equivale ad una scelta in favore della fine della specie umana, forse in un futuro non tanto lontano.
LEGGI LE ALTRE TRADUZIONI DALLA STAMPA INTERNAZIONALE |