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Ultimo Aggiornamento Giovedì, 19 Luglio, 2007 10:44
                           
 
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da informationclaringhouse.info
5 luglio 2007
 
Il sacrificio è per i fessi
di Paul Krugman
 
traduzione e introduzione di Bernardino Tolomei
 
introduzioneIl 4 di luglio il presidente Bush ha paragonato la guerra in Iraq alla Rivoluzione americana, e ha chiesto “ancora pazienza, ancora coraggio, ancora sacrificio” Sfortunatamente pare che nessuno gli abbia posto la domanda più ovvia: “Quali sacrifici avete fatto lei ed i suoi amici, signor presidente?”

A pensarci bene sarebbe inutile fare questa domanda. Nel mondo di Bush solo la piccola gente fa sacrifici.

Vedete, la guerra in Iraq, anche se Bush insiste che sia parte della Guerra Globale al Terrorismo™, una lotta mortale tra il bene e il male, non è come le altre grandi guerre americane, guerre nelle quali i ricchi sostenevano il peso economico attraverso tasse più alte, e molti membri dell’elite andavano a combattere per il loro paese.

Questa volta Bush ha festeggiato la Missione Compiuta tagliando le tasse sui dividendi e i capital gains, mentre sottoscriveva grossi contratti senza gara di appalto con alcune imprese politicamente vicine. E nei quattro anni seguenti, mentre la lotta di resistenza che inizialmente Bush aveva schernito al grido di “Si facciano avanti!”, si è presa la vita di migliaia di americani e ne ha lasciati molte altre migliaia gravemente feriti, i figli dell’elite, specialmente dell’elite repubblicana, sono stati abbondantemente assenti dai campi di battaglia.

A quanto pare, ai “bushies”piace iniziare i conflitti, ma non gli va giù di doverne pagare qualche costo o prendere qualche rischio. Soprattutto non pensano che loro o i loro amici dovrebbero pagare lo scotto personale o professionale per peccatucci come falsificare i dati dell’intelligence per trascinare l’America in una guerra non necessaria, o fallire totalmente la conduzione di quella guerra.

Nel web site Think Progress c’è un elenco di quello che è successo ai promotori della guerra dopo la scoperta che non c’erano armi di distruzione di massa, e che non eravamo benvenuti come liberatori. “Gli architetti della guerra: dove sono ora?” Leggere quell’elenco riempie di ammirazione per la accuratezza e la generosità del sistema di welfare interno ai neocon. Perfino Paul Wolfowitz, che è riuscito nel difficile compito di incasinare non uno ma due incarichi di alto livello, ha trovato rifugio presso l’American Enterprise Intitute. Questo ci porta al caso di I. Lewis “Scooter” Libby Jr.

L’isteria dei neocon alla prospettiva che Libby potesse davvero andare in prigione per aver giurato il falso era uno spettacolo tutto da vedere. In un commento del Wall Street Journal dal titolo “Soldato Caduto” Fouad Ajami della John Hopkins University citava il motto del soldato: “Non lascerò mai un compagno ferito”. Proseguiva dichiarando che “Scooter Libby era un soldato nella vostra – la nostra – guerra in Iraq”.

Certo, girare scartoffie in un ufficio di Washington con aria condizionata è lo stesso che rischiare la vita ad Anbar o a Baghdad. Passare 30 mesi in una prigione di minima sicurezza con un comodo lavoro in un think-tank che ti aspetta alla fine, è esattamente come trovarsi con mezza faccia o entrambe le gambe saltate per aria.

Quello che c’era dietro l’isteria, naturalmente, era la prospettiva che, per la primissima volta, uno di quelli che avevano trascinato con l’inganno l’America in guerra, e poi avevano messo nuovamente a rischio la sicurezza nazionale nel tentativo di nasconderne le prove, potesse pagarne il prezzo. Ma Ajami non deve preoccuparsi.

Quando scoppiò il caso di Valerie Plame Wilson, Bush disse con fermezza che, se qualcuno nella sua amministrazione aveva violato la legge, “ci occuperemo noi di quella persona”. Adesso sappiamo cosa intendeva dire. Bush non ha fatto ricorso contro la sentenza nel caso Libby; altri condannati per simili reati hanno scontato notevoli periodi di prigione, ma Libby se ne va libero.

E non agitatevi se Libby deve comunque pagare una multa: chi dubita che i suoi amici troveranno il modo per pagare il conto?

Bush dice che la punizione di Libby è comunque pesante perché la sua reputazione è “rovinata per sempre”. Intanto Bush impiega come vice consigliere per la sicurezza niente meno che Elliott Abrams(1) che si dichiarò colpevole di aver illegalmente nascosto informazioni al Congresso nel caso Iran-contra. Abrams fu uno dei sei imputati del caso Iran-contra che ottennero il perdono da Bush padre, lui stesso oggetto dell’inchiesta speciale sullo scandalo.

In altri termini ostacolare la giustizia quando arriva troppo vicina alla verità è una tradizione di famiglia. Ed essere un fedele “bushie” significa non dover mai dire “mi dispiace”.

(1) Di Elliott Abrams si parla anche nell’articolo di Seymour Hersh del 22.5.07, presente in questa rubrica (ndt).